Into the Wild (Sean Penn 2007), Grizzly Man (Werner Herzog 2005)

Devo dire che il film di Penn, nonostante mi sia di certo piaciuto, mi ha lasciato perplesso. Tanto che sono andato a cercarmi quel Grizzly Man che poteva essere, per come me l'ero immaginato, un'interessante termine di paragone. In realtà le cose non sono filate lisce come pensavo, e l'unico fattore in comune temo sia l'Alaska. Andiamo per ordine.

Into the Wild è girato davvero bene, dice cose giuste, è impegnato senza essere pesante. Nel film tutto è esplicito: i riferimenti letterari, le riflessioni economico-sociali, i pensieri del protagonista, i pensieri della sorella, quelli dei genitori e tutti i pensieri che ognuno può pensare su tutti gli altri. Così sono anche la regia e la musica: belle, ma senza mistero, un meccanismo forse perfetto, anche nel calcolare come non apparire freddo. E' sicuramente un film importante, nel rifiuto per il consumismo e le cose, configurando il vero anti-sogno americano. Insomma, questo ragazzo era un saggio, comunicava con gli altri, giovani e vecchi, e li metteva in contatto con le proprie vere esigenze, facendone persone migliori. E per mettersi anche in contatto con se stesso se ne va in giro per il mondo, da solo, rinunciando a un sacco di comodità. Guardatevi il film, perchè è un bel film, e sentitevi in colpa, perchè è anche giusto sentirsi in colpa. Pianificate per un po' la vostra fuga dalla civiltà e poi, nel tornare a casa, guidate con prudenza.

Grizzly Man tratta una storia solo apprentemente simile, o solo apparentemente diversa. Dipende dai punti di vista e dal peso che si voglia dare al fatto che quello di Penn è un limpido film di finzione su una storia vera, il secondo un documentario vero su una storia ambigua.

Anche Grizzly Man tratta di un uomo che lascia la civiltà per andarsene in Alaska, ma il perchè è molto meno chiaro. E' evidente a una decina di minuti dall'inizio che il documentario non è sugli orsi, nè sulla natura, nè sul rapporto della stessa con l'uomo, nè sull'ambientalismo, ma su Timothy Treadwell, che si è lungamente filmato nei tre mesi all'anno che passava a stretto contatto coi grizzly. Herzog ha colto il suo essere una persona fragile e problematica, ha selezionato da più di 100 ore di girato le scene in cui Treadwell si mette a nudo, parlando dei suoi problemi con le ragazze, con l'alcool, dei tentativi non riusciti di diventare un attore, della gioia per essere ormai diventato, in un modo o nell'altro, una celebrità. Timothy, umanamente e comprensibilmente, ha molto più a cuore la propria realizzazione personale, che la salvezza degli orsi (fra l'altro al sicuro in una riserva naturale). Una volta che ci si rende conto di questo, suona strano sentire Herzog parlare di ossessioni, di sfida dell'uomo alla natura e cose del genere, perchè questa persona di certo non è nè vuole essere un Fitzcarraldo. E noi lo sappiamo perchè è stato Herzog a farcelo vedere, fino a quel momento. Qualche riserva, insomma, sull'operazione. Che in questo modo si fa ancora più complicata.

Il film è comunque interessante perchè contorto e necessariamente controverso. Tanto controverso che, per la verità, sia per quel che riguarda Penn, sia per Grizzly Man, anche solo scrivere di opere cinematografiche che hanno ad oggetto morti vere e recenti è stato piuttosto faticoso. Specialmente se la celebrità e la forza delle storie raccontate sono dovute alla fine drammatica dei protagonisti. Quindi chiudo.

Into the Wild: 4/5

Grizzly Man: 2,5/5

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30 thoughts on “Into the Wild (Sean Penn 2007), Grizzly Man (Werner Herzog 2005)

  1. grizzly man è un film apertamente wellesiano – mr. kane, mr. arkadin, mr. elmyr de hoor evidentemente – il tentativo destinato a fallire di ricostruire una vita partire da testimonianze di conoscenti e spezzoni di film che diventa una riflessione sul cinema, sull’autore. ed è un film apertamente disonesto e provocatorio: quando herzog ascolta il nastro su cui è registrato l’attacco dell’orso, non lo fa sentire allo spettatore, ma fa inquadrare il suo stesso volto sconvolto. e la scena delle ceneri? non fa tanto the big lebowsky? insomma, l’ho trovato strepitoso ‘c’è cinema, c’è molto cinema…’ come dice quello.

    bello il blog nuovo, ma il nome fa cacare. fa pensare a quel tizio che mangia solo lardo di colonnata e pecorino di fossa di castelmagno e scrondoli sott’aceto di montepiano di sotto.

    tuo,
    drottobartz

  2. ovviamente quel tipo sono io. o vorrei esserlo. con l’esclusione degli scrondoli, possibilmente.

    questa vecchia scuola anni ’70, in cui si pensa all’idea che si ha del film, e non al film, io voglio superarla, amico mio.
    Treadwell non è nè Kane nè Aguirre, ma un povero cristo. Non è una figura cinematografica, non ne ha nè le caratteristiche nè l’incoscienza. Tutta l’operazione non si regge su una riflessione sul cinema, ma sullo scarto dallo stesso

  3. capisco il tuo punto di vista. mi rendo conto di essere vintage (che si usa al posto di ‘datato’ o ‘sorpassato’ perchè meno offensivo) anche cinematograficamente (oltre che politicamente, musicalmente etc.). tuttavia, cerco di migliorarmi: almeno, apprezza il fatto che non ti ho parlato dell’ ‘impersonale’ a proposito delle inquadrature in cui il fissato lascia la macchina accesa e restano solo le foglie e il vento…

    ob

  4. su Into the Wild concordiamo abbastanza, su “Grizzly Man”, assolutamente no… grande film come quasi tutto herzog!

    un saluto
    cla

  5. quel pezzo è divertente. Con Herzog che urla “Uh, guarda, l’impersonale!!!”, e dal momento in cui lo urla non vale più. Peccato.

  6. ovviamente mi riferivo al commento #3.
    benvenuto claudio. herzog mi piace assai. non che questo mi faccia schifo. però, insomma, l’ho già detto.
    ciao.

  7. vorrei rimarcare che il Dottore si sta firmando come l’antagonista del tampax. giusto per testare la consapevolezza di un gesto di tal portata.

  8. a caldo, dopo into the wild, insisto: certo, un film girato bene, anche se non tutto, diciamolo. ma grizzly man apre questioni di tutt’altra rilevanza.
    sempre ob, sempre in ritardo.
    p.s.s scusa, ma van sant che ti ha fatto? perchè ci sarebbe da parlare di gerry, a questo punto, e mi sa che ti manca anche quello prima e quello dopo.

  9. a freddo, penn mi convince sempre meno e herzog continua a non convincermi. ma sono abbastanza sicuro che se rivedessi into the wild mi ripiacerebbe.
    niente contro van sant, gerry non l’ho visto. se mi dici che ne vale la pena lo recupero. quello prima e quello dopo? elephant lo vidi, scoprendo forrester l’ho incrociato pochi giorni fa in tv, visto un po’, non mi sembra imprescindibile.

  10. scoprendo forrester l’ho visto 3 volte, cercando qualcosa di bello, perchè van sant non poteva aver fatto un marchettone hollywoodiano. invece l’aveva fatto. gerry è un film estremo, dedicato a bela tarr, per capirci. ma prima c’era stato last days e dopo paranoid park, mi riferivo a quelli!

  11. allora sì, mi mancano. non sapevo di questa tua passione per van sant. che comunque contando will hunting di marchettoni ne ha fatti almeno due.

  12. Hem, scusate, è permesso?
    – Avanti avanti vieni pure
    Come va? bene, ciao,
    – Cosa vuoi? No, niente. O' calma è!…
    Vorrei solo fare un semplice esperimento
    sulla mia pelle, voglio scrivere un commento senza assolutamente sapere cosa sto per dire fino all'ultimo.

    Dunque, allora Into the wild:
    gran film da 4/5?… forse si, avete ragione, ma cosa dire dei colori sparati, di questa lucidità di visione estrema nella fotografia? e nella colonna sonora, un film perfettamente e costantemente limpido. non ho ricordi di una sensazione filmica che espone i colori, i dettagli, i suoni, la voce di vedder, tutto in così in modo… lucido.

    Quella sensazione come di essere in giugno in una giornata ipersoleggiata in montagna dopo una tempesta, completamente e impietosamente accecati dal sole…

    Un saluto.

    Davide

  13. Niente da dire su Into the wild. La pensiamo uguale, bello, è un film comunque confezionato per il pubblico grande, quello da cassetta, ma bello lo stesso. E non è poco. 

    Diversamente d'accordo su Grizzly man, che non si becca nemmeno la sufficienza? 
    la questione credo sia l'approccio: nel vedere un film di Herzog, a me interessa moltissimo capire il punto di vista di Herzog. Quando ho messo su il film non avevo idea di che si trattasse, come cerco di fare sempre quando riguarda qualcosa di suo, e la soria di Treadwell mi ha lasciato molto amaro in bocca. La questione è che, secondo me, herzog non ha nemmeno voluto fare un vero e proprio documentario su Treadwell (ma come fare, considerata la mole immensa di girato di quest'ultimo? scegliere un pezzo piuttosto che un altro avrebbe voluto dire deviare il significato di ciò che faceva… che probabilmente aveva un significato preciso giusto per lui e per coloro che aveva intorno, noi possiamo solo codificare, probabilmente sbagliando, come al solito). Ha voluto fare un documentare sulla natura e l'uomo, prendendo come esempio treadwell. Che è poi quello che fa' da sempre: la natura dell'uomo – violento e cattivo – con evidenti eccezioni (oggi è treadwell, domani sar Kaspa hauser) in contrapposizione con la natura che è SEMPRE violenta. Il tentativo eterno dell'uomo di manipolare la natura che è troppo potente per sottomettersi. Per farlo ha manipolato parecchio, secondo me, tutto il girato di treadwell, estrapolandone ciò che gli interessava di più. 
    Eppure, nonostante quindi non si possa trattare di un documentario vero e proprio, io come l'ho visto gli ho assegnato mentalmente il massimo dei voti. Perché alla fine l'ha mostrata, ancora una volta, la lotta dell'uomo contro se stesso (tutto quell'odio anche un po' incomprensibile che treadwell rigetta, in diversi punti della pellicola), l'orso cattivo senz'anima negli occhi (ma come fa a dire questo Herzog? Come può essere VERAMENTE convinto che l'uomo abbia un'anima? Proprio lui, che mostra la cattiveria dell'essere umano da trent'anni).Mi è sembrata un'autoanalisi, a volte contraddittoria e spesso confusa (cosa che noti anche tu) e proprio per questo mi è piaciuto.

    Una specie di autodichiarazione di arrendevolezza verso l'immensità dell'argomento… 

  14. ciao davide. credo che sostanzialmente sulla regia (per generalizzare) di into the wild la pensiamo uguale. è estremamente lucida, efficace, ma anche univoca. non si raggiunge una così limpida sinergia fra le parti del film (la fotografia, la musica, il messaggio), senza sacrificare qualcosa dell'incertezza che credo sia indispensabile per fare un vero capolavoro. però ricordo che all'uscita dalla sala la sensazione che lasciò fu davvero forte. la mia frustrazione nella ricerca dell'imponderabile all'interno dei film di penn è, devo ammetterlo, molto ponderata.

  15. ciao alice. per quanto ricordi (il film ho provato anche a rivederlo, ma mi sono ritrovato di fronte all'orrendo evento di dvd che semplicemente non funziona più, cosa che nemmeno temevo fosse possibile) il rappoto fra la natura e l'uomo è il tema anche esplicitamente dichiarato all'interno del film, e comunque quello più "probabile" alla luce della precedente filmografia di herzog. eppure la differenza con gli altri protagonisti di herzog (hauser, le varie incarnazioni di kinski, anche l'ultimo micheal shannon), per me è elementare, evidente e sostanziale: treadwell non è uno di loro, ma un uomo che fa finta di voler essere come loro. il lavoro di herzog è soprattutto di montaggio e il suo commento sembra sovrapporsi proprio nel tentativo di conferire a quel materiale una lettura che l'uniformi all'idea già ampiamente consolitdata che ha lo spettatore dell'arte del regista tedesco. molto più che nei suoi film "di finzione" questo documentario m'è parso il film su un attore, che pretende d'assumere come reale la sua parte per raggiungere momenti di lirismo anche feroce, ma che per essere accettabili avrebbero dovuto essere completamente veri o completamente falsi.

  16. Scrivi: "treadwell non è uno di loro, ma un uomo che fa finta di voler essere come loro".
    E' interessante ma… mi spieghi bene cosa intendi e perché? 

    Dal mio punto di vista m'è parso un uomo "estremo" anch'esso, no? Non completamente estraniato dalla realtà (Fitzcarraldo di sicuro non si sarebbe messo a calcolarla, la società "vera", per lui contava solo il suo sogno… e Hauser non si è mai messo a discutere con la gente bene, perseguiva il suo cammino e basta) ma uno deve esserlo per forza? E non solo: un racconto di finzione ed un documentario hanno approcci diversi. Puoi prendere un personaggio immaginario e plasmarlo come ti pare (o prenderne uno reale ed omettere tantissime parti, come accade con hauser) e creare ad arte l'uomo che stai cercando. Treadwell non solo è reale ma è rappresentato da se stesso (e dall'idea che Herzog ne voleva fare, questo è ciharo) e quindi non è così perfetto come abbiamo trovato perfetti gli altri personaggi.

  17. in sostanza, per me la storia di tradwell è la storia di un attore fallito. in questo senso il documentario è su di lui e in questo senso credo che leggere il film come una testimonianza del feroce rapporto fra uomo e natura, ma anche come raccolta di sequenze originali e occasionalmente vuote, sia sbagliato.
    treadwell, appunto, rappresenta se stesso, ma la frattura sta nel pretendere che rappresenti altro. è un documentario cui forzatamente viene legato il contenuto di un racconto di finzione. di certo herzog ha fra le mani una persona reale e quindi imperfetta, ma ha avuto piena libertà nella scelta del soggetto del suo film e l'oggetto della sua ricerca, e credo abbia scelto una soluzione, nel mondo delle testomonianze autodocumentarie, solo esteriormente aderente a quel che avrebbe voluto dire, mentre ha tradito il reale contenuto dei filmati di treadwell. in altre occasioni, come fata morgana, apocalisse nel deserto o altri documentari ibridati con tratti di finzione, la scelta di herzog dell'oggetto delle riprese e del materiale d'archivio è molto più coerente con le intenzioni del film.

  18. "credo abbia scelto una soluzione, nel mondo delle testomonianze autodocumentarie, solo esteriormente aderente a quel che avrebbe voluto dire, mentre ha tradito il reale contenuto dei filmati di treadwell."

    E' grosso modo la sensazione che ho avuto dopo la visione, che mi sono trascinata dietro per settimane. Eppure, non riesco a vederne un difetto vero, forse una scelta infelice, ma non un difetto. Probabilmente perché mi sembra comunque che abbia voluto dare una impronta molto personale e proprio perché personale, non giudicabile. Apprezzabile o meno, ma non "sbagliata".
    Se poi si guarda ovviamente il film sperando di vedere una testimonianza obiettiva, si merita pure meno del voto che gli hai dato tu e persino un giudizio più tranciante. Il fatto è che non credo abbia voluto farlo, non so se cosciamente o meno (spero di no, spero sia stata una macchinazione in buona fede).

    Al solito, questione di punti di vista e di interpretazioni. Sarebbe interessante chiedere ad Herzog stesso che cavolo voleva fare, seriamente, e perché quella scelta di manipolare in modo così evidente Treadwell… 

  19. d'accordo le interpretazioni, però mi sembra che tutto sommato il piano sia cambiato, rispetto ai primi scambi. per farla breve, giudicare o meno un difetto la manipolazione di herzog è cosa diversa dello giudicare grizzly man per le sue qualità di film sul rapporto fra uomo e natura. film e documentari non possono comunque realizzare una testimonianza obiettiva, ma di certo possono presentare una maggiore aderenza fra soggetto tematico ed oggetto della visione. pietro marcello passa nottate sui treni, intervista i passeggeri, aggiunge al suo film un livello puramente estetico, ma il tema "dialettico" rimangono i treni e le persone che li usano per viaggiare di notte. lo sguardo oggettivo è adesso quello dello spettatore, la sua discrezionalità consiste nel poter ritenere più o meno interessante e motivata la manipolazione di herzog, farsi un'opinione sul fatto che le scelte del regista siano una forzatura della sua poetica o un consapevole, per quanto macabro, gioco metafilmico. personalmente credo il film lasci facilmente propendere per la prima lettura, per una manipolazione del significato di filmati piegati in maniera meno accorta del solito verso i temi "classici" del regista, ma comunque nessuna delle due possibilità indica grizzly man come un documentario sul rapporto fra la natura e l'uomo.

  20. E' sulla conclusione che non sono d'accordo: proprio a causa della manipolazione, il documentario è sulla natura e l'uomo (con poi la derivazione del rapporto uomo-uomo e via dicendo). 
    Quello che io faccio come pseudo critica è  la manipolazione – in quanto tale – dei filmati per arrivare a parlare di questo (Che può essere interpretata come un difetto del film in quanto privo di oggettività e quindi deviante dal concetto di documentario) ma non il fatto che l'opera di herzog abbia come intento quello di parlare delle tematiche suddette.

    Insomma, i mezzi sono discutibili ma non il tema di fondo, a parer mio.

    Che poi anche i mezzi a me non abbiano dato molto fastidio, anche se mi han fatto riflettere, è tutto un altro discorso che si lega a quello delle aspettative che ho scritto nel mio primo commento.
    Non credo che Herzog volesse mostrare qualcosa allo spettatore così come l'ha trovato, semmai che abbia voluto forzare la mano e dare la visione del suo mondo facendola aderire – forse in modo troppo dittatoriale – a quella di Treadwell (di cui so poco o niente, se non quello che Herzog ha deciso di mostrarmi). 

    Non credo nemmeno che sia un "gioco metafilmico" … mi è parso molto delicato nel mostrare e non mostrare la morte dell'uomo (se lo stesso materiale fosse stato dato a chiunque, avremmo sguazzato nelle fotografie di Treadwell sbranato) e quindi credo che lo sentisse davvero vicino. Forse la manipolazione a lui non è sembrata tale? Il fatto è che qui si arriva alla speculazione pura. Io non so proprio cosa penssse Herzog, cosa lo abbia spinto a scegliere di girare un film del genere. 

    La differenza di punto di vista di cui parlavo all'inizio inizio è che quando guardo herzog non è che spenga il mio lato critico, ma mi interessa più cercare di intravedere il suo sguardo che codificare il film in se stesso…
    E poi, perché dici che Treadwell e gli uomini come Fitzcarraldo non sono simili? In cosa, per te, si differenziano? Ho riletto il commento dove mi hai già risposto… ma riesco a sentire una specie di percezione che non sia così ma non riesco a cogliere precisamente il perché. Forse a causa del fatto che il documentario non essendo propriamente un documentario lascia intravedere dell'altro, che herzog non ha voluto mostrare, che in realtà sembra portare alla frustrazione pura di un uomo che non è riuscito a fare quello che voleva? Fitzcarraldo non avrebbe fatto la stessa cosa, pure con la faccia perfetta  di Kinski? 

    Sono riuscita a spiegarmi? Forse ho fatto confusione? O non ho capito il tuo punto di vista?

    Quello che ho capito è che come documentario inteso in modo classico è scadente, e sono d'accordo. Eppure, il mio massimo dei voti rimane proprio perché non l'ho considerato in quella maniera.
    Probabilmente ho sbagliato nel definirlo Documentario sulla natura e l'uomo, visto le evidenti falle che mi fai notare, e quindi aggiusto il tiro:
    E' una visione poetica ma cruda di quello che herzog vede nella natura contrapposta all'uomo e viceversa, realizzata utilizzando materiale realmente esistente di un uomo che ha pagato con la sua pelle la verità "herzoghiana" che la natura è splendida ma crudele e l'uomo troppo piccolo o indifeso (o arrogante?) per farne parte.

    Ecco uno dei momenti in cui ho la sensazione precisissima di avere scritto molte parole con pochissima sostanza.

  21. scrivi:
    Non credo che Herzog volesse mostrare qualcosa allo spettatore così come l'ha trovato, semmai che abbia voluto forzare la mano e dare la visione del suo mondo facendola aderire – forse in modo troppo dittatoriale – a quella di Treadwell (di cui so poco o niente, se non quello che Herzog ha deciso di mostrarmi).

    ecco, questo va molto vicino a quel che ho detto anche io: herzog forza la sua visione per farla aderire alle testimonianze lasciate da treadwell, e viceversa. trattandosi per la quasi totalità di un film di montaggio, non mi sembra azzardato dire che lo "sguardo" di herzog (qui inteso praticamente come ogni sua attività inerente al film) sia in questo caso meno puro, efficace e spontaneo che in altre sue opere.

    perché dici che Treadwell e gli uomini come Fitzcarraldo non sono simili?

    che esplicitamente herzog voglia proporre grizzly man come fascinazione ulteriore su uomo e natura, ossessioni, vuoti e silenzi, è evidente e dichiarato (purtroppo dal regista stesso, nei suoi commenti). dalle discussioni precedenti, invece, il film risulta essere altro. allo stesso modo, treadwell sembra incarnare una figura simile agli aguirre o i fitzcarraldo, ma il punto è che lo fa per puro incidente. ed herzog fa finta d'accorgersi che non sia così, questo m'infastidisce. non c'è volontà di sfidare la natura, nella storia di treadwell, come non ce n'è in chi si schianta contro un platano con l'auto. fitzcarraldo sarebbe stato con gli orsi senza nessun motivo, o per una razionale ossessione, non si sarebbe intrufolato in una riserva naturale per finire sui tg. e assolutamente non avrebbe cercato dei momenti di casualità nella sua avventura per poterli sottolineare, perché avrebbe saputo che il caso è una cosa che per definizione non può succedere programmaticamente.

  22. Ora ho capito e credo che lo rivedrò per notare questa falsa sincerità che probabilmente c'è ed io ero troppo annebbiata per notare. 
    D'altra parte la dice lunga il fatto che di Treadwell non abbia questa immagine provocatoria da rotocalco/tg… o non lo ricordo bene o la visione personale del film ha preso posto a quello che era il film nella realtà… Nel caso, hai ragionissima e la differenza col nostro amico Fitzcarraldo c'è eccome.

    Ci risentiamo su questi schermi come l'avrò riguardato.

  23. "questa vecchia scuola anni '70, in cui si pensa all'idea che si ha del film, e non al film, io voglio superarla, amico mio. "

    E pensare che generalmente sono d'accordo con la massima. Ma a volte mi sembrano cose indissolubilmente legate. 

  24. beh, in parte si scherzava con l'antico compare, però tutto sommato ci credo, in questa cosa. che a un certo punti si parli dell'idea del film, e non del film, è inevitabile: l'ho fatto anche io oggi, non avendo rivisto grizzly man. però è pure vero che di fronte ad alcuni autori, amati, che hanno un modo di fare cinema molto riconoscibile e tornano volentieri sugli stessi temi, credo si tenda ad adagiare comodamente il film su tutta la cinematografia del regista. per partire ogni film dovrebbe essere visto come un'opera prima, le similitudini e le differenze rispetto la produzione passata dovrebbero venire dopo.

  25. In realtà sono completamente d'accordo, per questo mi spiace se ho dato l'impressione di stare recitando la parte dell'intellettuale snob che guarda film per darsi un tono. Personalmente, tendo a cercare di approcciarmi ad ogni titolo come dici tu ed esagero anche, visto che poi mi capita spessissimo di disprezzare qualcosa mentre lo sto guardando e poi capire solo alla fine che anche quello era un ottimo lavoro (con Bergman mi capita fin troppo spesso… Con Allen i miei pregiudizi regnano sovrani… insomma, faccio quasi l'errore contrario).
    In questo caso particolare, a me Grizzly man è piaciuto sinceramente, non l'ho apprezzato freddamente e ragionatamente solo perché HErzog di solito mi piace…  E' per questo semmai che è uno degli autori che preferisco: non mi è ancora capitato di affrontare un suo lavoro che non mi coinvolgesse o stupisse… 
    In realtà tutte le differenze e similitudini e tutte le conversazioni a cui posso partecipare su un qualsiasi film, escono fuori mentre ne scrivo. E' un'analisi molto posteriore (ed è anche il motivo per cui devo vedere ogni film almeno due volte… la prima visione è emotiva, la seconda più cervellotica e precisa). 

  26. In realtà sono completamente d'accordo, per questo mi spiace se ho dato l'impressione di stare recitando la parte dell'intellettuale snob che guarda film per darsi un tono.

    facciamo una cosa: oltre a dare per scontato che ogni impressione sia una considerazione soggettiva e non un marchio a fuoco che si voglia imporre alla pellicola, stabiliamo che quel che si dice rientri nello scambiarsi delle considerazioni su uno o più film, e non contenga giudizi più o meno nascosti sull'interlocutore e sul suo rapporto col cinema. quando vorremo insultarci, sarà comodo farlo nel modo più diretto.

    naturalmente anche quel che scrivo io finisce per avere come base ciò che ho scritto subito prima, più dell'antica visione del film. l'atteggiamento di treadwell mi è sembrato piuttosto calcolato ed enfatico quando l'ho visto tre anni fa, e i commenti di herzog forzati nel proporre la sua linea sempre tre anni fa. oggi potrei avere una visione più simile alla tua, e a quella di molti altri, dal momento che il film tendenzialmente è piaciuto. ma con maggiore probabilità questo resterebbe un film di herzog che non m'ha entusiasmato. non è l'unico, càpita.

  27. "facciamo una cosa: oltre a dare per scontato che ogni impressione sia una considerazione soggettiva e non un marchio a fuoco che si voglia imporre alla pellicola, stabiliamo che quel che si dice rientri nello scambiarsi delle considerazioni su uno o più film, e non contenga giudizi più o meno nascosti sull'interlocutore e sul suo rapporto col cinema. quando vorremo insultarci, sarà comodo farlo nel modo più diretto."

    sospiro di sollievo! 
    Per grizzly, l'argomento è esaurito fino alla prossima visione (di entrambi, a questo punto, sarebbe interessante). 

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