Quel treno per Yuma (James Mangold 2007), L’assassinio di Jesse James (Andrew Dominik 2007)

Innanzitutto voglio ufficialmente ringraziare Russell Crowe. Da Il Gladiatore in poi evito di andare a vedere in prima visione i film in cui recita, anche se mi incuriosiscono, anche se il mondo dice che che si tratta di bei film. Ed in effetti questi sani (pre)giudizi mi hanno permesso di risparmiare un po' di soldi e un po' di incazzature. La cosa più stupefacente è che in questo caso Crowe non è neanche la cosa più terribile del film: il fatto è che lui è proprio perfetto per quelle americanate che si spacciano per opere complesse ed impegnate, che sono le americanate peggiori. Tipo, appunto, Il Gladiatore, A Beautiful Mind, Cinderella Man (questo però non ho nessuna intenzione di vederlo, come non vado a vedere i Natali vanziniani o neriparentiani), e c'è anche nel peggiore Mann, Insider.

Andiamo avanti.

In realtà sto dilungandomi su Crowe perchè Yuma mi ha così colpito che a distanza di 20 giorni non ricordo quasi niente. La bontà dei film cattivi è che non lasciano ricordi. C'è una situazione inverosimile e noiosa, in cui il bandito Crowe, figura estremamente complessa, se paragonata a una falena, viene catturato e deve essere scortato a Quel Treno per Yuma. Che parte alle 3:10 pm, non so da dove. Man mano che procede la cosa si fa più grottesca, e nell'ultima mezz'ora finale Crowe è costretto a salvarsi la pelle, ma salvarla anche a Bale che deve portarlo ad impiccare, ma anche fargli fare bella figura col figlio, e ogni tanto citare i Proverbi dalla Bibbia. Non fatemi dire altro, non voglio scavare dentro di me alla ricerca della noia.

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford, olre ad avere un bel titolo, è decisamente meglio anche come film. Quel che si suol dire un film crepuscolare, con la storia di Jesse James a storia finita. Molto belle alcune scene, come l'assalto al treno. Una luce e del rumore che filtrano fra gli alberi, un'abitudine fra l'onirico e il deja-vu, per i banditi provati fisicamente e psicologicamente. Belle alcune attese nel grano, la grandezza del cielo e la costruzione di personaggi deboli e indefiniti, dove il titolo stesso rimarca l'essenzialità della predestinazione e la prevalenza del racconto sulla vita. Rispetto al personaggio eroico, i cui tratti sono definiti da poche azioni da tutti conosciute e giudicate, il film di Dominik preferisce soffermarsi su tutto ciò che non ha contribuito a creare il mito, ed è quindi estraneo all'idea dell'eroe.

Il film ha numerosi riferimenti nel western "contemporaneo", e anche se gli manca uno slancio per arrivare al livello dei modelli, sembra comunque un'opera piuttosto riuscita e sincera. La famosa crisi del western non è certo da imputare ai cavalli, o alle rocce o al cielo inglobante, ma al fatto che i western non hanno ancora (ri)trovato un significato. Qui ritroviamo la neve de I Compari di Altman, la sospensione del racconto fra due individui del Pat Garrett & Billy the Kid di Peckinpah, le descrizioni e i paesaggi de I Giorni del Cielo di Malick, un po' degli antieroi de I Cancelli del Cielo di Cimino (che ha chiuso l'epoca). Non a caso tutti film (immensi capolavori) anni '70, legati poco al genere e molto al genio degli autori, che hanno trovato una cornice per la loro arte. Li si può ricordare però, diciamocelo, queste cose le hanno inventate loro, e le sapevano fare meglio. L'ultimo western (che poi andrebbero scritti tutti fra virgolette, "western") a questi livelli, che io ricordi, è Dead Man di Jarmusch (anche da qui, per Jesse James, le foreste che sovrastano l'uomo e i duelli impacciati), anche questa un'opera fortemente personale, forse l'espressione più alta all'interno di una filmografia coerente nelle sue aspirazioni e nelle sue ossessioni.

Yuma: 1,5/5

Jesse James: 4/5

Annunci

9 thoughts on “Quel treno per Yuma (James Mangold 2007), L’assassinio di Jesse James (Andrew Dominik 2007)

  1. i proverbi, avevo dimenticato i proverbi.
    comunque, è ovvio che non ti ricordi nulla. non c’è uno straccio di motivazione razionale per le gesta scomposte dei due protagonisti.
    ma non c’è neppure una motivazione folle, o una scommessa o qualcosa tipo il cane di pezza dell’infanzia che verrà decapitato se i due non faranno la figura degli idioti.
    ah, ti ricordo che crowe alla fine uccide il tizio che per tutto il film ha cercato di liberarlo e che sta per sparare al tizio da cui lui (crowe) cercava di scappare ma di cui poi si è evidentemente innamorato e che teoricamente è ai suoi ordini e quindi bastava dirgli “non ucciderlo, ché lo amo”.
    (il fatto che io me lo ricordi immagino getti una luce sinistra sulla mia persiona. epifanie a parte, che spreco spaziotemporale. che qualcuno me lo estirpi dai neuroni, grazie)

  2. E con questo invidiabile colpo di reni ti aggiudichi l’onore del primo commento sullo scintillante cineblog!
    La cosa metterà al sicuro il tuo cane (mucca?) di pezza, almeno per un po’.
    In effetti il finale lo ricordavo, ma non volevo lasciarmi andare al GianLuigiRondismo. Sono contento, però, che tu sia una persona senza scrupoli.

  3. sappiamo tutte e due come ti sta guardando, la mdp (cielo, che nome figo da cineblog figo). per non parlare di come sta muovendo gli esili braccini.
    (è vero, Rondi mi ha temporaneamente posseduto. non vomitare, per favore. ché qui non si capisce a chi spettano le pulizie)

  4. …però crowe in l.a. confidential non è per nulla malvagio (in originale, of course…):-P
    jesse james l’ho sfiorato a venezia, ero stanco e ho resistito mezz’ora…
    ne parlarono come di un grandissimo film, a chi devo credere ? :D

    al.

  5. Complimente per questo nuovo y meraviglioso blog.
    Lasciami indovinare: Tom Waits ora porta camicie senza righine.

    Dovreste ricevere posta, in questi giorni, LePoste premettendo…

    PS: l’articolo su Malick non l’avevo ancora visto. Poi lo leggo con la giusta calma. Ora mi tocca cucinare la fonduta (pur avendo ancora le mani gonfie…).

  6. innanzitutto ringrazio le storiche amicizie nelle gradite vesti di nuovi avventori.

    no, tom waits ha sempre la stessa camicia a righe. ed io continuo a cercarla. e adesso ne ho una decina di simili, ma nessuna uguale. diciamo che questo è destinato ad essere un blog di massa, con un layout più ortodosso. Color giacca a tinta unita del nick cave predicatore, direi.

    Per al: il film è bello, quindi penso possa credere a molti. per stabilire con esattezza il grado di beltà, ti tocca solo vederlo.

    non lo ricordavo neanche l.a. confidencial. ma, aldilà di tutto, l’hai visto in faccia? e quando sbava sui piedi della moglie ne il gladiatore? non si può…

  7. Pingback: The Proposition (John Hillcoat 2005) | SlowFilm

  8. Pingback: Due film privi dell’istinto di sopravvivenza: A Touch of Sin – Il tocco del peccato (Jia Zhang-Ke 2013), As I Lay Dying (James Franco 2013) | SlowFilm

  9. Pingback: Cogan – Killing them softly (Andrew Dominik 2012) | SlowFilm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.