L’Elemento del Crimine (Lars von Trier 1984)

In attesa di completare la trilogia con Europa ed Epidemic, ho rivisto l’Elemento del crimine.

Film esasperatamente formalista, l’Elemento del crimine è cinefilo e citazionista, ma così rigido nel rispettare i propri canoni da risultare originale e personale. Von Trier fin dal primo film si autoimponeva regole. Successivamente si imporrà regole per fare a meno delle regole, ma qui tutto è pianificato per rispettare la coerenza dell’opera.

La traccia noir, genere classico, è rispettata nel ricordo delle atmosfere e dei personaggi, negata dalla fragilità dell’intreccio. L’intero racconto nasce da una seduta ipnotica, ed è quindi tutto filtrato dall’interiorità del protagonista – voce narrante: l’ambiente è surreale e allegorico, marcio e caotico, è l’Europa. Tutto è giallo, illuminato da luci sintetiche ocra o manipolato in postproduzione (nei campi lunghi), con punti blu, tubi al neon, lampadine, schemi; ogni scena immersa nel nero, spesso squarciato da singoli, fumosi fasci di luce. E ovunque è acqua, pioggia, pozze, canali, fogne. Acqua tarkovskjiana, mostrata in carrellate parallele al suolo. Simbolo del tempo, qui l’acqua dell’Europa è stagnate, infetta, morta. Ed indefinito è lo spazio, quando le scene si uniscono l’una all’altra, fondendo i confini scuri che circondano ogni luogo.

Rigoroso, ambizioso e riuscito, il primo von Trier è molto più interessante di alcune sue opere più famose, dove i presupposti si fanno più radicali, ma le realizzazioni non sono altrettanto convincenti. Temi e luci simili (ancora il giallo, l’ospedale costruito sulla palude) si ritrovano ne Il Regno, probabilmente il vero capolavoro del regista.

(4/5)

 

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9 thoughts on “L’Elemento del Crimine (Lars von Trier 1984)

  1. In effetti avendo apprezzato solo The Kingdom e odiato tutto quello che è seguito potrei dare una possibilità al primo von trier.
    Appena trovo il coraggio, ovvio.

  2. Anch’io vorrei da tempo rivedermi la trilogia “europea” (di cui peraltro non ho mai visto l’episodio centrale, Epidemic). Magari aspetterò che LVT concluda anche la trilogia “americana” per fare poi una full immersion!

    Christian

  3. esagerato il voto ma è uno dei pochissimi (appunto the kingdom è l’altro) von trier che riesco a vedere senza spazientirmi e irritarmi….

  4. von trier è un furbone.
    ho amato the kingdom, apprezzato le onde del destino…e odiato profondamente dancer in the dark, l’unico film che non rivedrò mai più in vita.

    al.

  5. bene, vedo che c’è un’accolita di non trieriani.
    aldilà dell’innegabile furbizia, insopportabile in film come dancer in the dark e, per come la vedo io, anche dogville, trier è una figura importante. di suo m’è piaciuto anche l’ultimo, il grande capo (le cose migliori le fa quando ci mette ironia) e l’esperimento cinque variazioni, con leth.

  6. sì, hai ragione, l’hai descritto pefettamente.
    eppure, non ci sono entrata. riconosco elementi di genio, colgo l’ispirazione (per quanto stravolta) bergmaniana, ammiro la coerenza dell’insieme. la cornice ipnotica, con l’emergere dell’inconscio e dell’onirico-simbolico, è perfettamente resa, nell’evidenziare un’irreversibile contaminazione.
    ma avverto la necessità di tradurre, dall’immaginario vontrieriano al mio, e perdo immediatezza. cosa che non accade con The kingdom, davvero un capolavoro, per me. E sì, Il grande capo è bello e divertente, mentre il von trier recente è oggettivamente irritante.
    aspettiamo di vedere Epidemic.

  7. Concordo anch'io su L'Elemento…, che avrò visto almeno tre o quattro volte nel corso del tempo. E' un film formalista che, però, nel suo gioco di rimandi e di deformazioni (il cavallo che esce dall'acqua, per es., non lo dimentichi) o di virtuosismi registici rimane coerente e piacevole.

    Purtroppo sono uno dei pochi mortali che non ancora ha visto The Kingdom, di cui tutti parlano bene…La verità è che ho fifa perché i film horror non mi piacciono! :-) Ma cercherò di colmare la lacuna perché credo che in questo caso il cinema di genere c'entra poco…Per fortuna.

  8. condivido la scarsa passione per gli horror e ti confermo che kingdom va decisamente oltre il genere. è angosciante e ha alcuni tratti horror, ma è soprattutto un affresco spietato e grottesco, a volte sarcastico e persino divertente, e formalmente ha più di un punto in comune con la trilogia di trier. entrambe le serie (anche la seconda è molto bella) adesso si trovano a prezzi decisamente contenuti.

  9. Pingback: Denis Villeneuve, le origini: Un 32 août sur terre (1998) Maelström (2000) Polytechnique (2009) | SlowFilm

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