La Parola ai Giurati (Sidney Lumet 1957)

Attenzione, stai per leggere una presa di posizione impopolare.

Perchè il film è bello, sì, ma non è questo capolavoro. E probabilmente è invecchiato, al tempo avrà fatto scalpore. Ma noi fra dieci giorni andiamo a votare un Veltroni o un Berlusconi, che scalpore possiamo più percepire?

Quel che credo è che qualsiasi riflessione astratta possa essere trattata al cinema con una profondità relativa. Molto più significativo sarà un saggio, un dibattito fra esperti, un atto reale nel mondo reale. Il cinema è immagine in movimento, se il suo centro diventa il concetto, allora è cinema debole. E’ il caso, in parte, del film di Lumet. In parte perché il regista riesce comunque a dare dinamismo ad una vicenda che si svolge in una sola stanza, perchè il film parlatissimo ha dei dialoghi ben scritti e perchè si ha l’accortezza di farlo durare settanta minuti. Rimane il dato di un’opera verbale, teatrale, che dice la sua posizione sul sistema giuridico, sulla pena di morte, sul dubbio, caratterizza i suoi personaggi con delle tipologie così precise da sembrare una raffigurazione di una ricerca demografica. In quella stanza c’è la semplificazione di tutto lo spettro umano, senza lacune e senza ripetizioni, e quindi non c’è nessuno di reale.

(3/5)

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19 thoughts on “La Parola ai Giurati (Sidney Lumet 1957)

  1. insomma, lo so che hai ragione.
    è vero, è la dimostrazione verbale di una tesi. ed è un film che invecchia, e dunque invecchia male, cosa che svela la natura femminea del cinema.
    però, uffa.
    henry fonda e gli occhi liquidi del signore che alla fine dice il suo nome e il volto dell’imputato e l’influenza minoritaria.
    e lo so che l’ultima non è cinema, detta così.
    uffa, però.

  2. io invece lo considero un capolavoro. tu ne hai colto l’essenza e gli asprtti più significativi. come mai non ti entusiasma?
    mario

  3. un po’ credo di averlo spiegato. non che non mi sia piaciuto, il film, ma il suo fulcro consiste nel portare avanti una teoria forte. se i temi non fossero stati quelli citati (pena di morte, ecc.), e la stessa struttura fosse stata utilizzata, chessò, per convincere della bontà dell’uovo sodo, probabilmente il film non avrebbe avuto tanto successo. con questo non voglio dire che la sceneggiatura non faccia parte del far cinema, ma che a questo tipo di cinema, cioè concettuale, che porta vanti una tesi spiegandosi soprattutto con le parole e non con le immagini, manca qualcosa. o meglio, non è un tipo di cinema che può arrivare al capolavoro, dal mio punto di vista.

  4. iosif con il tuo ultimo commento dici una cosa importantissima: il film non è solo messa in scena e parte visiva ma anche, e in alcuni casi soprattutto, contenuto…
    E poi va contestualizzato, stati uniti, razzismo… un film che ancora oggi è attualissimo…
    perciò capolavoro….

  5. mi permetto di inserirmi nella discussione, al volo.
    è indubbiamente vero, claudio, che un film è anche contenuto. non credo, però, lo possa essere “soprattutto”. un contenuto nobilissimo mal reso (e sto parlando in astratto, non in riferimento al film di Lumet), per sceneggiatura e/o caratterizzazione e/o messa in scena e/o fotografia e/o montaggio non può definirsi, e mi pare più che ovvio, buon cinema.
    nello specifico, La parola ai giurati non è attualissimo. E non lo è per come mette un scena il dibattito, per i personaggi (e i dialoghi) ancorati al loro tempo, pur nell’essere stilizzazioni archetipiche. Intendiamoci, rimane un bel film, da vedere. Ma forse più per discuterne, che per fissarlo nell’immaginario. E forse è qui che sta la linea di confine col capolavoro.

  6. sottoscrivo tutto quello che dice michela, in particolare le ultime frasi. è vero, un film dove il contenuto sia così preponderante può essere valido per porsi delle problematiche e per confrontarsi. è utile anche da un punto di vista puramente didattico. ma difficilmente penserò con trasporto “cinematografico” ad una sequenza di parola ai giurati.

    aggiungo, caro claudio, che la distinzione fra la parte contenutistica e quella visiva era già oggetto del mio post originario e, volendo riassumere, la mia posizione riporto: “Il cinema è immagine in movimento, se il suo centro diventa il concetto, allora è cinema debole.”.
    Il che non significa nè che altri non possano essere soddisfatti da un’opera interamente contenutistica, nè che considero un film del genere brutto. è un bel film, ma per me non è un capolavoro.

    un capolavoro ha la ricerca stilistica unita alla molteplicità di livelli di lettura di kubrick, ha la sensibilità nel mostrare di malick, il modo di raccontare per tempi e immagini di tsai ming liang. per dire.

  7. ieri ho chiesto due etti di mortadella al salumiere della pam.
    lui ha detto: ‘sono due etti e mezzo, mi consenta: lascio?’

    ndr

  8. ieri ho chiesto due etti di mortadella al salumiere della pam.
    lui ha detto: ‘sono due etti e mezzo, mi consenta: lascio?’

    .ndr.

  9. ieri un tipo in un negozio di scarpe ha imbracciato i fucili perché non volevano cambiargli un paio di stivali.
    c’è nervosismo nell’aria.

  10. “In quella stanza c’è la semplificazione di tutto lo spettro umano, senza lacune e senza ripetizioni, e quindi non c’è nessuno di reale.”

    …mi dispiace dipende dai punti di vista…se ti occupassi di psicologia dei gruppi capiresti che è tutto assolutamente reale, le dinamiche tra i personaggi di quel gruppo obbligatoriamente chiuso a prendere una decisione sono riportati su tutti i manuali e questo è per noi che ci occupiamo di questo un vero e proprio must! pensa che è citato nel dizionario storico dei gruppi!!

  11. non dispiacerti.
    in effetti non sospettavo neanche l’ esistenza di un dizionario storico dei gruppi. ed essendo estraneo alla psicologia dei gruppi, prendo per buono quello che mi dici, anche se ogni studio è solitamente più complesso di una asserzione di poche righe. non essendo estraneo, però, ai gruppi stessi, mi sembrava strano che in una dozzina di persone pescate a caso ognuno presentasse delle caratteristiche così definite e fosse contemporaneamente complementare agli altri. più che strano, mi sembrava una semplificazione filmica, un modo per dare delle basi alla propria tesi confrontandosi con ogni possibilità. ma tant’è.

  12. no, non mi dispiaccio affatto…il mio non era un tono polemico è che questo film mi appassiona e ogni volta che ne discuto con qualcuno viene sempre fuori un’idea diversa, e questo me lo fa amare ancora di più, in più io non sono un’esperta di cinema…
    comunque molto carino questo blog!

  13. un’osservazione sulla psicologia dei gruppi e sulla ricerca psicologica, troppo spesso svilita e ricondotta alla descrizione dell’ovvio: non mi stupisco che il film sia utilizzato per mostrare la prototipicità delle dinamiche di gruppo, in particolare (come poi dicevo nel mio primo commento) quelle inerenti l’influenza minoritaria. Tuttavia, l’affermare che “in quella stanza non c’è nessuno di reale” rimane completamente vera, perché non ha nulla a che vedere con l’effettivo accadere, nella vita al di fuori dello schermo, di quelle dinamiche, bensì con la rappresentatività delle persone messe in scena. che sono non prototipi, bensì stereotipi, scelti a posteriori, semplificati e irrigiditi, per il loro essere funzionali, nella loro caratterizzazione, alla rappresentazione di una tesi.
    in tal senso, l’operazione è paragonabile alle simulazioni, in psicologia, che affidano a complici (tipicamente, attori che estremizzano una posizione, su istruzioni dello sperimantatore, come accade negli studi sulla percezione di Asch), il compito di suscitare determinate reazioni nei soggetti ignari.
    Ma tale oggetto è lontanissimo dalle indagini sperimentali che cercano di indagare le dinamiche interne ai soggetti, nella complessità inter-e intrapsicologica. e che, se applicate alle diverse fasce socio-demografiche, richiedono campioni rappresentativi (anche in termini di proporzioni e sovrapposizioni)dell’effettiva distribuzione di popolazione.

  14. evvedi che c’ho anche l’esperta!
    comunque hai detto che il blog è molto carino, quindi sei una persona assennata e benvenuta.

    emmeblog, la tua professionalità è pari solo alla tua chiarezza.

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