L’uomo che Fuggì dal Futuro (George Lucas 1971), La Strada (Cormac McCarthy 2007)

Ecco un altro film su cui mi trovo in disaccordo col resto del mondo. THX 1138 lo si guarda come un oggetto di modernariato, un accessorio curioso che testimonia una certa ingenuità appartenente ad un passato prossimo. Sono sensibile solo alle nuove ingenuità, io!

La forma esaurisce perfettamente la sua funzione narrativa, didascalica, senza sorprese e anzi nutrendo una certa noia. Un futuro ospedaliero fatto di grossi spazi bianchi, teste rasate, proclami d’oppressione e divinità preregistrate. Una ricerca visiva interessante per un corto o un servizio fotografico, ma ripetitiva in un lungometraggio.

La stessa sera, dopo il film, ho letto La Strada, ultimo romanzo di McCarthy, mia prima lettura di questo autore. Mi sono ricordato di un incontro con Bruce Sterling a Bologna dove, fra le altre cose, individuava due fattori fondamentali per inquadrare lo stato di una civiltà, per azzardare previsioni o inventare mondi futuri: la tecnologia e il controllo. Due gradazioni dell’uno e dell’altro fattore, alto o basso, e di consegueza quattro possibili mondi: alta teconologia alto controllo, bassa tecnologia alto controllo, alta tecnologia basso controllo, bassa tecnologia basso controllo.

Non ricordo precisamente che espressione avesse usato Nick Hornby nella sua recensione per convincermi a leggere McCarthy. Qualcosa del tipo "il libro più dolente mai scritto", ma più efficace. La Strada, comunque, ha un’ambientazione postapocalittica, è un libro totalmente grigio, cinereo, e segue il viaggio di un padre col suo piccolo figlio, attraverso una scrittura asciutta ed efficace che già avevo assaggiato attraverso il film dei Coen e che immagino sia la cifra stilistica dell’autore.

Alta tecnologia e alto controllo nel film di Lucas, il bianco asettico, lo sguardo rivolto più al contesto e alla sua descrizione che ai personaggi (la cui eccezionalità è appena accenata e di interesse relativo). Bassa tecnologia e basso controllo (controllo nullo, per la verità) nel libro di McCarthy, nelle sue sfumature di nero, nel suo mondo chiamato ad incarnare la natura più oscura dell’uomo. Da una parte un mondo alieno che rinchiude l’essere umano, dall’altra lo svisceramento dell’essere umano stesso, nella liberazione dei suoi istinti più antichi.

L’uomo che Fuggì al Futuro: 2/5

La Strada: 4/5

 

Annunci

14 thoughts on “L’uomo che Fuggì dal Futuro (George Lucas 1971), La Strada (Cormac McCarthy 2007)

  1. sorry, ma across the universe non l’ho visto. però, diciamo che non è stato un caso, l’ho coscientemente non visto.
    a te è piaciuto?

  2. Ogni film ha le ingenuita’ che sono figlie del proprio tempo.
    Il bello dei vecchi film e’ anche quello.
    Per la noia, se una cosa non coinvolge, bastano anche cinque minuti. D’altronde c’e’ gente che trova noioso anche Solaris.

  3. vabbè, non ho detto solo che è noioso.
    tutto tarkovskij è capolavoro. a proposito, solaris è del 72, 2001 del 68: non tutti i film di fantascienza sono ingenui.

  4. Sei tu che dici che l’ingenuita’ e’ un aspetto negativo.
    Metropolis e’ un capolavoro, geniale ed ingenuo come puo’ esserlo un film degli anni 20′.
    E tante di quelle cose che oggi ci sembrano tanto “cool” chissa’ come le vedremo tra vent’anni….

  5. hola mario

    aspe’ martin, sto dicendo più o meno il contrario. che l’ingenuità, facile da ritrovare in uno sci-fi, sia un aspetto negativo, in effetti un po’ lo credo. il genere si presta a forzature più di tanti altri. e comunque un po’ scherzavo, infatti scrivo “Sono sensibile solo alle nuove ingenuità, io!”. Non sono poi così rigido, autoironizzo.
    però i due film che ho citato prima, che hanno molto più di vent’anni, sono tutt’altro che ingenui.

  6. dimenticavo, io metropolis non lo trovo affatto ingenuo. anzi mi sembra incredibilmente moderno ed ambiguo.

    raindog, la strada è assolutamente consigliato. è un libro estremamente cupo e realistico. più che triste è una botta alla bocca dello stomaco, ma data con precisione e raffinatezza. poi, si legge e si fa leggere in una giornata, il che facilita l’immersione totale.

  7. Se ne parlassimo davanti a una bella birra ci capiremmo senz’altro meglio.
    Semplificando molto, moderno ed ambiguo non sono il contrario di ingenuo, e Metropolis tanto quanto e’ moderno (ambiguo dovrei pensarci) tanto e’ magnificamente ingenua la sua visione generale del mondo e dell’uomo, col suo utopico idealismo.
    Solaris e 2001 forse ingenui non lo sono ma accidenti questi sono 2 dei film piu’ importanti degli ultimi 50 anni mentre THX lo ritengo solo un buon film!
    Sarei curioso di sapere cosa pensi di Matrix…

  8. bello il dibattito, evviva il dibattito.
    partecipo, in modalità sintetica:
    THX non mi ha coinvolto. assomiglia ad un saggio, in cui l’autore spiega spiega spiega (per quanto lo faccia mostrando). Pecca grave, e rimando ai tanti interventi sullo “spiegone” presenti in questo ameno blog.
    Metropolis non ha una visione così ingenua, se a distanza di quasi un secolo lascia in qualche modo spiazzati, impedendo (e questo è bene) un giudizio definitivo sulla teoria (sociologica, plitica e umanistica) che mette in scena.
    in tal senso, ed è quello che si diceva per La parola ai giurati, non è vero che tutti i film invecchiano. Per come la vedo io, un film che non invecchia, così come un libro, ha buone probabilità di candidarsi ad essere capolavoro. Solaris, 2001, per me pure Blade runner. La fantascienza dovrebbe essere particolarmente suscettibile all’invecchiamento precoce, le opere citate, come molti dei libri di Dick, indicano il contrario.
    Ci sarebbe molto altro, ma avevo promesso sintesi.
    Però, due cose vanno aggiunte:
    La strada va letto, ed è opera, io credo, che non invecchierà. Perché mette in scena, col pretesto dell’ambientazione post-apocalittica, l’eterna domanda su cosa faccio dell’uomo lo strano animale che è, e, ancora di più, su cosa faccia dell’esistenza qualcosa che valga la pena vivere. E la risposta è tagliente, assoluta, chirurgicamente definita. Nessun paradiso, nessuna promessa, nessuna rivelazione. Soltanto il qui e ora, e il senso psicologico che assume se socialmente costruito.
    In ultimo: Matrix è una delle più grandi truffe cinematografiche. E non parlo della trilogia, basta il primo, con le commistioni new-age e lo spaccio a buon mercato di fenomenologia e paranoia. e l’immancabile spiegone (verbale, tra l’altro), senza cui nulla si reggerebbe.

  9. per la birra ci possiamo attrezzare. io sono a bologna. frattanto, oltre a condividere quello che dice la mia metà col mascara, aggiungo e ribadisco qualcosa.

    ambiguo è per molti versi il contrario di ingenuo. ambiguo è qualcosa di sfumato, di difficile da decifrare, di conflittuale, di complesso. il film di lucas pecca di ingenuità sia visiva sia tematica, essendo una singola visione del futuro, un’unica raffiurazione del concetto di “controllo”. per quel che riguarda metropolis, non sono nè uno studioso di lang nè del film in questione. quel che mi sento di dire è che di certo non è ingenuo visivamente, con le sue trovate che ancora vengono sfruttate con efficacia (es. la danza con la ballerina ingurgitata dagli occhi voraci degli spettatori). e pure lo ricordo parecchio ambiguo anche tematicamente , con le folle imbestialite e pronte ad essere sottomesse ad un nuovo capo. credo che un bel po’ di ambiguità un capolavoro della germania del 1927 ce l’ha necessariamente.

    tornando a solaris e 2001, è vero, sono fra i più grandi film della storia del cinema. infatti in principio volevo risponderti semplicemente ricordando la mia battuta, poi hai citato solaris, 2001 è venuto da sè…
    però aiutano a stabilire che l’ingenuità nella sci-fi non è inevitabile, ed è solo relativamente legata alla distanza che ci separa dalla sua produzione. il nodo è, ancora una volta, nel trasferirsi dall’ambiente all’uomo. lucas mostra l’ambiente, kubrick e tarkovskij indagano l’uomo inserito in un contesto fantascientifico. contesto che non è valido di per sè, ma che aiuta, con le maggiori possibilità di sospensione dell’incredulità che possiede, nella costruzione di metafore, allegorie, nell’estrinsecazione di quello che è interno all’uomo. stessa storia del libro di McCarthy, in definitiva.

    matrix, come a michela, non mi è piaciuto. mi piace quando camminano sulle pareti, quando scansano i proiettili, ma le singole scene. nei successivi diventano pesanti anche i momenti d’azione. per il resto, la trama è così stiracchiata e falsamente significativa che mi ha abbastanza annoiato il primo, del tutto annichilito il secondo (muta sofferenza nel vedere gente in costume da carnevale prodursi in monologhi pseudofilosofici di minuti e minuti e poi prendersi a schiaffi in modi ancor meno convincenti), un po’ divertito il terzo, che almeno è un videogioco sparatutto con un po’ di ritmo.

  10. Grazie a voi per il dibattito, interessante davvero.
    Ovviamente Metropolis e’ un’altro di quei film che custodisco come un tesoro (e grazie per aver incluso Blade Runner nella lista delle “pietre miliari”) e lo considero assolutamente attuale e davvero “visionario” nella capacita’ di vedere nel futuro con una lucidita’ ancora sorprendente.
    Al di la’ delle sfumature sono d’accordo con gran parte delle vostre riflessioni.
    E come dicevo quelle sfumature potrebbero farci divagare per ore, quindi dovesse capitare di passare di qui siete avvertiti!
    E poi paricolare non da poco avete superato alla grande la “prova” Matrix… ;-)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.