La Famiglia Savage (Tamara Jenkins 2007)

Altro film fieramente indipendente, dallo spessore ed il destino opposto all’opera di Reitman. Basti pensare che in mancanza di facile clamore in Italia non ha raggranellato neanche trecentomila euro. La locandina colorata, la regista donna, il tema autobiografico potrebbero far pensare a Miranda July, ma fortunatamente non ha niente a che vedere neanche con lei. La Famiglia Savage è un film solido, personale e riuscito.  Tratta temi forti (anzianità, morte, rapporti familiari, mancata realizzazione personale) senza sminuirli e senza cadere nel melodrammatico. Protagonisti middle class  fra cui un professore universitario che non ha la faccia e la giacchetta di un Hugh Grant, ma il viso e la cervicale di P. S. Hoffman. Hoffman leggermente sottotono e Laura Linney leggermente sopra, restituiscono un equilibrio e un’efficacia che sono la cifra del film.

(3,5/5)

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11 thoughts on “La Famiglia Savage (Tamara Jenkins 2007)

  1. sai iosif… io bloggo troppo poco.
    e questo è male…
    ma per lo meno credo che raccoglierò un bel po’ di suggerimenti nel tuo blog, visto che ultimamente il mio muletto ha ripreso a lavorare a tempo pieno, e mi servono indicazioni sulla direzione da fargli prendere!
    vediamoci questa famigliola savage…

    baci.

    frà

  2. Confesso di essermi laasciata scoraggiare da un paio di commenti negativi di troppo – shame on me – oltre che da un’uscita in sala per nulla propizia, a poche settimane dalla laurea. Lo metterò in cima alla lista di cose da recuperare, fa sempre piacere ricredersi in positivo.

  3. Al di là dei gusti penso che sia disonesto attribuire il successo di Juno al clamore suscitato dalle strumentalizzazioni politiche.
    Piuttosto esprimi chiaramente che lo ritieni un film ruffiano, non che io sia del tutto d’accordo ma almeno si accetta realisticamente il fatto che il film è piaciuto e quindi ha avuto successo.

  4. uà, disonesto mi sembra una parola piuttosto grossa. peraltro, non vedo neanche il motivo di ipotizzare della malafede in un commento su un piccolo sito personale. quale altro motivo avrei di scrivere quel che scrivo, se non perché somiglia a quello che penso? cosa me ne potrebbe mai venire ad essere disonesto?

    allora, cerchiamo di chiarirci. a volte (ma questa volta neanche tanto) posso adoperare un’espressione più marcata, un po’ per rendere più velocemente e con più nettezza quel che voglio dire, un po’ per non dare un’atmosfera ingessata ad uno spazio che non ha bisogno di essere diplomatico.

    stabilito il metodo, andiamo ai fatti.

    che juno sia un film congegnato e realizzato con una certa accortezza, ci sto. io lo trovo forzato e non riuscito, un continuo vorrei ma non posso, ma allo stesso modo apprezzo film che ad altri dispiacciono, quindi non mi supisce che possa piacere. del perché a me non piace non ne ho fatto mistero, e non occorre che mi spingi ad essere sincero, incitandomi a dargli del ruffiano, perché l’ho già fatto.
    può trattarsi di diversa sensibilità, come dicevi tu. o un diverso senso dell’umorismo o una ricerca di diversi dettagli. tutto può essere, tutta la nostra vita contribuisce a fare di noi gli spettatori di film che siamo.

    torniamo alla disonestà. io sono onestamente convinto che il tema trattato da juno abbia contribuito a far parlare del film stesso. leggendo altre critiche, ho visto che la curiosità sul film che tratterebbe di posizioni antiabortiste è cresciuta in tutto l’occidente. su l’internazionale leggo una recensione del guardian in cui si dice “qualcuno ha criticato il film come antiabortista […]” indice che non è stato solo giulianone a cavalcare (malamente) l’onda. juno avrà i suoi pregi, ma negare l’importanza della pubblicità è inverosimile. e se un film che, come dici anche tu, è in realtà un piccolo film che niente ha a che vedere con l’aborto, riscuote invece un gran successo facendo parlare di aborto, mi sento di ribadire che ha sfruttato, per farsi pubblicità, il “facile clamore” (questa probabilmente l’espressione che hai trovato disonesta) intrinseco ad un tema che in realtà non tratta.

  5. “…posso adoperare un’espressione più marcata, un po’ per rendere più velocemente e con più nettezza quel che voglio dire, un po’ per non dare un’atmosfera ingessata ad uno spazio che non ha bisogno di essere diplomatico…”
    Se vale per un post a maggior ragione vale anche per un commento scritto di fretta tra mille altre cose non trovi?
    Questo per chiarire che non c’era alcun intento offensivo.

  6. Ora veniamo al merito.
    Pensavo fosse ovvio che il disonesto non era rivolto a te come autore della recensione ma al giudizio espresso. In questo senso ho usato quella parola nel senso di iniquo e/o ingiusto.
    Per il resto non dissento particolarmente da ciò che dici ma rimango dell’idea che se fosse stato un film mediocre, clamore o non clamore, sarebbe passato inosservato. O meglio il successo ha preceduto il clamore (e non viceversa) che poi, te lo concedo, probabilmente ha amplificato un poco anche gli incassi del film.
    Infatti per esempio “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni ” che successo di (grosso) pubblico non ne ha avuto è passato senza lasciare strascichi mediatico-politici.

  7. Bello, bel film, me lo hai fatto conoscere tu e quindi non posso che ringraziarti.

    Visto Every Day? Molto più americano ma sulla stessa falsa riga. L'ho incontrato per caso, izzard nel cast, mi ha piacevolmente stupito.

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