Il Treno per il Darjeeling (Wes Anderson 2007)

Sono rimasti davvero in pochi a lavorare alla scrittura e alla struttura come sa fare Wes Anderson, con lo stesso impegno e la stessa coerenza. Il suo modo di mostrare è spudorato, la regia è in evidenza con le inquadrature frontali, i carrelli, i ralenti, i colori accentuati, i costumi eccentrici. Anderson crea il suo mondo, totalmente artificiale e cinematografico, in qualche modo espressionista. Eppure il suo è un lavoro di sintesi, tutti i suoi artifici concorrono a dare ai suoi personaggi una credibilità, uno spessore, una vera e propria personalità che opere con toni più realisitici o drammatici non riescono a creare. Anderson ama tutti i suoi protagonisti e ce li fa amare, non costruisce mai una figura totalmente negativa, fa a meno dell’antagonista, il suo cinema iperespressivo interiorizza il conflitto.

I personaggi di Darjeeling crescono nello spettatore, osservato a sua volta dai numerosi sguardi in camera, come se la curiosità e lo studio fossero reciproci. Una prima parte ironica e brillante, senza il minimo passo falso e senza interruzione di ritmo, crea una tale complicità da renderti totalmente vulnerabile ai cambi di registro o alle vicende drammatiche. Il tutto senza mai cadere nella forzatura, nell’esagerazione. Diabolico, il regista ha piazzato una bomba ad orologeria sotto il tuo sedere, mentre ridevi, e tu non te ne sei accorto.

Ma l’operazione di Anderson è ancora più complessa, con la costruzione di assonanze narrative che accomunano tempi diversi, la capacità di adoperare una sorta di raccordi empatici fra le scene e anche di inserire momenti autoironici e metafilmici (parentesi con spoiler: Murray che letteralmente perde il treno per un suo nuovo film con Wes, Wilson che fa il verso ai viaggi spirituali in cerca di se stessi, per poterli quindi reinventare, le carrozze del treno, in una delle ultime scene, che come nella sezione del sottomarino di Zissou mostrano tutti i personaggi, il racconto di Schwatzman, che ha la fine, ma gli manca l’inizio…tutta roba meravigliosa). E’ uno che inventa cose nuove, possibilità che in molti credono ormai estinta. E poi mi ha messo un groppo in gola come non sentivo da anni.

(5/5)

Annunci

34 thoughts on “Il Treno per il Darjeeling (Wes Anderson 2007)

  1. ecco, questa recensione è perfetta.
    anderson mostra la vita e l’amore e la famiglia esattamente per quello che sono, con le debolezze e le storture e gli automatismi buffi, grotteschi e dolorosi. e mentre sei lì che ne sorridi, ti dici “ecco, è così che dovrebbe essere”. una sorta di modello idealizzato nella sua realissima imperfettibilità. a cui, assurdamente, ti trovi ad aspirare.
    dobbiamo rivederlo, subito.

  2. Adoro, adoro, adoro questo film. E’rientrato tanto velocemente fra i miei film preferiti. E poi stimo così tanto il lavoro di Wes Anderson.. è un grande come pochi. Forse il suo film più bello! Imperdibile!!
    Se vuoi passa da me a leggere cosa ne ho scritto.. l’ho visto a Venezia all’anteprima lo scorso settembre!!!

  3. elapeppa…
    io non ne sono così convinto: ottimo per molte cose, divertente, surreale e girato da dio, ma sostanzialmente esilino…
    però devo ancora elaborare un pensiero/giudizio…

  4. benvenuti flower e steutd.
    riguardo il commento di steudt, a volte forse sono troppo sintetico. comunque, ho letto la tua recensione e mi sembra affine alla mia.

    claudio, sono convinto che wes anderson sia fra i migliori registi viventi. soprattutto fra i più “giovani” di altrettanto interessante mi viene in mente giusto jarmusch, fra gli occidentali.

  5. Premesso che Jarmush (sempre sia lodato) tanto giovane non è, almeno “cinematograficamente”, confesso che di questo Anderson non ho ancora visto nulla.
    E’ tanto grave?

  6. no, infatti giovane era fra virgolette. la distinzione è con gli scorsese o i malick, che sono senza dubbio di un’altra generazione.

  7. ciao honeyboy.
    secondo imdb jarmusch sta preparando un nuovo film per il 2009, con tilda swinton (riportata addirittura come primo nome) e bill murray.
    !!!.

  8. Il mio “è tanto grave?” in realtà era riferito al fatto che non ho mai visto nulla di questo Anderson….

  9. l’avevo capito. ma l’avevo anche interpretata come una domanda retorica. il mio “no” si riferiva ad una tua affermazione precedente e significava “no, jarmusch non è propriamente di primo pelo”.
    riguardo “è tanto grave?”, certo che lo è! i suoi tre film fondamentali, tenenbaum, zissou e darjeeling fomano una trilogia coerente per tematica e modalità espressiva. quindi puoi vederne uno qualsiasi e se non ti piace evitare di vedere il resto. ma è più probabile che scopra un nuovo regista amico.
    filologicamente dovresti cominciare dai tenenbaum (non è il suo primo, ma è il primo anderson al 100%), che fra l’altro si trova in dvd a pochi euro. ma se anche scegliessi l’impatto cinematografico, wes non se ne avrebbe a male.

  10. quindi puoi vederne uno qualsiasi e se non ti piace evitare di vedere il resto

    Allora io, che ho visto “I Tenenbaum” e non mi è piaciuto, posso tranquillamente fare a meno di vedere questo? Un po’ mi dispiace, perché da quanto ho letto mi sembrava un po’ più interessante…

    Christian

  11. la frase aveva più lo scopo d’invogliare martin a vederne almeno uno, che dissuadere te dal vederne un altro :)
    sono effettivamente del parere che i tre film citati (tre cinquestelle, per me) siano molto legati fra loro, e se non t’è piaciuto i tenenbaum può darsi che non ti piaccia neanche quest’ultimo. che comunque è forse più veloce ed immediato. hai una sola soluzione: provaci!

  12. Bellissimo. Un altro gioiellino nella filmografia di Anderson. Ho già voglia di rivederlo, ho adorato ogni singolo aspetto: quel tocco surreale a una vicenda più che mai reale, la cura nella colonna sonora (ottima come al solito), la scrittura acuta, e la regia perfetta del nostro amato Wes.

  13. L’ho visto finalmente ieri, come promesso. Sì, carino, e mi è piaciuto più dei “Tenenbaum”, ma continua a essere un tipo di cinema che su di me non fa alcuna presa, mi dispiace…
    Non gli darei più di un 6 (o due stelline, se preferisci).

    Christian

  14. http://grupp[..] Al volo… Passo solo di corsa, appena tornato dal cinema. Questo film è pura meraviglia: Evviva i geni (Wes Anderson lo è, definitivamente), evviva il Cinema, evviva gli amici con i blog (non fosse stato per Giuseppe e Michela, probabil [..]

  15. http://grupp[..] Al volo… Passo solo di corsa, appena tornato dal cinema. Questo film è pura meraviglia: Evviva i geni (Wes Anderson lo è, definitivamente), evviva il Cinema, evviva gli amici con i blog (non fosse stato per Giuseppe e Michela, probabil [..]

  16. http://grupp[..] Al volo… Passo solo di corsa, appena tornato dal cinema. Questo film è pura meraviglia: Evviva i geni (Wes Anderson lo è, definitivamente), evviva il Cinema, evviva gli amici con i blog (non fosse stato per Giuseppe e Michela, probabil [..]

  17. mmmmmh. l’ho guardato con attenzione, visti i qui postati commenti. bel film, scritto bene, ben girato, qualche bella invenzione, attori strepitosi (di solito manco ci faccio caso, tranne che per murray, wilson, walken e pochi altri) – detto tra noi dovremmo smettere di dire ‘bello’ o ‘mi è piaciuto’ di un film, dovremmo ghezzizzarci e dire ‘c’è molto cinema, c’è poco cinema’ o inventarci qualche nuova espressione. dicevo, da qui al capolavoro, ce ne passa. ho visto anche i precedenti, e questo, pur essendo forse il migliore, non mi ha fatto cambiare idea su anderson, che resta della famiglia dei fighetti ‘mericani – un po’ romantici postmoderni, se mi fate passare l’espressione francamente brutta, un po’ didascalici, intenti a sottolineare quanto sono intelligenti – anche se forse è anderson è davvero il più intelligente dei fratelli.
    ob

  18. ma io non dico ‘bello’ o ‘mi è piaciuto’. e se qualche volta lo dico, per dare un indirizzo a quel che voglio scrivere, poi cerco di spiegare perchè credo sia ‘bello’ o mi sia ‘piaciuto’.
    vabbè.
    sostanzialmente non hai avuto da obiettare sul perché mi sia piaciuto, ma sul voto finale, quindi non prendo il tuo come un reale disaccordo.
    per il 5/5 effettivamente giocano “simpatie” personali. affronta temi romantici con uno stile che gli ammiro molto, il suo mestiere (o per essere più ghezziano potrei dire il suo sguardo) fa di temi che potrebbero essere trattati da schifo dalla maggior parte dei registi qualcosa di divertente, surreale e commovente. è molto molto bravo. ma se dovessi dare un Giudizio Universale (ed un Giorno sono sicuro che questo sogno si avvererà) in una terra in cui ogni favore e sfavore possa essere quantificabile da una frazione che va da 1 a 5 ed ogni giudizio debba essere equo e coerente con i miliardi di altri giudizi espressi, dicevo se dovessi essere obbiettivo e dovessi indicare il voto minimo con cui una persona dovrebbe esprimere il proprio apprezzamento a questo filmaggio per essere quindi giudicata una persona buona, ebbene io direi 4.
    ma visto che lavoro ancora per me, dico 5, e sopra sopra è scritto perché.
    besos.

  19. allora ochei. ma io correggevo me stesso: ero io che avevo appena detto ‘bello questo, bello quello’ e devo smettere di farlo. il plurale maiestatis è un mio vecchio vezzo, ma davvero ci si dovrebbe riflettere su, trovare nuove espressioni. ed anch’io credo che nel giorno del giudizio saremo puniti per certe affermazioni o, detto altrimenti, che certe cose non si possono dire e che, se le si dicono, allora non si è brave persone. quel giorno, tanto per fare un esempio a caso, irene bignardi che, dopo aver visto l’anteprima mondiale di eyes wide shut, diede a kubrick del vecchio rattuso dalle pagine di repubblica, se la passerà malissimo.
    ob

  20. chi era, la bignardi o la aspesi che ebbe da obbiettare, facendone il cardine della propria critica, che le amiche le avevano detto che le orge vere sono molto più porcellone? mi sa la aspesi. era sempre bello leggere che il nuovo film con cruise era un capolavoro perché tom sorrideva, non come in eyes dove l’avevano costretto a fare il musone.

  21. oh beh.
    ma eyes wide shut non restituisce adeguatamente lo sguardo kubrickiano, è un cinema che finge di mostrare e invece racconta, tradendo un’estetica che (non) si fa (più) ambiguamente segno.
    insomma, è brutto.
    e io ho ragione, e un giorno ne verrà data adeguata testimonianza.

  22. Io arrivo sempre con molto ritardo!Mi bullerò come pochi autocitandomi da una tesina che ho scritto in questi giorni per un esame di cinema: "In quasi tutti i suoi lavori Anderson è stato affiancato dal direttore della fotografia Robert Yeoman che ha maturato il suo stile personale insieme a quello del regista. […] Una riflessione più attenta ci farà capire che le opere dell’artista sono contraddistinte da una contrapposizione tra le immagini e la trama: le composizioni fotografiche ed i colori accesi vanno a ricercare un forte senso di armonia; mentre totalmente disarmonici sono gli eventi ed i rapporti fra i vari personaggi. Unico legame fra questi due aspetti è un umorismo spesso grottesco."Sì, vabè, parole un po' a caso…!Comunque se si vuole apprezzare davvero Anderson (così come molti altri registi) è effettivamente bene guardarsi i film in ordine cronologico, partendo, perché no, dal primo… che non mi ha fatto impazzire…Già da Rushmore si intravede qualcosina, ma effettivamente, come dicevi, il vero Anderson spunta ne I Tenenbaum.Sembra invece che nell'ultimo, Fantastic Mr. Fox, abbia fatto un passo indietro, non saprei dire in cosa di preciso (forse per il fatto che comunque era tutta un'altra tipologia di film, a livello di tecniche) ma mi sembra che abbia "perso" qualcosa… sei d'accordo? Notare che l'ultimo film è l'unico dove non c'è Yeoman alla fotografia!Samu

  23. ciao samu. quel che scrivi su anderson, sulla contrapposizione fra immagini e trama, mi sembra molto giusto. e l'umorismo, come dici, nasce proprio dal confrontarsi e l'inquinarsi dei due piani.sono d'accordo anche su mr. fox. non so quanto determinante possa essere stata la mancanza di yeoman (mentre c'è un ritorno di baumbach, che mi aveva fatto ben sperare), ma quel che mi è sembrato più evidente è stato il concentrarsi sul personaggio di schwatzman. come tipo, nella galleria del regista, credo sia il più classico e prevedibile, e mr. fox sembra un po' andare incontro alle critiche di chi trova in anderson una certa freddezza e superficialità. nonostante questo, ricordo dei momenti ottimi…un giorno riuscirò a rivederlo.

  24. Pingback: Jeff, who lives at home (Mark Duplass, Jay Duplass 2011) | SlowFilm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...