Cous Cous (Abdel Kechiche 2007)

Una prova ai limiti dell’umano. Volevo solo insultarlo, questo film, prenderlo per il culo, ma visto che tutta la critica ha orgasmaticamente inneggiatto al capolavoro, cercherò di essere un po’ più analitico.

Le evocazioni del neorealismo si sprecano, nelle tante entusiastiche letture. Non è né realista né neorealista far parlare persone per quasi tre ore, senza soluzione di continuità. Non è aderente alla realtà ribadire ogni concetto almeno una dozzina di volte. Non è una fedele riproduzione del parlato quotidiano ripetere ossessivamente "ma che buon cous cous", "le leggi francesi sono molto dure", "mia figlia non impara a cacare nel vasino", "mio marito va a zoccole", "le mie zizze sono vere" (per una citazione fedele dei dialoghi di cous cous l’ottimo post di yukiko). Per quanto limitata, la cognizione umana, in mancanza di disturbi quali rumore o lobotomia, è capace di comprendere il significato di una frase già al primo ascolto. La ripetizione del concetto è doverosa in caso di feedback negativo, del tipo "che cazzo hai detto?", e comunque l’operazione non avrebbe successo se venissero adoperate (sempre in mancanza di disturbi di diverso tipo) esattamente le stesse parole della prima enunciazione. Non è realistico verbalizzare ogni pensiero, ogni azione, ogni riflessione sull’altro, su se stesso o sul mondo. Come mi insegna la mia psicologa di fiducia questa fase normalmente si conclude con l’infanzia.

Non è un’impostazione neorealista piazzare la macchina da presa nella bocca di chi sta mangiando. Qual è il significato politico degli sputacchi di grano, dei pezzi di peperoni infilati nei denti? E’ un’impostazione visiva tutt’altro che neorealista, tutt’altro che tendente all’oggettività, è ipersensazionalismo, è il peggior horror che abbia mai visto. Ma qui non si tratta del bolo di strozzini yankee pronti ad essere derubati dai rivoluzionari messicani (più o meno era così Giù la Testa, Coglione!), perché vuoi farmi odiare questi innocui immigrati, minacciandomi con i loro pori ed i loro follicoli piliferi? Dov’è la trovata estetica di mani unte e dita succhiate? So io quale è il segreto del grano: bisogna mangiarlo a bocca chiusa.

"La mancanza di luoghi comuni nel descrivere la quotidianità dei protagonisti e le ipocrisie della borghesia francese". Cosa? C’è già un prodotto artistico in cui si vuole riprodurre la quotidianità, e lo si fa con lunghi dialoghi e primissimi piani, si chiamano telenovelas, o soap opera. Tralasciando il piccolissimo salto logico per cui i protagonisti dichiaratamente con le pezze al culo ci mettono un lampo a radunare tutti i riccastri ed il potentato vicinomarsigliese, dal prosindaco al manager al pappone, questi nel palesare la loro ipocrisia facendo a meno di luoghi comuni ripetono fino alla (ulteriore) noia "bisogna cacciarli via, questi che vengono da fuori, perché noi non siamo abbastanza onesti da far quello che fanno loro. bisogna cacciarli via, questi che vengono da fuori…(ad libitum)". E poi tu, arabo-francese privo di stereotipi, stai aprendo un ristorante di cous cous e per salvarti il culo improvvisi una danza del ventre.

…mb…

Sto scrivendo una sceneggiatura priva di stereotipi dove io apro una pizzeria nel milanese e per salvarmi il culo mi vesto da pulcinella e improvviso uno spettacolo di guarattelle. Certo non potrei competere con la sensualità di una quindicenne con la panzella (posticcia) che fa tanto identità culturale; vorrà dire che organizzerò anche una tombola con sottofondo di mandolini. Giuro che quando ho visto arrivare la madre al ricevimento ho pensato, in un impeto di ironica autocommiserazione,  "Gesù, mò ci farà pure la danza del ventre". Sgarrato di poco, è toccato alla figlia. Non sono ancora del tutto libero dai luoghi comuni.

E chiudo con una nota sulla lingua. Non voglio sentire i lebabluà ciuppicciù francesi per almeno 3 mesi. Facciamo 6. Merci.

(1/5)

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22 thoughts on “Cous Cous (Abdel Kechiche 2007)

  1. Io non ho provato tutto questo fastidio però sono contenta di aver trovato qualcun altro che ritiene le scene con del cibo di questo film molto poco invitanti (per usare un eufemismo). Dopo mesi ho ancora l’incubo al pensiero di quei peperoni bisunti succhiati e slinguazzati.

  2. a me invece il film è piaciuto e anche molto, alcuni “incontri ravvicinati” possono essere sgradevoli ma ho trovato questo film un buon allenamento alla pazienza. ci sono tre scene importanti su questo punto, quella del vasino, quella in cui la figlia della donna di lei cerca di convincerla ad andare all’inaugurazione del locale ed infine quella in cui la nuora del protagonista mette in piedi una scenata contro il marito. queste tre scene sono un grande esempio della modalità di relazione con l’altro delle persone di nazionalità araba o simil araba, l’insistenza, la petulanza, l’invasità, la lamentosità, la nenia nel tono…ti fanno venire voglia di alzarti e dire “basta!!” ma penso che se vogliamo/dobbiamo imparare a convivere con queste persone bisogna imparare a riconoscere questi tratti che in questo film sono descritti benissimo.
    sono invece d’accordo su alcuni luoghi comuni un po’ troppo comuni
    ciao ciao

  3. Era un po’ la mia paura. Infatti all’uscita del film nelle sale, mi sono tirato indietro spaventato dalla lunghezza e da quello che avevo letto. Tu confermi. Qualcuno parla di capolavoro. In teoria sarebbe da vedere… no facciamo che no.

  4. missblum, ho visto anche questo allo slow food on film, e affrontare il successivo cous cous bolognese non è stato facile. direi che proprio non è una scena che alimenta il piacere per il cibo…

    ciao utente anonimo. in verità individuare nella petulanza la caratteristica di un popolo mi sembra una mossa un po’ azzardata. e se anche fosse (ma sono convinto che così non è) ritenere un film un capolavoro perché sarebbe educativo in questo senso, mi sembra ancora più azzardato. aprirebbe la strada a documetari sulle unghie grattate su lavagne e seminari di dita negli occhi.

    edooo, normalmente ti direi “va’ a vederlo, magari a te piace un sacco”. stavolta proprio non me la sento.

  5. ma mi passeresti del cous cous? buono questo cous cous, non è vero, che questo cous cous è davvero buono, ahio, perchè mi hai tirato una pentola di cous cous in testa con il sugo bollente di cous cous?
    grazie per la citazione, sebbene il mio post non sia per nulla ottimo.

  6. ciao yukiko!
    indubbiamente senza questo film non avrei mai creduto che in questo mondo potessero coesistere un cous cous tanto buono e delle leggi francesi tanto dure.

  7. Ho scritto anch’io qualcosa su questo film, se ti va passa pure. Tra l’altro l’ho visto al Festival di Venezia, e lì più che mai è stato veramente elavato dalla critica, tanto che si dava come vincitore del leone d’oro… In fin dei conti non è male, non so però se ce la farei a rivederlo, dopo averlo visto già una volta… diciamo che è un po’ troppo annacquato, diluito… un’ora poteva essere tranquillamente tagliata!!

  8. troppo cattivo ^^
    io lo trovai decisamente sopravvalutato, questo sì
    alcune sequenze sono troppo tendenti al patetico e la mdp indugia sui volti oltre il tempo drammaturgicamente “digeribile”
    però c’è del buono, secondo me, nonostante questo modo di fare cinema non mi garbi più di tanto

  9. non mi stava dispiacendo, ma dopo mezz’ora ho lasciato la sala disgustato dall’orrido doppiaggio.
    tu l’hai visto in francese?

    al.

  10. in effetti non è il peggior prodotto cinematografico possibile, ma è uno di quelli che mi ha irritato di più, nella vita. mettiamola così: credo che quello che ho scritto sia vero, mentre il voto minimo ha un valore relativo alle mie insofferenze.

  11. ciao al :)
    sì, l’ho visto in lingua originale. tralasciamo il dato che nello stesso tempo e con lo stesso numero di parole e certamente con maggiore soddisfazione avrei potuto leggere l’ulisse, il francese non mi ha mai fatto impazire come sonorità. ma questo film è di una tale verbosità ed isteria da trasformare una mancata preferenza in un odio viscerale. adesso so come si sente alex rispetto a beethoven.

  12. cose che capitano.
    ho letto i tuoi post e la mancanza di condivisione ovviamente è reciproca. di conseguenza, evitando di ripetermi, ti rimando a questo stesso scritto, dove mi pare di aver indirettamente risposto (o semplicemente dato una lettura opposta) a più o meno tutti i punti che tu individui, dalle scelte di ripresa del pasto conviviale al “neorealismo”.

  13. Non ho visto il film ma la recensione è divertente.
    Ho letto anche quella di Claudio ed è stupefacente quanto le percezioni di uno stesso film possano essere diverse.
    Vive le cinema!

  14. verissimo come si possa vedere in modo opposto un film… ogni volta mi sorprendo ma è la bellezza di un arte che non può essere “oggettiva”…

    ps. iosif non puoi dire quell’ultima frase sui film francesi! no per favore no…

  15. Neppure io ho visto il film. Pensavo fosse un film di qualità da non perdere e ne ho letto bene su diversi blog. Comunque cerco di recuperarlo.

    P.S. Scusami se sono giunto in ritardo sul tuo blog. Complimenti, veramente ottimo.

  16. ciao cinemasema. spero che il film ti piaccia, in fondo io sono uno dei pochi che ha fatto soffrire. comunque sono curioso di leggerne la tua analisi.

    grazie per il blog, anche io leggo spesso e apprezzo il tuo.

  17. Cinemasema lo apprezzerai, è un film immenso…

    mi perdoni padrone di casa ma non può dire quelle cose sui film francesi… sto per postare un garrel e sono in piena estasi francofona (baguette, camembert e croissant comprese…)

  18. non sono per nulla d'accordo con questa "stroncatura netta ed articolata"….ma non è il caso di "addentrarmi in una diatriba a distanza"…..Se il regista non ti ha lasciato troppo l'amaro in boccada creare il pregiudizio nei suoi confronti,mi permetto solo di segnalarti il suo precedente lavoro"LA SCHIVATA", molto differente, che si muove dalle partidell'adolescenza e del teatro…..Sinceramente un "altro" bellissimo film….Vedi tu, quel che ti va di fare e nel caso "fammi sapere"….FRANCO

  19. mi spiace, ma questo mi ha davvero devastato. prendo in considerazione la schivata, solo perché mi assicuri essere molto diverso, ma non prometto niente :)

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