Satantango (Bela Tarr 1993)

Satantango è famoso per la sua durata, mentre dovrebbe essere famoso semplicemente perché è un capolavoro, uno deli ultimi "classici" d’autore, come possono esserlo i film di Tarkovskij o di Bergman, opere senza tempo e senza luogo che dimostrano quanto il cinema possa essere enorme e quanto importante per lo spettatore.

Satantango esalta tutte le possibilità del mezzo, con una ricerca visiva al servizio della descrizione e reinvenzione della realtà, con i pianisequenza, le carrellate, i primi piani e i campi lunghi, le sospensioni, gli incastri e ricorsi cronologici. Lo sguardo ipnotico del regista crea un mondo in cui immergersi e lasciarsi guidare, evita di dare un centro alla propria ricerca senza per questo rinunciare a raccontare delle storie. Le scene, in un bianco e nero dalla accuratezza fotografica, sono lunghe mediamente una decina di minui, senza stacchi di montaggio: la macchina da presa si allontana dal soggetto umano per andare a cercare la pioggia, il muro scrostato, il campo vuoto, il dettaglio di un cuscino. Quel che vediamo in Satantango non è mai semplicemente un oggetto o una persona, ma un oggetto o una persona indagati dallo sguardo della camera; che ruota attorno a loro, penetra nei pensieri e nelle espressioni di un volto ricordandoci che ciò che è manifesto ed esplicito è solo una frazione di quel che dobbiamo cercare.

Nella prima parte il mondo vive la sua ultima notte in attesa dell’apocalisse, ogni personaggio è colto nel trascorrere del suo tempo, misurato nelle gocce di pioggia, nello scandire dei secondi dato da un bicchiere ossessivamente dondolato su un tavolo di legno, nella contemplazione di uno spazio che diventa attesa solo perché osservato dal meccanismo cinematografico, necessariamente vivo.

La storia è quella di alcuni contadini perduti nelle pianure ungheresi, che vengono a sapere del ritorno di Irimias e Petrina, due componenti della comunità che erano stati dati per morti. I riferimenti ad Irimias fanno subito di lui un personaggio temibile e magico, un furfante ed un profeta. Del tango il film ha la struttura, suddivisa in dodici movimenti, sei in avanti e sei all’indietro, che diventano movimenti sull’asse cronologico. Al centro la danza satanica, in cui i personaggi si riuniscono in un unico luogo, prima di dover rendere conto delle proprie azioni.

Bela Tarr mostra come la forma possa essere il contenuto, come le scelte visive siano espressive e significative. Senza timore d’essere blasfemi si può dire che Tarr scolpisca il tempo così come Tarkovskij insegnava a fare.

Un po’ di spoiler: la lunga scena centrale del tango segna la fine della prima metà del film e porta successivamente ad un mutamento di prospettiva, dal punto di vista narrativo, con l’arrivo di Irimias. Il suo ruolo non è chiarito del tutto, sostanzialmente risulta essere un "inviato" della polizia mandato ad invenstigare e manipolare gli abitanti del suo paese in funzione di una non meglio specificata missione. Qui i caratteri e le finalità più inquietanti di Irimias vanno a confondersi con un ruolo più terreno e burocratico. Questo è forse il passaggio in cui le vicende locali sono più influenti nella configurazione del racconto. Da un’intervista a Tarr una frase che sembra fondere i due piani, e ironicamente sottolineare l’universalità del suo lavoro:  In SATANTANGO, Irimias, which means "Jeremiah," is a messiah. All messiahs are generally just ordinary spies. There may be luckier nations on the Earth which have regular messiahs. I don’t know any, but I haven’t landed on the moon yet.

(5/5)

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20 thoughts on “Satantango (Bela Tarr 1993)

  1. Bel blog, peccato averlo scoperto solo ora…
    Di Bela Tarr non ho ancora visto nulla, da dove mi consigli di cominciare?
    ciao ciao
    Trinity, che presto ritornerà a cinebloggare!

  2. ciao trinity, benvenuta.

    satantango è sicuramente l’opera più famosa di tarr, e, pare, la migliore. ma, per la verità, in rete non ho trovato nessun altro suo film coi sottotitoli in italiano, neanche il recente the man from london. quindi credo che la cosa migliore sia vedersi satantango ed aspettare che ghezzi riproponga qualche altro suo film.

  3. davvero un bel blog scoperto in colpevole ritardo…
    una segnalazione molto accattivante, di un film a me sconosciuto e che mi sembra molto adatto alle mie corde.
    a presto

  4. ciao simone, benvenuto.
    satantango è davvero un’esperienza. se sono riuscito a trasmettere un po’ di entusiasmo e curiosità sono contento, perché occorre vederlo.
    a presto :)

  5. ragguagli tecnici: dura circa sette ore e mezza. in rete si trova in sette parti, in versione originale, con sottotitoli da scaricare a parte.
    consigli per la posologia: la cosa migliore credo sia vederlo in due volte, fermandosi alla fine del sesto capitolo, l’opera del ragno II, dopo il tango. ma si può frazionarlo quanto si vuole, anche vederlo in sette volte come un telefilm. in ogni caso ne sarà valsa la pena.

  6. avviso ai naviganti: che nessuno si faccia spaventare dalla durata. va visto. vi immergerete in una realtà completamente ipnotica, densa, sinestetica. e quando arriverà la fine, vi mancherà qualcosa, come accade per i libri che rimangono in memoria.

  7. ciao trinity. non ti scoraggiare. i subs li trovi agevolmente sul mulo o sul sito di asian world, nei link a destra.

  8. è un capolavoro immenso! sulla scia bergman tarkovski, giusto quel che hai scritto…
    ma sono 6 o 7 ore se ben ricordo…perciò la durata ci sta!
    vabbè io mi sono fatto tutto heimat2 in 3 giorni (24 e passa ore con altro ritmo però) perciò ci sta…

  9. heimat mi manca. ne ho vista qualche frazione su raitre, ma mentre satantango mi ha immediatamente convinto, heimat non mi ha fatto lo stesso effetto. certamente per gusti personali e non per valori oggettivi. comunque un giorno ci metterò mano, ma prima che decida di scaricarmi queste due dozzine di film (senza contare heimat tre che so essere inferiore, ma che fai, hai visto 1 e 2 e non vedi 3?) ce ne vorrà.

  10. si trovano i sottotitoli delle armonie di werckmeister, il suo capolavoro… se ti interessa
    di the man from london solo in inglese credo, ma ci sono 4 dialoghi
    e se non sbaglio ci sono anche i sottotitoli di damnation, dovrei controllare
    io amo satantango, la carrellata iniziale sulle vacche, le inquadrature che seguono i personaggi alle spalle
    tarr è una delle massime espressioni dell’arte dello scolpire il tempo

  11. è vero, i sottotitoli di werckmeister dovrei averli trovati, e damnation esiste hardsubbato in italiano. ce l’hanno tre persone in tutto il mondo, ma esiste. di man from london invece non ho trovato i sottotitoli in inglese. tu mica li hai?
    comunque, grazie mille per le indicazioni :)

  12. Heimat è altra cosa rispetto a satantango, avevo fatto un paragone solo sulla durata. Comunque già che ci sono in ordine di immensità:
    1) heimat 2 ****/4
    2) heimat 1 ****/4
    3) heimat 3 ****/4

  13. Ciao a tutti.
    Per l’esattezza, Sàtàntangò dura 7 ore esatte. La versione integrale, almeno. 420 minuti esatti. Io ho una copia originale americana in lingua ungherese ma coi sottotitoli in inglese che mi sono ricopiato e tradotto, grazie a rai 3 che lo mandò in onda qualche anno fa.
    E’ un vero capolavoro della cinematografia e la fotografia, i cambi scena, scene che durano 10 minuti, il bianco e nero, le musiche stupende di Mihàly Vìg (Irimias nel film) rendono il film (lunghissimo ma più lo si vede e più se ne apprezzano le peculiarità) unico; una poesia cinematografica di una sconfinata e uggiosa pianura ungherese. Un vero capolavoro!

  14. ciao anonimo. interessante, non sapevo che le musiche (davvero belle e azzeccate) fossero di irimias. che, per inciso, è il mio supereroe preferito.

  15. Pingback: Top ten assoluta – I dieci film più belli di sempre. Una questione sentimentale. | SlowFilm

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