Il Divo – L’avventurosa vita di Giulio Andreotti (Paolo Sorrentino 2008)

Seguendo il suggerimento del compagno Otto Barz, direi che c’è molto cinema, in questo film di Sorrentino. Che facciamo, non lo facciamo un paragone con Gomorra? E’ chiaro che lo facciamo. Entrambi vogliono trovare una strada personale per raccontarci, e se nel film e nello stile di Garrone prevale una tendenza realista (pur essendo film curatissimo, in senso registico), Sorrentino sembra mettere al primo posto il suo cinema, adoperando la recente storia politica come sceneggiatura. Insomma, in Garrone si avverte più la necessità di mostrare quelle storie mettendo a disposizione il suo lavoro, mentre Sorrentino mostra se stesso attraverso la storia di Andreotti. Questa non è assolutamente una critica negativa a Sorrentino, che nei film precedenti scriveva soggetti e sceneggiature con la stessa compiacenza meccanica con cui guida la sua regia accattivante, estetizzante e un po’ vuota. Qui invece l’urgenza nel raccontare una figura che è riuscita a riciclarsi nello scaltro vecchietto che fa pubblicità e nel senatore a vita colmo della saggezza che gli conferiscono le prescrizioni, ci sta tutta. C’è molto, molto più cinema.

I primi quindici venti minuti sono da applausi a scena aperta. Il primo sguardo su Andreotti ce lo mostra in penombra, seduto ad una scrivania, col viso sfigurato dall’agopuntura per l’emicrania, uguale al Pinhead di Hellraiser. Eccoci nell’horror italiano. A seguire le stragi, omicidi, suicidi, rapimenti della prima repubblica. E la presentazione della Corrente Andreottiana, una incredibile scena fra Leone ed il Tarantino di Le Iene.

Poi, il film sceglie di non staccarsi mai dal personaggio del Divo, non dà ricostruzioni delle varie vicende di cui è il sospettato responsabile, vuole descrivere la sua figura, o meglio proprio la sua personalità, la sua visione della vita, il rapporto col potere, con la verità, con se stesso, per cercare di capire come quell’uomo abbia potuto fare tutto quello che ha fatto. Lo racconta dal suo VII governo (1991), fino all’inizio del processo (1995). Da quando si siede a Palazzo Chigi accompagnato da un sottofondo musicale consono ad un imperatore francese, con tanto di cortigiani/e, a quando nella solita cupezza di casa sua si trova sulle mani le formiche necrofaghe di Dalì e Buñuel.

Servillo? Servillo qui è realmente un genio. Non è un’imitazione di Andreotti, è una rappresentazione diretta del suo essere. Dopo un po’ che lo guardi è Andreotti che comincia ad imitare Servillo.

E infine la colona sonora, che gioca per ironia e contrapposizione. Ci sono un paio di pezzi che citarli significherebbe fare anticipazioni eccessive.

(4/5)

E ora, PAZ!

 

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27 thoughts on “Il Divo – L’avventurosa vita di Giulio Andreotti (Paolo Sorrentino 2008)

  1. Oh bene, ieri stavo andando a vedere Gondry e, per un attimo, ho pensato di cambiare programma e correre a vedere Il divo. Poi ci ho ripensato, non me la sentivo di tradire Gondry. Detto cià il tuo commento fa ben sperare, ripasserò quando l’avrò visto.

  2. Quindi mi si prospetta la visione di un altro grandissimo film. Due stupendi film italiani usciti nello stesso momento. Ha dell’incredibile!

  3. nella prima scena de ‘le conseguenze dell’amore’ c’era un sacco, ma davvero un sacco di cinema; e il finale addirittura kitaneggiava. sono in grave ritardo, lo so. piano piano ci arrivo.
    sempre tuo
    ob

  4. cercavo quella vignetta di pazienza nella quale si scopriva che la gobba di quello nascondeva una piovra abbarbicata sulle spalle: non la trovai. ma è come se l’avessi postata.
    sempre tuo
    ob

  5. io sono totalmente frastornato
    credo lo rivedrò ancora tre volte
    ne sento il bisogno
    una regia così negli anni 2000 non si era mai vista, per non parlare dell’uso del sonoro, sto impazzendo

  6. dr. ob, penso ti riferisca alla scena iniziale col tapis roulant. in effetti già il fatto che la ricordi significa che è di buon impatto. però il film nel complesso mi ha abbastanza annoiato, m’è sembrato molto costruito, e mi ha dato l’impressione che volesse fare jarmusch e invece riuscisse a fare solo sofia coppola. e poi scusami, ma il tossico che si buca solo di venerdì (o una cosa del genere) è una cosa che non esiste. è un’ideina messa lì per dire oh, mi sto bucando di mercoledì, in quale abisso a cui reagire pacatamente mi sto cacciando. non esiste, è pretestuoso, è una cosa austeriana riuscita male. queste sono due delle cose che ricordo, la terza e ultima penso sia quella kitaniana, con lui appeso al gancio della gru. il divo è molto meglio.

  7. ancora non ho visto nè l’uno nè l’altro, ma rimedierò presto. nel frattempo, leggere recensioni come queste non fa che aumentare l’acquolina in bocca…

  8. Secondo me il bello di questi due grandissimi film usciit insieme e premiati insieme sta proprio e anche nella totale differenza stilistica, tra la “freddezza” garroniana (unica via per raccontare Gomorra) e il soggettivismo, l’imperante presenza del regista dietro la mdp in Sorrentino.

  9. ciao anonimo.
    non so, come esempio di film innegabilmente e universalmente riconosciuto come “utile”, e progettato al fine di esserlo, mi viene in mente solo il porno. ma mi ostino a credere che non sia la massima espressione del cinema. o quantomeno che il cinema possa essere anche altro.

  10. Le differenze tra Garrone e Sorrentino (anzi: tra Gomorra e Il Divo) stanno forse nel fatto che il secondo è enfatico e coercitivo, il primo rinuncia a farsi documento di denuncia, per respirare più alto; il secondo finge la denuncia per rinunciarvi proditoriamente.
    Testimone dell’era del finto impegno.
    La colonna sonora sarà su tutti gli i-pod questa estate.
    E tutte le sequenze su youtube, da scaricare in simpatia sulla psp.
    Sorrentino ha bisogno di gridare per farsi ascoltare, tutto il contrario del vero Andreotti, però.
    Servillo è bravissimo nel rappresentare quello che la massa pensa sia Andreotti, la sua costruzione mediatica.
    Se forse, al di là se sia bello o brutto, accettiamo che sia questo il Divo, non la denuncia del Potere ma un affastellamento di scene da giornale scandalistico che dà voce al pensiero del popolo su una figura politica del ‘900, allora molte ambiguità sul film cadranno.
    un saluto.

  11. intanto rispondevo sul tuo sito. per semplicità, questa è la mia risposta:

    ecco, avevo adoperato l’aggettivo “spettacolare” [in un commento precedente] proprio per fare una differenza fra l’impostazione di sorrentino e quella di gomorra. gomorra non è spettacolare, sceglie un registro quasi opposto. non sono del tutto convinto che non possa anch’esso essere letto, da chi lo volesse, come l’epica del clan dei casalesi contro gli scissionisti, ma di sicuro corre meno rischi de Il Divo.
    però, senza voler fare assolutamente nessun paragone, spettacolare è arancia meccanica, spettacolare è apocalypse now, lo sono il padrino , full metal jacket, scarface e centinaia d’altri film, molti dei quali (specialmente quelli di kubrick) nascono con intenti del tutto opposti al modo in cui sono stati poi letti (da alcuni spettatori deviati e da molta critica preoccupata). questo semplicemente per dire che la possibilità di una lettura aberrante non può essere, a mio parere, una pregiudiziale nella valutazione di un’opera cinematografica, che è un testo troppo complesso e diretto a troppi lettori per augurarsi (dio non voglia) una interpretazione univoca e aderente alle intenzioni del regista.

    aggiungo: quello che la massa pensa (e continua a pensare) di andreotti è ben diverso, altrimenti il senatore non avrebbe potuto girare spot e andare in giro per talk show a fare il nonnetto scaltro e simpaticamente immor(t)ale. no, non credo assolutamente che il film di sorrentino contribuisca a creare la stessa immagine.

    infine, lo stesso beethoven ha dovuto successivamente ammettere che la sua nona sarà giustamente ricordata come la musica d’accompagnamento alle efferatezze di arancia meccanica.

  12. adirittura, beethoven ha accettato di buon grado di farsi un po’ aiutare da w. carlos per certi passaggi. shostakovich ha lavorato per lo spogliarello di nicole kidman, ed ha fatto un buon lavoro. i rolling stones, umilmente, hanno composto paint it black solo per accompagnare uno schermo nero.
    ho visto il divo, non concordo affatto, ma adesso ho ospiti, ne riparleremo. purtroppo, l’ultimo film italiano davvero grande è stato il ladro di bambini di amelio.
    ob

  13. vabbè, il ladro di bambini per te non è l’ultimo, è l’unico. l’unico che ti ho sempre sentito citare, quantomeno.

    il divo. se ti impegnassi con tutte le tue forze e se per te fosse una cosa davvero importante alla fine probabilmente ce la faresti a convincermi che è un film piuttosto pacchiano e confusionario. per quanto a me sembri più sincero questo sorrentino scopertamente barocco di quello falsamente misurato di le conseguenze dell’amore. comunque, ci sto un po’ provando, col cinema italiano, a farmelo piacere. ripeto, potresti convincermi del mio errore, ma finiresti con l’intralciarmi mentre cerco di diventare buono. sappilo.

  14. allora mi taccio. perchè sì, sarei stato davvero cattivo e ti avrei riportato sulla cattiva strada, senza neanche impegnarmi così tanto. ho esaurito l’amore per il cinema patrio già nel post più sopra, accennando in maniera positiva a un paio di scene di le conseguenze dell’amore. però almeno rivedi il tuo sistema di votazione: l’ultimo sorrentino non può avere lo stesso punteggio degli ultimi van sant, lumet, cohen, jamush, e addirittura superare gli ultimi altman e lynch! – che han fatto tutti cose davvero strepitose, e alcuni anche di più. sennò fai come le maestre delle elementari, che quando uno un po’ testone fa una cosa appena decente gli mette ottimo per incoraggiarlo!
    ob

    p.s. e allora dimmelo tu un capolavoro italiano fatto dopo il ladro di bambini: avresti il coraggio di citare moretti, salvatores, tullio giordana? no, perchè mi daresti un dispiacere, sappilo.

    p.p.s. e mi darai un dispiacere anche se non ostracizzerai dal blog chiunque citi – rabbrividisco al solo pensiero – bertolucci.

  15. è evidente, non posso mantenere una ferrea coerenza interna. fra gli italiani questo sorrentino è da 4. mi è piaciuto più di gomorra e gomorra non è da meno di 3,5. e poi tu non hai visto la faccia di gian luigi rondi da marzullo dopo aver guardato in anteprimissima con andreotti il film in questione. ha alzato gli occhi al cielo, ha vomitato nella sciarpa ed ha succhiato il sangue dalla giugulare di un agnello vivo per riprendersi. e qui si sente il dovere e non si ha paura di fare del forte antagonismo attraverso un tondo 4.

    chi ha fatto cose da 5 come jarmusch o altman deve sopportare delle valutazioni molto strette per altri film che non sono altrettanto enormi. così vanno le cose, se ne faranno una ragione.

    l’ultimo grande film italiano è il buono il brutto e il cattivo. ovvio. bertolucci è chiaro che manco mi passa per la testa e fra l’altro continuo a non vedere the dreamers. certo c’è zeffirelli, forse dovremmo puntare su di lui [per tutti coloro che non sono al corrente dei nostri abituali esercizi di denigrazione, è uno scherzo. il solo nominare zeffirelli vale di per sè come scherzo].

  16. Grandissimo post: bello il riferimento agli insetti bunueliani… con allegato finale (Paz)zesco altrettanto importante, direi.

    Saluti (colpevolmente non ero ancora passato a fare un giro da queste parti: blog molto molto interessante, vado a linkarti)

  17. ciao pickpocket, benvenuto. sono contento che abbia apprezzato il richiao a Pazienza, che è stato uno dei geni del nostro Paese, uno importante. Al tempo un po’ ce n’erano, ora non ne vedo più.
    ricambio il link.

  18. Io sono poco obiettivo quando parlo di Sorrentino…ho adorato il suo "L'uomo in piu'" e molto mi è piaciuto"Le conseguenze dell'amore"….Per "il divo" addirittura son passato due volte di seguito"in sala" a stretto giro di posta….Perchè riusciva a suscitare in me sentimenti contrapposticome l'orrore ed il divertimento………e non riuscivo forse a capire cosa ci fosse da divertirsi??…………in ultimo, ti volevo regalare il mio plauso per il "commento trai commenti" per il povero "LUDOVICO VAN"……..CHE….si certo….ha dovuto arrendersi all'idea di esserenon molto di piu' che un compositore di musiche per Kubrick….!!!…FRANCO

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