Jim Jarmusch

gira il suo primo film nel 1980 con la pellicola regalatagli da Wenders avanzata da Lo Stato delle Cose, che fra l’altro raccontava di un film che non si riesce a finire per mancanza di pellicola. Jarmusch si inserisce subito in quel clima di casualità e aneddotica che caratterizza tutta la sua opera, ed è per questo che gli vogliamo bene, perché il suo personaggio e il suo sguardo somigliano ai personaggi e agli sguardi dei suoi protagonisti. Il suo minimalismo è ricercato ma necessario, spontaneo nel mostrare l’atmosfera che conserva dentro di sé.

Permanent Vacation immediatamente mette in scena spazi vuoti, ma rimarrà l’unica opera in cui il regista sente l’esigenza di creare un luogo indefinito, irreale nel rievocare un conflitto passato e un'umanità esclusivamente rappresentativa. Successivamente le stesse necessità troveranno espressione in luoghi geografici definiti, accomunando fra loro le periferie del mondo. Nelle sue opere Jarmusch filma la realtà e la rende irreale con la coerenza delle sue scelte, convinto che l’utilità di un vaso sia nel vuoto che contiene.

Con Stranger Than Paradise (1984) i personaggi acquisiscono una maggiore importanza, il tono si fa più ironico e accessibile, e contemporaneamente le scelte formali più definite, con l’adozione di un bianco e nero radicale e contrastato (molto, molto blues), le numerose sequenze in camera fissa, gli stacchi fra una scena e l’altra marcati da schermi neri più duraturi del normale, a suddividere il tutto in quadri indipendenti. Arrivano le prime incomprensioni linguistiche, le impossibilità comunicative che anche nei film successivi spingeranno a trovare soluzioni alternative alla parola.

In Down by Law (1986) sarà Benigni a trovarsi perduto in America in balia del suo anglo-toscano. Ma in generale non sembra sia utile il dialogo fra individui: la parola è significativa solo quando universale e poetica, come nel Whitman citato dallo stesso Benigni, l’Hagakure di Ghost Dog, William Blake in Dead Man. Down by Law ha uno di quegli incipit che consumano la videocassetta a furia di rivederli, finché non inventano i dvd e finalmente hai la tranquillità dell’indistruttibile supporto digitale. Anzi, Down by Law ha esattamente ed esclusivamente quell’incipit, con le carrellate ad andare e tornare sulle case basse e gli alberi spogli e gli spazi desolati della Louisiana, che scivolano su Jockey Full of Bourbon. Tom Waits e John Lurie, personaggi dalle caratteristiche del tutto simili (anche nel nome, Zack e Jack. e tanto volutamente simili che sono state tagliate delle scene che avrebbero troppo caratterizzato uno nei confronti dell’altro), ovviamente si detestano. Come tutti gli eroi jarmuschiani sono geneticamente votati alla solitudine, immersi in un ambiente che è il loro specchio e la loro prigione (qui non solo in senso metaforico). L’eccezione è Benigni, un elemento esterno incapace di accogliere le regole che impongono di lasciarsi andare alla deriva, e che infatti intromette nel film delle soluzioni fiabesche che lo porteranno alla felicità, soluzioni incomprensibili per gli altri due protagonisti.

A Down by Law, che segna la maturità di Jarmusch, seguono due film ad episodi e a colori, Mystery Train (1989) e Taxisti di Notte (1991), che in qualche modo guardano indietro, nel decentrarsi rispetto ai personaggi e nel frazionarsi in episodi a volte riusciti, altre meno. In entrambi i film tutte le storie raccontate accadono simultaneamente; sono intrecciate dal montaggio nel primo, mentre Taxisti tiene separati i cinque cortometraggi. Mystery Train ha dalla sua la presenza di Joe Strummer e Screamin’ Jay Hawkins (quest’ultimo nel ruolo più divertente del film). Taxisti di notte, pieno di star “alternative”, ha probabilmente delle trovate migliori: con l’eccezione dell’episodio italiano, abbandonato a Benigni, gli altri sono buoni o ottimi. A Los Angeles, New York, Parigi, Roma o Helsinki si incontrano vite marginali, sospese o disperate.

Quattro anni dopo, 1995, Jamusch gira in suo capolavoro Dead Man. Applicando i suoi schemi al mito fondativo americano aumenta la portata antieroica, la destrutturazione dell’epica, il fascino dei personaggi. Si torna al bianco e nero, cupo e gelido al tempo stesso, a fargli da spalla la chitarra elettrica di Neil Young. Nello svolgersi dell’undicesima traccia della colonna sonora si può ascoltare l’evoluzione del film, con un giro di chitarra scarno sempre più deformato, fino a diventare un urlo psichedelico, un bad trip indefinito. E il rumore del vento. Johnny Depp non è solo destinato alla morte fin dal principio, è la morte stessa: tutto ciò che vede è morte e attraversa città e boschi senza luce in un’odissea (con tanto di Nessuno al suo fianco) lineare e silenziosa, punteggiata da incontri inquietanti e scontri mancati. La struttura è classicamente, omericamente epica, orizzontale, abitata da personaggi monodimensionali e predestinati, con cui è impossibile identificarsi ma dai quali è altrettanto impossibile non lasciarsi guidare.

Simile nella costruzione e nell’intento il successivo Ghost Dog (1999), che ospita però una maggiore ironia, in quello che è forse il film più accessibile di Jarmusch. L’estrema coerenza legata alla rassegnazione per il proprio destino trova un’esplicitazione diretta nei richiami all’Hagakure. Un’aderenza  al codice che comporta l’essere spietati con gli altri come con se stessi. I personaggi marginali, i reietti della società, sono i protagonisti di questo cinema, e portano il peso della consapevolezza.

Il successivo Coffee and Cigarettes del 2003 è una raccolta di cortometraggi, alcuni recuperati dagli anni ’80 e ’90. Tutti vedono confrontarsi dei personaggi al tavolino di un bar costruito come una scacchiera. Alcuni hanno toni comici, altri decisamente più malinconici, altri sono volatili.

Quello che è al momento l’ultimo film di Jarmusch, Broken Flowers (2005), presenta dei sostanziali cambiamenti d’ambiente, seppure non d’atmosfera. È l’incursione nella borghesia, i protagonisti stessi sono più anziani e quindi sopravvissuti, e sono alla presa con una vita che probabilmente non si aspettavano. Delle donne che Bill Murray va a visitare una si occupa di armadi altrui, un’altra è psicologa degli animali, un'altra vive in un prefabbricato color pastello. Lo stesso Murray s’è arricchito vendendo computer. L’unica ufficialmente reietta è Tilda Swinton: per lei, infatti, il tempo non è passato e le ferite sono ancora aperte. Anche questo un viaggio, un film fatto di vuoti e di imbarazzi, dove la sospensione più potente è affidata allo sguardo vacuo di Murray, incerto nel presente e goffamente alla ricerca di un passato. 

Permanent Vacation: 3,5/5

Stranger than Paradise: 4/5

Down by Law: 5/5

Mystery Train: 4/5

Taxisti di Notte: 4/5

Dead Man: 5/5

Ghost Dog: 4,5/5

Coffee and Cigarettes: 4/5

Broken Flowers: 4,5/5

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31 thoughts on “Jim Jarmusch

  1. che dire? metterei mezzo punto in più là, mezzo punto in meno qua. ma il fatto è che qui c’è cinema, c’è proprio assai cinema, ma assai. mi piace l’idea di una retrospettiva completa in 100 righe; suggerisco: perchè non farla per tutti quelli di cui abbiamo visto tutti i film?
    ob

  2. hola drob. scommetto che toglieresti almeno mezzo punto a down by law e lo metteresti a coffee. per alcuni corti 4 a coffee ci sta, ma non per tutti. a down by law stavo per mettere un universale 4 e un personale 5+, poi ho scelto la via di mezzo.
    sì, la retrospettiva per qualcuno a cui vogliamo particolarmente bene si può fare. ma con calma, che è una cosa un po’ faticosa.

    MissV.: in effetti. l’hai rivisto? come dice il Saggio, è tempo di riconsiderare.

  3. cacchio, non ci sarei mai arrivato – e dire che l’ho visto in lingua originale. bello, me la rivendo come una mia scoperta già domattina.
    cittadino bartz

  4. Io ho visto solo coffee and cigarettes, broken flowers e dead man e darei gli stessi tuoi voti. Tra l’altro ho visto ora su imdb che nel suo prossimo film ci sarà ancora Murray, insieme a Hurt, Swinton, Bernal. e sti cazzi che cast.

  5. drob, ovviamente non me ne sono accorto io. la spiegazione è in un commento ad un video su youtube, commento probabilmente lasciato dallo stesso RZA.

    edo, l’attesa per il prossimo film è enorme. “the limits of control”, per il quale manca ancora un lungo anno, ha su imdb questa sinossi: The story of a mysterious loner, a stranger in the process of completing a criminal job.
    intanto, non c’entra molto, ma in fondo sì, fra poco esce il nuovo Ferrara.

  6. ma tu hai trovato da qualche parte ‘go go tales’? nei cinema non s’è visto, a dorso di mulo neanche. non vorrei perdermi un film con asia argento – sai quanto ci tenga a vedere tutti i suoi film e commentarli con te, ti rendi conto che abbiamo visto assieme ‘viola bacia tutti’ e ‘la sindrome di stendhal’, oltre che il tuo amatissimo ‘new rose hotel’?! – e tanto più questo, perchè pare dia un bacio alla francese a un rotweiller.
    partigiano bartz

  7. è quello il ferrara a cui mi riferivo. e già ricorda new rose, per questo ci tengo tanto. che io sappia, mio giustificatamente apprensivo amico, esce il 20 giugno. io ci sarò, puntuale.

  8. che ti credi? l’avevo già visto! comunque mi dicono che è incinta…
    ob

  9. Bel post, su un regista interessante (io darei qualche punto in meno a “Dead man” e soprattutto a “Broken flowers”, ma è una cosa mia).
    Non hai visto il suo corto in “Ten minutes older”, con Chloe Sevigny? Forse lascia un po’ il tempo che trova, ma sicuramente è coerente con il suo stile e il suo linguaggio…

    Ciao!
    Christian

  10. Generalmente chi ama Jarmush considera Dead Man il suo capolavoro.
    Io sicuramente sono fra questi, si tratta di un film in cui musica e immagini si fondono raggiungendo quella che per me è la perfetta fusione, mi vengono i brividi solo a pensarci.

  11. sì, l’ho visto il corto. infatti avevo una mezza idea di fare un post residuale con i lavori minori. “int. trailer. night” effettivamente non è molto elaborato, ma comunque d’atmosfera.

    ciao!

  12. Dead man è gigantesco. E’ bellissimo. Ed è molto elaborato, e anche d’atmosfera.Anche per me davvero l’apice del cinema di Jarmush.

  13. come la sottile linea rossa, dead man è uno di quei film in cui puoi entrare in qualunque momento e inserendoti in qualsiasi fase della narrazione. perché è maledettamente denso, e indipendentemente dal racconto ti circonda di immagini e suoni autosufficienti e stimolanti.

  14. Ripasso dalle parti di questo post dopo ogni film di Jarmusch visto. Ieri ne ho visto un altro, a cui tu hai dato 3.5. Poco prima avevo visto Taxisti: splendido. Per me da 4, se non di più. Il prossimo recupero dovrebbe essere “Mystery train”. Ripasserò. :)

  15. ciao pick. in effetti da quando ho scritto questo pezzo su jarmusch, il modo di dare i voti è un po’ cambiato. quasi tutti i film sono da mezzo punto in più. adesso ne correggo qualcuno.

  16. Una meraviglia di scritto, complimenti!
    Non ho visto tutte le pellicole di cui parli (mi manca Permanent Vacation e sono sicura dia vere visto Stranger than paradise ma non lo ricordo, quindi è come se non l'avessi visto) e l'unica che proprio non mi è piaciuta è stata Ghost dog (forse è a causa dell'accessibilità? Non saprei, so che non mi è sembrato jarmusch, nemmeno in una inquadratura. 
    Mi vien voglia di ripescare, ancora, Daubailò e Dead man, che non stancano mai, è proprio vero. E pure Broken flowers.
    Poche sere fa ho riguardato (la prima volta è stato al cinema) Coffee and cigarettes e l'episodio con la ragazza seduta al tavolo, silenziosa, mentre beve il suo caffè e guarda la sua rivista, come un attimo sospeso nel tempo, mi è piaciuto tantissimissimo. Vale la visione già solo per quei due minuti di situazione. 

  17. in stranger than paradise c'è tanta neve, merita d'essere rivisto. ghost dog credo riassume del jarmusch precedente (il protagonista destinato alla morte come dead man, alcune situazioni ironiche alla mystery train…) e anticipi quello futuro (la dialettica fra vita e tv di broken flowers, l'incomunicabilità e la rassicurante inflessibilità di un codice di limits of control…). ma semplicemente a me è piaciuto molto, l'ho visto una quantità di volte, è il jarmusch più cool ma glielo permetto volentieri. coffee and cigarettes, vero, ha dei momenti notevoli. e poi quando uscì cercavo disperatamente il corto con waits già da qualche anno, quindi ne fui entusiasta.

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