Un’opinione pubblica un poco meno stupida delle sale da ballo un po’ più che di merda.

La seconda giornata del Biografilm è stata dedicata ad Hunter S. Thompson, ed è una cosa buona. Due film “di finzione” e un documentario. Giustamente riproposto Paura e Delirio, che tutti noi amiamo, l’altro film è Where the Buffalo Roam (Art Linson 1980), il documentario Gonzo: the Life and Work of Dr. Hunter S. Thompson (Alex Gibney 2008).  Il tutto restituisce una figura interiormente contraddittoria, e quindi universalmente coerente.

Il colpaccio è Where the Buffalo Roam, e neanche sapevo esistesse un film del 1980 con Bill Murray nella parte di Thompson. E con la colonna sonora di Neil Young. Invece esiste, lì ha avuto poco successo, qui non è stato distribuito per nulla, ma non è affatto male, soprattutto potendo misurarne l’influenza sul film di Gilliam.

Il Thompson di Murray è più aggressivo di quello di Depp, più cacciatore e meno attento alle scarpe da golf, ma i due attori sono molto simili in alcune movenze e nella scelta di dedicarsi unicamente al personaggio, piuttosto che alla persona o lo scrittore. I due Thompson accendono le sigarette allo stesso modo, fanno largo uso di pompelmi ad ogni scopo, fumano sigarette col bocchino, portano ridicoli pantaloncini corti e camicie colorate, hanno sempre una valigia piena di tutto il necessario, senza sapere ancora quale necessità si potrebbe prospettare. In più l’Hunter di Murray ha una notevole ossessione per le armi, aderente all’originale, e soprattutto un manichino di Nixon e un dobermann, addestrato a mordere le palle del manichino Nixon al solo sentire la parola “Nixon” .

Qui non viene messo in scena solo Paura e Delirio a Las Vegas, ma anche numerosi articoli sulla campagna presidenziale del ‘72 ed amenità su traffici d’armi e processi agli hippy; coprotagonista a tutti gli effetti rimane l’avvocato Oscar Acosta con i suoi preziosi consigli. Film prevalentemente cazzone, non ha il retrogusto amaro e disilluso del film di Gilliam, retrogusto che invece lo univa, seppure flebilmente, al reale Hunter S. Thompson.

Perché è il documentario a dare un punto di vista differente, a evidenziare come i film abbiano messo in scena il Thompson creato da Thompson, con gli anni visibilmente infastidito dal doversi adeguare alla sua invenzione. La prima cosa che si nota nel film di Gibney è lo sguardo: non più quello folle e lisergico che è appartenuto specialmente a Depp o quello beffardo di Murray, ma uno sguardo triste, lucido e ripiegato in se stesso. Quella di Hunter è la storia di una persona a cui le cose non stavano bene, una persona troppo cosciente dello squallore attorno a sé, incapace di scendere a compromessi, destinato alla sconfitta. Ma anche a non starci: Hunter non sa perdere, e nel 2005 si suicida con una delle sue pistole.

Nei suoi tentativi di politica attiva e successivamente nel suo appoggio ai candidati democratici si pone come un moralista, cioè uno che si sente moralmente ferito da ciò che ritiene sbagliato, destinato a rimanere sempre sorpreso dall’ipocrisia di chi indica quali debbano essere le scelte del Paese: la criminalizzazione delle droghe (leggere) e la repressione del dissenso e non la criminalizzazione delle guerre, degli abusi di potere.

Il Thompson vero è certamente meno affascinate di quello costruito, ma rimane l’incarnazione della decisione predestinata al fallimento, l’inseguimento della logica resa utopia dallo stato delle cose. È quando ci si dà per vinti che si può cominciare a far parte dei vincitori; c’è chi non lo ha mai accettato, mentre sembra che oggi lo insegnino (e lo impariamo) molto in fretta.

Where the Buffalo Roam: 3,5/5

Gonzo: 3/5

n.b.: il valore complessivo reale è di gran lunga superiore a quello cinematografico.

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7 thoughts on “Un’opinione pubblica un poco meno stupida delle sale da ballo un po’ più che di merda.

  1. credevo fossi di milano. peccato, potevamo salutarci.
    mentre tu eri quello con in mano un sacco di cynar (e sarai arrivato quindi con un sacco di carciofi (non è una battuta, la cosa funzionava così)), noi eravamo quelli a romperci le palle con getting home.

  2. ma Gonzo:The Life and Work of Dr. Hunter S. Thompson e Where the Buffalo Roam sono stati doppiati in italiano?grazie

  3. doppiati sicuramente no, ma temo non siano disponibili neanche i sottotitoli. io li ho visti sottotitolati, ma credo sia stato un lavoro interno al festival.

  4. Pingback: The Wolf of Wall Street (Martin Scorsese 2013). Poca paura e molto delirio nell’alta finanza. | SlowFilm

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