My Beautiful Girl, Mari (Lee Song-kang 2002)

My Beautiful Girl, Mari è un film d’animazione coreano, probabilmente il primo cartone coreano che abbia visto. Imparo che l’animazione in Corea, trascurata per decenni, cerca di rinascere con opere di qualità e dal notevole sforzo produttivo, di cui questo lungometraggio (ma poi neanche tanto lungo, 80 minuti) è l’apripista. Banalmente inedito in Italia, ha ricevuto varie candidature e riconoscimenti, tra cui la vittoria al festival di Annecy.

È un film maledettamente triste. E bello, molto molto bello.

C’è una quantità di cinema in My Beautiful Girl Mari, quello pensato, che si mostra, che ti avvolge, che ti fa credere che la tristezza sia una cosa dolorosa ma esteticamente bella, dotata di una sua specifica purezza.

Un bambino, rimasto orfano di padre, trova rifugio nel mondo contenuto in una biglia, legata al vecchio faro della sua città. Il mondo è colorato e pieno di nuvole e strani alberi, ma vuoto e silenzioso, anzi abitato da una musica che evoca il silenzio; espressione di un’interiorità ancora viva e luminosa, ma in cerca di una guida, di una soluzione ad una sensazione di perdita incolmabile. Il film rappresenta perfettamente la mancanza. Si riesce ad entrare nello sguardo del ragazzino animato, e, con un certo sgomento, si ritrova lo stesso sguardo nel suo personaggio adulto.

Tecnicamente si assiste ad una commistione, perfettamente realizzata, di disegno classico,  di computer grafica, e anche dell’utilizzo del rotoscope, specialmente sulle figure umane, esprimendo al tempo stesso realismo nei movimenti e nelle espressioni e stilizzazione nei tratti e nei colori dati dai giochi fra ombra e luce.

Oltre alle incursioni nel mondo magico a cui accede il protagonista, altrettanta meraviglia si ritrova nel passaggio poetico e invisibile da un elemento all’altro, tanto nelle descrizioni fantastiche quanto in quelle reali: dall’aria all’acqua, dall’acqua alle nuvole, dalla terra al cielo, attraverso un accostamento e un progressivo fluire di ogni immagine dentro l’altra.

Un’opera particolare, intensa e malinconica di cui è bene non anticipare altro.

(4,5/5)

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25 thoughts on “My Beautiful Girl, Mari (Lee Song-kang 2002)

  1. questa recensione è semplicemente bellissima.

    ed è vera l’insidiosa bellezza della nostalgia. non per qualcosa o qualcuno, ma la paradossale nostalgia del senso di perdita. come se il vuoto incolmabile mantenesse la promessa di un tutto potenziale, che tale deve rimanere, permeante nel suo non esserci.

    ecco, adesso lo voglio rivedere.

  2. prove tecniche di trasmissione: scrivere un secondo commento inutile, ma utile a far apparire il primo.

    (sìsì, sto lavorando)

  3. chissà se lo troverò mai in giro. sembra interessantissimo, a volte l’animazione delle piccole produzioni supera in poesia e grandezza i colossi della disney – pixar – dreamworks.

    mario

  4. michela, in effetti questo film, che pure immediatamente m’era piaciuto, ha lsciato delle tracce più profonde del previsto.

    mario, mulo e asian world, non esistono altre vie. a me i cartoni della pixar piacciono, ma lo spessore di alcune produzioni orientali è un’altra cosa.

  5. io ne ho ordinato uno sul mulo da 616 euri netti: è quello giusto?
    ob

  6. ops, scusa, io ne ho preso uno da 601 e 36 centesimi che ha già i sottotitoli incorporati. non so se l’altro va bene con asianworld.

  7. ochei. ma – visto che mi trovo a chiedere informazioni – i sottotitoli per where the buffalo roam?

  8. Io lo comprai dal mulo anni fa, forse quando uscì, c’erano quei ragazzi del forum asiatico che diligentemente traducevano le parole.
    Delicatissimo… quanto fu bello!

  9. chi l’avrebbe mai detto che esseri privi di un mulo mi avrebbe precluso tante possibilità. I paradossi della tecnologia :)

  10. drob: scusa, ma devo correggermi di nuovo. la mia versione di mari è quella sky, da 690 e 97. comunque ogni altra soluzione è una soluzione. i sottotitoli di buffalo, purtroppo, non esistono.

    Claudio: sguinzaglialo

    Amos: eterna gratitudine ai ragazzi di Asianworld, per questa e molte altre cose.

    Em1x: tu sprovvisto di una bestia tanto utile?! ravvediti, figliolo.

  11. ‘questa recensione è semplicemente bellissima’: concordo, le tue recensioni lo sono quasi sempre. ma qui si scrivono belle recensioni o si consigliano e/o si commentano film per/con i compadri amanti del cinema? no, perchè questo film animato non è nulla di che, da nessun punto di vista, a parte quello di dare buoni spunti per belle recensioni, appunto. già ti scrissi i miei dubbi su wristcutters e su il divo; in parte ne convenisti anche. e ieri mi son sorbito all about lily chou chou, che tu definisci, altrove, un capolavoro. è un filmetto adolescenziale pretenzioso con alle spalle un’operazione di marketing manco troppo riuscita, ha una regia con due buone trovate, ma per il resto fastidiosa e improbabile; e una storia azzeccata con la sputazza. roba per i fissati (dio li conservi) di asianworld – nella classifica dei quali, ti faccio notare, troviamo un kitano solo al posto 27, uno tsai solo al 30, ozu al 43 e miike al 44! non dico che rientri nella categoria degli ‘inguardabili’, non dico di aver sprecato il mio tempo, ma capolavoro, cacchio, no! tu hai una responsabilità, che consiste nel fatto che se tu dici che un film è un capolavoro, o se gli metti 4/5, io quel film corro a vederlo o me lo procuro al volo, perchè mi fido. e tu che fai? io ti consiglio un vecchio van sant e tu ricambi con iwai e questa palla coreana? visto che ne vedo comunque uno al giorno, di film, ogni consiglio è bene accetto, ma tu giochi con i miei sentimenti, alimenti aspettative che poi vanno deluse! se mi avessi detto che il divo è un film pacchiano e finto anni ’70 con delle cose buone, sarebbe stato diverso! guarda che si possono scrivere splendide recensioni anche su bertolucci, e i cinefili amano bertolucci, pure ghezzi ama bertolucci, ma bertolucci fa cacare comunque.
    bacioni, vorrei potessimo scazzarci da vicino, pieni di birra.

  12. dottore convertito a splinder, passi da bologna, allora! che aspetta? giuro che mi dileguo e vi lascio nella Caverna in totale solitudine, con cassa di birra annessa (davvero, c’è uno scatolone formato famiglia di birre abbandonate che aspietta solo a te)…

  13. epperò mi tocca dirti, tanto per irritarti doppiamente:

    “lasci stare (de) iwai.”

    poi vado in castigo.

  14. cara m, in realtà l’account splinder l’ho avuto da quando lo iosif si fece il primo blog, è per pura pigrizia che non mi loggo mai. sono commosso per i ripetuti inviti (ed anche a pensare a quelle birre abbandonate a loro stesse), ma, tranne una breve parentesi estera, almeno spero, passerò l’estate a corregger bozze. perciò mi urgono suggerimenti filmici adeguati a sopportare tutto ciò – coadiuvato da qualche solitaria, ma fresca, birrozza. vedi che ti dico: che appena posso venire la bevo pure con te una birra, con tutto che sei femmina e quindi geneticamente non predisposta per il cinema, ed ascolto graziosamente le tue motivazioni. bacioni.

  15. dottore, a conti fatti tu sei quello che perorava la causa di quella cacata di batman begins, e nonostante questo non sono venuto a lasciarti buste di carta incendiate fuori la porta di casa. pur pensando: ma come mai gli è piaciuta ‘sta cacata? il dottore è un bravo ragazzo, avrà avuto le sue buone ragioni. altrettanta buona fede vorrei mi fosse attribuita. lily chou chou te l’ho suggerito buoni tre anni fa, qui non credo sia accostato nè al termine capolavoro nè ad un qualsiasi voto, essendo solo citato in un vecchio post. ma non è importante perché credo davvero sia un bel film, giovanilista e tutt’altro che sobrio, ma bello. ma, ripeto, non ne ho scritto nulla, e se volessi farlo dovrei rivederlo.

    riguardo questo cartone coreano, una volta appurata l’ineffabile bellezza della mia recensione, c’è da dire che se ti fossi soffermato a riflettere su cosa parli il film, invece di concentrarti sul 4,5, probabilmente ti saresti accorto che di my beautiful girl mari non te ne sarebbe potuto mai fregare un granché. perché dire che non è nulla di che da nessun punto di vista è dire una falsità, essendo la raffinatezza e la particolarità della ricerca tecnica e visiva non negabile.

    anzi, no, in realtà e semplicemente, mi spiace che non ti sia piaciuto, perché invece a me è garbato assai. più o meno per i motivi scritti nel post.

    wristcutters, mi sono riletto quello che ho scritto. sono d’accordo con me. non mi pare d’averlo glorificato. non ci fosse stato waits sarebbe stato massimo da 3 e mezzo, ma infatti il post pende da quelle parti lì. e poi vaffanculo, dimmi che la scena di waits che racconta la storia dell’albero non vale da sola tutta la visione del film, e pretendo che ti tagli via il mignolo.

    vabbe’, vado a risponderti dall’altra parte.

  16. io ho fatto il contrario, andai dall’altra parte e poi venni qui. i post vengono visualizzati un po’ a cazzo su splinder, questo è apparso dopo l’altro. il mignolo me lo tengo, ovvio. resto convinto che il genere sia un problema, sia il problema che il cinema ci pone, lo penso da quando mi resi conto che arancia meccanica – se non il meglio, tra i primi cinque di sempre, non negarlo – è un musical. con tutti gli anessi e connessi che ciò comporta. è vero, ho problemi sulle votazioni, forse perchè trascorro diversi giorni al mese a dare voti e non mi piace affatto. ultimi film (ri)visti: rebecca, cuore selvaggio, un paio di peckinpah, io la conoscevo bene, zatoichi. cinema che fiotta. assolutamente. cani arrabbiati, da vedere – con milano calibro 9; horror americano anni ’70, uno dopo l’altro; da vedere: per capire. l’ultimo romero, non distribuito. accattone, finito da dieci minuti, ogni inquadratura un brivido. poi tante cazzate. il mio invito: johnny to, regista da approfondire, ne ho in cantiere qualcuno. parliamone.

  17. lo rivedo quanto prima, my beautiful girl mari. devo capì. e ammetto che batman begins era una cazzata, ma non tutto tutto. però tu rifletti sulle somiglianze tra my beautiful girl, il treno per il darjeeling e all about lily. vedi che ce ne sono. se non le dici tu, te le dico in altra sede, è una costante nei tuoi gusti cinematografici.

  18. questa settimana è densa, quindi ti dico velocemente:
    tu sei pazzo. che arancia meccanica sia un musical lo dissi io a te a casa tua qualche anno fa. mi sento tradito e defraudato.

    ma non lo rivedere, mari, non c’è proprio niente da capire.
    che ci siano delle costanti nei miei gusti cinematografici lo so benissimo, lo ritengo una fortuna e anche una cosa piuttosto inevitabile. in più, cose molto simili le cerco anche nella musica e nei libri. è proprio perché queste costanti, che non mi sembrano celate, ma ribadite quasi ad ogni mio commento, nel rilevare la loro presenza o assenza, dicevo proprio perché ormai conosci queste costanti, mi stupisco che ti stupisca di quanto possa piacermi un anderson o un wristcutters, o un cartone coreano vuoto come un palloncino. così come dovresti sapere che non avrò mai voglia di vedere milano calibro 9.

    di johnny to ho visto qualcosa, fomentato da asian world (dove prevalgono alcuni gusti che non condividiamo, ma che è un forum con decine di persone e, diciamola tutta, nell’era informatica ce ne passa molti più lui che ghezzi), ma mi narcotizza quanto un john woo.

  19. Bella recensione. E’ da un sacco che voglio vederlo ma, pur avendo il dvd, continuo a rimandare la visione. Che sia la volta buona? :) ciao, gianpy

  20. hai visto? lo hai fatto di nuovo! ‘un cartone coreano vuoto come un palloncino’ è una definizione perfetta e ‘bella’, ma fuorviante ‘per me’. e comunque milano calibro 9 è un capolavoro. e comunque a chi sto parlando? tu sarai già da tempo in ritiro spirituale a solo bourbon e lucky strike per prepararti all’evento.
    ob

  21. ciao gianpy. hai addirittura un dvd? bello. sii fiducioso, la volta buona si mostra quando è davvero buona.

    dottore, di certo per te è fuorviante perché non corrisponde alla visione e al giudizio che hai avuto del film. in effetti, se avessi dovuto esprimere quel che ne pensi tu, tutta la recensione sarebbe in relazione decisamente fuorviante. peccato questo discorso abbia poco senso perché, nonostante tutto il bene che ti voglio, la cosa che mi riesce più spontanea rimane l’avviare (inviare, qualcosa di opposto a fuorviare) quello che scrivo verso quello che penso.

    questa settimana è stata (è) davvero eccessivamente densa, anche il ritiro spirituale ne ha risentito. ma la tensione è tanta. la portata dell’evento ed il prezzo del biglietto finiscono per responsabilizzare l’ascoltatore più del concertista. ma ce la faremo, sono sicuro che ce la faremo, coglieremo l’essenza.

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