Help Me Eros (Lee Kang-Sheng 2007)

Ad un anno di distanza recupero l’opera di Lee Kang-Sheng, nello svelatamente disperato tentativo di ovviare all’essenza di Tsai Ming-Liang (qui produttore esecutivo) a Venezia; tentativo in buona parte non riuscito. Il film l’ho visto con i sottotitoli tradotti dal francese al googlese, e nonostante di francese non sappia assolutamente nulla, si intuisce come l’avanzato mezzo tecnologico sia del tutto incapace di rendere anche la frase più semplice. Poco male, il film è prevedibilmente taciturno e tutto quel che c’è da capire della trama lo si può trovare nelle svogliate sinossi dello scorso Festival. Che più o meno raccontano questo: Lee è un agente di borsa andato in rovina, adesso piccolo coltivatore di marijuana, che pur non potendo pagare le bollette della lussuosa  casa minimal se la spassa organizzando serate con un gruppo di giovani (pseudo)prostitute che si vestono come nei manga, e ovviamente spaccandosi di spinellotti. Una vita tutto sommato non disprezzabile, ma che comunque sembra non soddisfare il nostro eroe, il cui umore altalenante lo porta da una scena di sesso acrobatico a un momento di depressione, da un momento di depressione a una scena di sesso acrobatico.

Il film in buona parte non è brutto: se non esistesse Tsai Ming-Linag sarebbe certo più interessante, così come è vero che se non esistesse Tsai Ming-Liang, di certo non potrebbe esistere questo film. Più movimenti di macchina, rispetto all’opera del Maestro (carrellate, non state a pensare a campi controcampi o zoom o altre scelleratezze), ma soprattutto più colori brillanti, corpi più esclusivamente erotici, ed in definitiva una storia di sofferenza meno convincente, alquanto posticcia. Se Tsai nell’ultimo film (I Don’t Want to Sleep Alone) si immerge in architetture scheletriche, incomplete e abbandonate, Lee non resiste ad un certo estetismo lussuoso che ricorda l’ultimo Wong Kar-Wai. Accurato nelle inquadrature, il film riesce soprattutto dal punto di vista erotico, eppure in alcune scene pare che il ridicolo non sia del tutto volontario. Gli incontri ravvicinati con le anguille provocarono, giustamente, sprezzante ilarità quando li raccontarono Valeria Marini e Bigas Luna. Ecco, questo non è l’unico velatissimo simbolo sessuale che Lee non si fa problemi a mettere in scena.

Bene, basta così; lo scopo principale di questo post è lamentarsi dell’assenza di Tsai al Lido. Ecco fatto. E poi inaugurare un nuovo gioco: indovina chi non ha visto il film e ci ha scritto la recensione. Il primo illustre vincitore è: Maurizio Porro del Corriere della Sera ("una grassona che fa il bagno con una piovra in stile Cicciolina"), per la totale assenza di piovre all’interno del film. Grande Maurizio, trattiene a stento le lacrime. Al secondo posto si piazza Lietta Tornabuoni de La Stampa, che non trova niente di meglio da fare che scrivere cinque righe in cui vengono elencate un po’ di scene, probabilmente appuntate da un assistente nel buio della sala, o semplicemente evinte da un qualche comunicato dell’ufficio stampa. Cavalli di razza, al prossimo giro sapremo su chi puntare.

(2,5/5)

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17 thoughts on “Help Me Eros (Lee Kang-Sheng 2007)

  1. Lo vidi a Venezia, e trattenni a stento il sonno (dormivo anche poco in quei giorni, va detto). Non so, a me già il cinema di Tsai Ming Liang non piace molto, l’emulazione la reggo ancora meno. Forse non li capisco, io, questi film, ma li trovo di una noia mortale.
    M’era piaciuto solo Il gusto dell’anguria.

  2. Tsai Ming-Liang è congenitamente selettivo. Quando vidi per la prima volta un suo film, The Hole, anche le recensioni più positive lo chiamavano “sua maestà La Lentezza”. personalmente, trovo che sia uno dei migliori creatori di cinema, e trovo molta più tensione e partecipazione nei suoi silenzi e nei suoi quadri fissi che in film apparentemente più “movimentati”. oltre al fatto che Tsai è una persona simpatica (o almeno si pone come tale), il che non guasta.
    non so se li hai visti, ma the hole e che ora è laggiù credo abbiano buone possibilità di piacerti.

  3. vabbè, ‘sto schifo qua mi pare eccessivo. un po’ di cose si salvano.

    grazie per l’apprezzamento.

    l’hai visto anche tu a venezia? siete tutti habitué del festival?

  4. no no: fa proprio schifo. la sola cosa che si salva è il fatto che finisce.
    e sì, lo vidi al palaBNL o come si chiama quella sala del lido.

  5. The Hole mi piacque ma questo purtroppo non l’ho visto. Cercherò di recuperarlo. Almeno l’immagine sembra gradevole^^

  6. luciano, ovviamente ti consiglio di approfondire tsai ming liag, invece di buttarti sul surrogato.

  7. sul maestro è sufficiente il film che da il nome al mio blog… oh quando rivedo quei 10 minuti infiniti di pianto, che bellezza….

  8. certo, ma anche vedere gli altri non guasta. goodbye dragon inn, the hole, i don’t want to sleep alone sono anch’essi capolavori. dopo l’estate probabilmente scriverò una breve monografia.

    bentornato, claudio :)

  9. i critici sono odiosi. Tutti i critici.
    IL mio preferito è Morandini che su dieci film ne vede mezzo però sputa sentenze. Se non amano il loro lavoro, perché non lo lasciano fare a noi?

  10. ciao alice.
    per me er mejo rimane farinotti (io ebbi la fortuna di comprare il suo dizionario, che fu il primo, anni fa). invito tutti a leggere la rappresentativa recensione di Akira. anzi, ve la copincollo:
    “Da un famoso fumetto giapponese, venduto in tutto il mondo, le avventure di Tetsuo. Costui è vittima di un esperimento che ha reso la sua mente alterata e allucinazioni e incubi si sommano a situazioni pericolose. Tutto ciò in un clima post-atomico con una Tokyo tra le macerie. Un cartone animato per adulti, molto violento, che può interessare gli appassionati dei fumetti e in particolare dei “manga” giapponesi, storie disegnate che hanno le caratteristiche delle soap-opera americane.”

    e attenzione, a parte la perla finale sulle soap americane, la prima parte è copiata dal retro della vhs. un genio.

  11. Caspita che gaffe! Nonostante sia chiaramente scritto il nome del regista chissà come il mio cervello (in pieno caos) ha registrato questo film come l’ultima opera del grande Ming-Liang. Ehm… cercherò ugualmente di recuperarlo.

  12. Tsai Ming-Liang è un fallito. I suoi film non hanno alcun senso, sono noiosi, e chi li esalta lo fa solo perché si è addormentato durante la proiezione e ha sognato qualcos'altro.

  13. Pingback: Walker (Tsai Ming-liang 2012) | SlowFilm

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