Ponyo on the Cliff by the Sea (Hayao Miyazaki 2008)

Toccata e fuga a Venezia, a dare la botta definitiva alle vacanze 2008, già oggetto di nostalgici, personali amarcord. E domenica al Lido s’è visto il nuovo Miyazaki. In sala, mani spellate sulla fiducia prima della proiezione di Ponyo:  il guru e mammasantissima dell’animazione giapponese può contare su una moltitudine di fedelissimi impegnati a lasciar trasparire il più possibile la loro fanciullosità, a mostrarsi indefinitamente aperti all’accoglimento del sogno. E questa Sirenetta vista da Hayao, come già si intuiva dalle immagini che circolano per la rete, si presta più di ogni altro suo film alla regressione bambinesca. Certo, se addirittura sei un bambino, la cosa funziona ancora meglio, ma il mio sarà un commento di parte, da ultratrentenne refrattario al fanatismo.

Ponyo è senza dubbio il film meno complesso di Miyazaki; verrebbe da dire una favola, se non fosse che quella della favola è in realtà, come ci insegna Propp, la forma narrativa fra le più rigide e canonizzate, mentre quel che fa Ponyo è, al contrario, attenuare notevolmente i conflitti e le fasi del racconto, mantenendo personaggi e situazioni, ma in modo estremamente lieve, tanto che le dinamiche stesse sono appena sussurrate. Forse si può parlare di parabola, di affresco, di visione, o, a voler essere un po’ cattivi, di divertissement.

No, non è un ritorno dalle parti di Totoro, che aveva uno sfondo crepuscolare di bambine disperse e mamme malate, di solitudini fanciullesche che la bizzarra bestia dei boschi aveva il compito di individuare e curare.

I bambini di Ponyo sono chiamati solo ad essere bambini: liberi, giocherelloni e gioiosi. E anche il resto del mondo reagisce in modo positivo ed altruista ad una (mai troppo concreta) minaccia apocalittica, in una generale sensazione di invulnerabilità ed unità. L’anima di Ponyo è la sua scelta estetica, il rifiuto della computer grafica a favore del disegno a matita evidente e riconoscibile. I personaggi mantengono la fisionomia familiare delle opere di Miyazaki, mentre è il mondo a subire una stilizzazione: il mare, gli elementi, vanno contro quel realismo che, computer o meno, Hayao aveva sempre perseguito nei suoi quadri naturalistici.

Ecco, si può essere più o meno affascinati da quest’opera che punta sulla spontaneità e rinuncia al dettaglio; un lavoro oggettivamente meno impegnativo di un Mononoke e che segue, da questo punto di vista, la progressiva diminuzione dell’accuratezza tecnica da questo titolo (Principessa Mononoke, il capolavoro del regista) in poi. Così come ad assottigliarsi è la necessità e la compattezza del racconto.

(3/5)

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10 thoughts on “Ponyo on the Cliff by the Sea (Hayao Miyazaki 2008)

  1. guarda, sono quasi contento di un Miyazaki meno “complesso”.
    Come spettatore, per me Totoro ha raggiunto vette mai superate.
    un saluto

  2. Anch’io, dopo la (mezza) delusione di “Howl”, sono felicissimo che Miyazaki abbia virato nuovamente verso film più leggeri e infantili. L’ho visto senza sottotitoli ma l’ho trovato, anche se solo a tratti, davvero affascinante. “Totoro” resta per me il suo film migliore, seguito da “Laputa” e “Kiki”. Ciao!

    Christian

  3. Un altro grande film,d’altronde con Miyazaki non si rimane delusi. Spero di poterlo vedere presto al cinema.

  4. Per me Howl è uno dei più belli di Miyazaki (ma sono anche di parte, forse: è il primo film suo che ho visto). Su Ponyo… beh forse sono riuscito a entrare nel bambino o ritornare bambino perché m’ha lasciato come sempre senza fiato, anche questo Miyazaki più… semplice.

  5. noodles, se hai viso solo questi due ok, altrimenti continuo ad essere convinto che mononoke, la città incantata, ma anche nausicaa e totoro, siano nettamente superiori, tecnicamente e contenutisticamente. ponyo mi sembra più un film proprio per bambini, che un film per il fanciullo interiore. ed è anche una cosa buona: film esclusivamente infantili praticamente non se ne fanno più. sono sicuro che ponyo ha una bellezza molto più accessibile ai bambini di quella di mononoke e howl.

  6. ciao mm1, benvenuto.
    attendiamo speranzosi che a miyazaki torni la voglia di farsi il mazzo.

  7. secondo me oramai siamo dalle parti dell’autopilota, tuttavia, finché il mondo dell’animazione ci propina mediocrità, stanno tutti dietro a miyazaki… peccato che ci sia in giro gente come Kon che è un artista sopraffino, ma un pessimo sceneggiatore. mi auguro, un giorno, un Kon+Kaufman.

    ciao a te!

    mm1

    -e vedo grazie a dio che pure te cassi two lovers: non so proprio come si possa apprezzare un film così stereotipato e insipido.

  8. devo dire che kon mi ha un po’ deluso con l’ultimo paprika, soprattutto nella sceneggiatura, ma anche dal punto di vista dell’animazione. tokyo godfathers, però, lo trovo bello e completo. intanto, comunque, c’è oshii che non sbaglia un colpo e anche l’ultimo sky crawlers è capolavoro. te lo suggerisco caldamente.

    su two lovers, siamo in pochi a pensarla così, ma la ragione ci darà ragione.

    ciao mm1, sei sempre il benvenuto!

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