Sci-fi o ci sei?

Roba variamente futuribile vista negli ultimi mesi. Comincio dal migliore.

Last Exile è una serie animata in 26 episodi da 22 minuti ciascuno, creatura di quello Studio Gonzo che già con Blue Submarine No. 6 ci aveva regalato un gran film. E’ un cartone steampunk, cioè ispirato all’estetica ottocentesca e popolato da macchinari che hanno come mezzo di propulsione il vapore (come nell’ultimo film di Otomo). Sfruttando a pieno l’ampia durata complessiva, riesce a mettere in scena lunghe sequenze d’azione, dubbi individuali, conflitti allargati, trame amorose e digressioni filosofiche. Quando mi annoio con film come Iron Man mi viene il dubbio di essere incapace di lasciarmi trasportare da scene movimentate, d’azione o di guerra; allora devo ricordarmi di cose come Last Exile, che si svolge per la maggior parte per aria e mostra duelli a volte lunghi un’intera puntata, inventando sempre qualcosa di nuovo e lasciandoti una gran voglia di salire su una vanship. Guerre fra popoli analogici e semidei digitali, personaggi sfumati, complessi e indecisi, disegni curatissimi e ben integrati nella computer grafica, una soluzione finale notevole, fanno di questa una delle migliori serie di sempre.

Di visione più recente Possible Worlds, film canadese di Robert Lepage con Tilda Swinton. Qui siamo dalle parti della speculazione pura: sulla percezione del mondo, di se stessi, sull’importanza delle scelte e la possibilità di cambiarle. Purtroppo, la speculazione è così pura che il film, che alcune cose buone le ha, è però di una staticità che rasenta il fondamentalismo. La speculazione, a volte, andrebbe tagliata. Film dai colori freddi, di tanta acqua, acciaio e vetro, parte come un giallo ma immediatamente vira nel frullato di piani spazio temporali e nell’inseguimento dell’ammore.

Vado avanti, che, come per l’ottimo porco, qui non si butta via niente. Speed Racer, tratto da Mach 5, un cartone che non ha segnato la mia infanzia. I Wachowski riescono a dimostrare che lo sfoggio di nuove tecnologie ed accortezze estetiche, in mancanza di una giustificazione data da una motivazione superiore, non suscita in me alcun interesse. Il fatto che nel film l’aria di quello che la sa più lunga ce l’abbia la scimmia, qualche considerazione dovrebbe portare a tirarla.

E un altro film che ha arricchito davvero poco la mia persona è Appleseed 2, di Shinji Aramaki. Fra cloni e virus, pur essendo visivamente ragguardevole, il secondo episodio di Appleseed è meno interessante del primo e di Vexille, parabola narrativamente semi indipendente che al momento rimane la cosa migliore della serie. Mi piacerebbe dire qualcosa in più, ma l’ho già quasi completamente cancellato.

Last Exile: 4/5

Possible Worlds: 2,5/5

Speed Racer: 2/5

Appleseed 2: 2,5/5

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12 thoughts on “Sci-fi o ci sei?

  1. ah ah! io l’ho guidato, un aereo piccolo come una vanship. olè.

    (giuro che spesso, la sera, mi vien voglia di ricominciarne la visione. nonostante friends.)

  2. e poi: di possible words, che qualcuno mi spieghi il tizio congelato a temperatura ambiente. che qualcuno me ne dia una ragione qualsiasi.

    e appleseed2, uhm. c’era il tizio clone del droide che fu tizio. e un mostrazzo che si insediava attraverso un auricolare blue-tooth, credo della nokia, tanto per farti fare pubblicità occulta.

  3. #1: sì, vabbe’
    #2: mi sa che questo fondamentalissimo film l’abbiamo solo noi. e tu devi averne visto uno ancora diverso dal mio, su delle versioni utopistiche di office.

  4. >I Wachowski riescono a dimostrare che lo sfoggio di nuove tecnologie ed accortezze estetiche, in mancanza di una giustificazione data da una motivazione superiore, non suscita in me alcun interesse.

    Sottoscrivo.

    “Possible Worlds” non sapevo neanche esistesse. Dubito lo sapessero anche molti altri comuni mortali. A quanto pare non mi ero perso molto.

  5. ciao gahan, benvenuto.

    a possible worlds ci sono arrivato per caso, leggendo roba su vincenzo natali. non è del tutto disprezzabile, ma di certo non ti cambia la vita.

  6. oddio…l’ho visto possible worlds…più che altro mi hanno obbligato..e ..come dire, ..
    era meglio se non lo vedevo!! no vabbè…però non l’ho apprezzato sono sincera e mi sembra tu sia stato fin troppo generoso nei giudizi!! però devo dire che fai delle descrizioni che mi piacciono molto.

    saludos iosif

  7. lo so, sono una persona ragguardevolmente generosa.

    avrai certamente una tua teoria, allora, sull’uomo congelato a temperatura ambiente.

  8. in effetti si. potrei scriverne anche parecchio. anzi, parecchissimo.

    c’è un uomo congealto??
    =)

    ragguardevolmente genersoso rende molto.
    ciau.

  9. Di qua è appena passata la fanatica di Last Exile numero 1 (io). Per fortuna ogni tanto qualcuno si ricorda di questo anime stupendo. Ciao!

  10. benvenuta kanchou. non posso che condividere l’entusiasmo per last exile. purtroppo ho visto anche due puntate dell’altra produzione delle studio gonzo, burst angel, è m’è sembrato davvero brutta, di tenore del tutto diverso.

  11. Hai ragione. Gonzo sta facendo delle vere porcate. E’ vero che Last Exile è una specie di miracolo in generale, purtroppo abbastanza dimenticato, forse perché è troppo raffinato. Il designer principale, Murata, fa un anime ogni dieci anni e ha studiato al Museo Zeppelin per dare l’ambientazione giusta; i personaggi, come dici tu sono sfumati e umani. Un altro degli autori, Maeda, è un vero artista della grafica e della rielaborazione dei modelli letterari, come aveva fatto vedere con Blue Submarine n° 6 e poi con Gankutsuou, il Conte di Montecristo. Bello questo blog, recensioni fatte molto bene. Non sono d’accordo su Tulse Luper, ho smesso di mare Greenaway da quel film.

  12. grazie per il blog. gankutsuou non lo conoscevo, cercherò di recuperarlo. strano per greenaway. cioè, mi sembra strano che tulse luper non piaccia a chi apprezza gli altri suoi film, visto che mi sembra un’ottima rappresentazione di tutto ciò che aveva dichiarato e mostrato precedentemente. le scene con i casting io le trovo bellissime, così come le esplorazioni delle valigie. da parte mia, il greenaway che non ho digerito è i racconti del cuscino, unico vero passo falso.

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