In Bruges (Martin McDonagh 2008), Bubble (Steven Soderbergh 2005)

In Bruges è un film strano, di quelli che dentro hanno le sorprese. Fatto di varie idee che seguono diversi registri, riesce comunque a non essere frammentario o discontinuo. Storia di due killer londinesi in esilio a Bruges cittadina del Belgio che sembra un paese delle fiabe, da questa definizione prende tanto l’oleografia quanto il gotico. A momenti si ha il timore dell’ennesima coppia di assassini dai discorsi bizzarri che tanto mettono in luce la bravura dello sceneggiatore. C’è anche questo, ma c’è anche del politicamente scorretto realmente tale, spiazzante e non compiaciuto, ci sono bravi attori (persino Colin Farrell se la cava) e una buona costruzione del film che tiene più che svegli nonostante l’effettiva scarsità delle scene d’azione.

E Bubble è un film altrettanto trasversale. Dimostra come si possa girare un’opera rigorosa senza tendere la corda dei silenzi e delle inquadrature fisse. Un dramma documentaristico che fonde la costruzione della storia, propria della finzione, con l’emblematica realtà della descrizione sociale. Il tutto ambientato in una fabbrica di bambole dell’Ohio, dove la catena di montaggio sforna teste calve e piedini di gomma; dove gli esseri umani sembrano accettare il loro stato senza condizioni, anch’essi creati per un solo scopo, inconsapevoli e disinteressati alle alternative. Un mondo autosufficiente ed autoevidente, fatto di container e baracche in lamiera, dove i riflessi e le reazioni umane sono optional non previsti. 

In Bruges: 3/5

Bubble: 3,5/5

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18 thoughts on “In Bruges (Martin McDonagh 2008), Bubble (Steven Soderbergh 2005)

  1. tanto poco conosciuto quanto splendido, il film di Sodebergh…

    ciao, bandeàpart

  2. ohi ohi… non so se può contribuire all’interpretazione del film la conferma che bruges è proprio un borgo fiabesco con la nebbia sui canali silenziosi di notte…. insomma, un posto che il killer, dopo due giorni, lo agogni…. ;-)

  3. bravo mcdonagh per la sceneggiatura, si, diloghi originali, verissimo. Suggestive le locations. Grande forza delle immagini..
    però..
    io in bruges l’ho trovato veramente noioso e anche se gli attori sono bravi (farrell ha quella faccia che vabbè..caruccio ..molti lo hanno definito ottimo in questo film..bo.. non jelafa secondo me..) francamente a metà film mi sono domandata perchè fossi al cinema.

    Soderbergh, mi è davvero piaciuto. si. tanto. scelta di distribuzione sicuramente nuova….valida non so..
    Mi è piaciuto il minimal che si respira nel film e la grottesca ironia di mr soderbergh…vabbè, ma che te lo dico a fa…..se sa. ottimo anche il montaggio e la fotografia secondo me. Neon devastanti e malinconiche azzeccatissime note di sottofondo.
    èpperò adesso non diciamo puttanate (come più di qualche altisonante critico fece…) di paragonarlo a quella meraviglia di “una vita vera”.
    Non me toccate Mr lynch.

    insisto sulla tua “ragguardevole generosità”..in realtà elegante intelligenza nel descrivere.

    buona giornata.

  4. beh, suvvia, in In bruges si finisce per non far caso a LE sopracciglia. Probabilmente perché non stannno continuamente a capannetta.

  5. ciao bandeàpart. vero. poi, per me che non sono mai stato un fan dei vari ocean, questo soderbergh è stato una vera sorpresa.

    ciao anonimo belga, su con la vita, gioca con i cigni ed un fucile a piombini, oppure fai un salto ad amsterdam.

  6. ciao kiut. per me il punto di forza di in bruges è che è davvero bizzarro. cioè, toni così differenti non è facile riuscire conciliarli, mantenendo una coerente atmosfera di fondo. film esasperanti ne ho incrociati parecchi, questo non è nel pacco.

    mai pensato a lynch. molto bello straight story, non lo vedo da parecchio, ma mi lasciò sensazioni del tutto differenti. al tempo mi venne voglia di girare il mondo su una motofalciatrice, con bubble non mi è venuta voglia di andarmi a rinchiudere in una fabbrica di bambole a sbroccare.

    michela, farrell sembra un po’ joy di friends, e le sopracciglia sono sempre possenti, ma va bene anche così.

  7. è vero, assomiglia a joy! ma infatti, così va bene, quando si prende sul serio è inguardabile.

    (certo, lo sarebbe anche se avesse un piccolo lombrico che insegue la sua mamma stampato sopra gli occhi)

  8. hahaha
    joy di fiendes…=)
    cmq, in bruges, bizzarro è bizzarro. e di certo non è un film esasperante.
    bo.
    il paragone con lynch riguardava la rappresentazione di “quell’america che non alza mai la testa…l’america degli ultimi”…

  9. Bubble è molto bello. In bruges mi incuriosisce ma ai tempi dell’uscita lo evitai per un po’ di motivi tra cui le sopracciglia di Farrell e l’abusato aggettivo Tarantiniano.

  10. kiut, ma allora lo fai tu il paragone! ;)

    edo, in effetti quando citavo i killer sopra le righe mi riferivo a quello. all’inizio un po’ di paura c’è, ma poi il film trova una propria identità. secondo me è un buon film da divano, meglio che in sala.

  11. ma noooo
    non lo faccio io!!
    giammai. era solo per sottolineare su cosa. che sennò sembrava ancor più follia.

    niente, mi sono ingarellata su sta cosa!! leva sto post o smetti di rispondermi sennò continuo a veder cosa dici =)

    ciaooooo

  12. oh iosif, sono io l’involontario anonimo belga, e infatti dopo due giorni me ne sono riscappata a parigi ,-) na’

  13. in Bruges secondo me è un gran film, poteva essere ancora superiore se gli ultimi 15-20 minuti non fossero stati così sottotono rispetto al resto del film…. 3/5 mi sembra comunque corretto….

  14. >secondo me è un buon film da divano, meglio che in sala.

    Oh, che bello. Perché è esattamente sul mio divano che lo vedrò, dato che in sala ho dovuto saltarlo.

    “Bubble”, concordo, è ottimo.

  15. sul divano siamo tutti più transigenti. sarà l’odore di pop corn che rende l’uomo una belva.

  16. Pingback: 7 Psicopatici (Martin McDonagh 2012), Stand Up Guys (Fischer Stevens 2013) | SlowFilm

  17. Pingback: Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Martin McDonagh 2017), La Ruota delle Meraviglie (Woody Allen 2017). Il racconto della propria vita come ultima speranza | SlowFilm

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