Burn After Reading (Ethan Coen, Joel Coen 2008)

Sono andato al cinema col massimo delle buone intenzioni, con davvero un sacco di buone intenzioni, pregno di buone intenzioni, perché la striscia di film mediocri mi deprime. Ma è andata male; e sarò breve, perché stare a sparlare dei Coen fa di certo più male a me che a loro.

Da mesi la parola d’ordine è “idioti”: il completamento della “trilogia degli idioti” pare di per sé un valore acquisito. Burn After Reading si limita ad enunciare concetti quali “satira sulla cia”, “futilità dell’esistenza”, “satira sui costumi”, ma oltre a renderli evidenti come sull’indice di un libro, non si preoccupa di caricare questi temi con qualcosa di interessante. Clooney è scimmiesco e moderatamente divertente, Pitt è bambinesco e a tratti piuttosto divertente, e mettono in scena una vicenda piatta, che dovrebbe apparire sopra le righe perché spezzata da un paio di esplosioni di violenza. Come in tutti i film dei Coen i protagonisti si vedono precipitare la storia addosso, ma in questo caso si tratta di una storia esile, e le svolte narrative hanno tutte un carattere così improvviso, immediato e circoscritto da lasciare buona parte del film in attesa. Poi, qualcosa di gradevole c’è, i corridoi grandangolari che non mancano dai tempi di Barton Fink (ma qui le passeggiate durano molto meno, molti di più sono i primi piani), l’altrettanto spesso presente “cabina di regia” dove si prova a stabilire i destini degli uomini, qui particolarmente confusa e depositaria dello spiegone finale, un po’ parodia dello spiegone, un po’ spiegone vero e proprio.

Insomma, per quanto i Coen mostrino nelle loro opere dei tratti e dei temi ricorrenti, se in film come Non è un Paese per Vecchi o Il Grande Lebowski si trattava di ricomporre questi tratti per farsi un’idea del perché fossero così belli, in Burn After Reading bisogna ingigantire degli indizi minimi per giustificare un lavoro epidermicamente scialbo.

(2,5/5)

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26 thoughts on “Burn After Reading (Ethan Coen, Joel Coen 2008)

  1. ecco, ECCO, hai scritto quello che volevo dire ma non mi venivano le parole giuste. Bravo. E’ un po’ che andiamo spaventosamente d’accordo, dovrò iniziare a preoccuparmi? :-P

  2. infatti anche io condivido quel che hai scritto.

    non voglio terrorizzarti, ma in totale conto più assonanze che divergenze.

  3. Io invece non sono dello stesso avviso, secondo me i Coen sono tornati alla grande alla loro tipica ironia e ci sono riusciti benissimo.

  4. è curioso perché in teoria non sarei neanche in disaccordo con alcune tue “accuse”. A me è piaciuto molto, anche se, come ho scritto delle quattro pallette mezza è sola per Simmons. Ma per dire, il film è comunque solidissimo per me. E’ vero, è esile, sembra un po’ sbarellato, ma a me quest’impressione la danno anche i film maggiori dei Coen, ed è un pregio secondo me, proprio per come tengono insieme tutto, in un “cazzo di casino”.

  5. d’accordo con il signore qua di sopra..a me come tengono insieme i pezzi del t-u-t-t-o piace un sacchissimo…insomma è una loro prerogatiova che adoro…
    il film in questione non mi è dispiaciuto..
    ma dire che un film non mi è dispiaciuto, soprattutto se vado carica di aspettative, mi deprime un po…
    mi sento di non “parteggiare” e nell’arte come nella vita mi angoscia.

    ciao, buondì.

  6. In effetti, iosif, è tempo di inattesi accordi: visto ieri, non mi è piaciuto… il primo tempo è pure divertente, e sarei anche più clemente di te nel giudizio sugli attori, ma poi non funziona, non si capisce quale debba essere il senso (ma si sospetta che debba essercene uno), e, francamente, sembra solo di assistere ad un film che imita i primi film dei coen… non avevo aspettative, ma comunque, che tristezza….
    na’

  7. ale: paragonare questo a mr. hula hoop, lebowski, o barton fink mi sembra impietoso.

    noodles, c’è casino e casino. sia nella scrittura che nell’impegno registico, qui siamo nella vacuità.

    kiut, neanche a me è dispiaciuto vederlo, ma visto che consideravo i coen più o meno i migliori registi occidentali, anche per la loro dedizione a kubrick, diciamo che negli ultimi anni un (bel) po’ di smalto l’hanno perso. con l’eccezione di non è un paese per vecchi, che infatti aveva fatto ben sperare.

    na’: gli attori fanno le smorfie in maniera abbastanza divertente. ed i coen fanno le smorfie a loro stessi.
    io non ricordo occasione in cui non siamo stati d’accordo.

    claudio: finché i doppiatori non sono i giocatori della nazionale o imitatori di bombolo (privilegi di solito riservati ai cinesi), non credo che un film possa essere tanto stravolto dal doppiaggio. sì, ti perderai qualcosa, ma il soggetto, il montaggio e la regia rimangono in lingua originale.

  8. addormentata 2 volte nel primo tempo
    gli unici che mi hanno strappato una risatina sono i 2 agenti cia

  9. Grazie
    volevo andare a vedere Hancock ma mi sa che domani vado a guardarmi Sfida senza regole

  10. La serietà, o severità, o intellettualismo con cui si possa o meno definire lo scopo di questi commenti mi è sembrata sempre onesta, brillante e in molti casi illuminante, comprese le frequenti provocazioni e commenti aciduli. Stavolta però la pesantezza dell’intellettuale nel vomitare su un film che non aveva nessuna pretesa (le aspettative in questo caso erano assolutamente volontarie e soggettive) e che ha la gravissima imperdonabile colpa di non avere un senso o un significato profondo/serio dal punto di vista contenutistico o estetico se non l’essere una semplice commedia (oddio, che pochezza) disturba abbastanza. I Coen non hanno fatto un film bellissimo e geniale? anche Stalin li avrebbe fucilati. E se ci andassimo un pò più piano col “fare” i critici?

  11. e se scrivessimo po’?

    (ehi, hai raggiunto il successo! hai anche tu l’anonimo che critica il critico!)

  12. ciao utente anonimo, benvenuto. certo, fino a un certo punto, ma benvenuto. devo dire, un commento che sentivi tanto l’urgenza di esprimere, potevi riempirlo con un contenuto migliore di “non ti piace burn after reading perché è una COMMEDIA”. perché saprai che in tutti i talk show, dopo aver affermato il principio per cui “bisogna sempre essere se stessi”, nel momento spettacolo e cultura verrà menzionato l’altrettanto fondamentale assunto per cui “è molto più difficile fare film che facciano ridere rispetto a film che facciano piangere”. esemplificando il concetto, fare commedie è ancor più drammatico che fare tragedie. e in un mondo, il nostro, dove siano state create cose come blues brothers e non ci resta che piangere, dove c’è stato wilder e c’è wes anderson, io so che la commedia può raggiungere delle vette. e fra le vette c’è anche lebowski, che fra l’altro non fu accompagnato da commenti che lo indicavano come una “satira caustica” nei confronti del mondo del bowling, dei ladri di tappeti e dei furetti nichilisti. burn after reading non s’è impegnato ad arrivare oltre la metà della scalata.

    detto questo, andarci piano nel “fare” il critico? e perché mai? sono spesso brillante e, in molti casi, illuminate.
    byez.

    ciao michela. (era ben ora).

  13. secondo me l’anonimo è una donna invaghita di te. chi altri ti direbbe, pubblicamente che sei onesto, brillante, illuminante e intellettuale? se fossi nella tua donna mi preoccuperei: probabilmente ha una rivale.
    drob
    p.s. citazioni kubrickiane, citazioni kubrickiane, citazioni kubrickiane (quanto mi piace dirlo?).
    p.p.s. addavenì

  14. dottore, per le medesime ragioni d’ammmore sotteso, ho pensato a Lei, o illustrissimo, fino all’accento incriminato.

  15. uhm, se la metti così, l’unica altra possibilità è che l’anonimo sia tu.

    dottore, mi si dà dello stalin perché dico che un film dei coen è così così. c’è gente che inventa “il ballo delle debuttanti” ed io mi becco dello stalin. prossimamente su canale5 il circo bazooko, tutto quello che il mondo alla moda sarebbe al sabato sera se i tedeschi avessero vinto la guerra (cit.).

  16. con “che l’anonimo sia tu” mi riferivo al dottore, non era ancora apparso il commento di michela.

  17. ehi, l’ho detto primo io.

    (bel colpo, ora arriveranno a frotte cercando “ballo delle debuttanti”. il “circo bazooko” temo sia meno gettonato, ma possiamo sperare nella combinazione “moda sabato sera”.)

  18. buonasera, conte, benvenuto.
    leggo il tuo blog e sono d’accordo: spesso siamo in disaccordo. ma spero che anche tu possa scovare qualcosa di condivisibile, o almeno di apprezzabile. saluti.

  19. è più difficile fare una commedia che una tragedia…quanto acume…non ti si chiedeva di smettere di fare critica (i complimenti ti eccitano fin troppo vedo) ma semplicemente di essere leggermente più cauto. Ma visto che sei contornato da commentatori sostanzialmente tutti daccordo con te, mi rendo conto che non ha senso fare commenti alternativi….a proposito, perdonami se non ho il dono della sintesi

  20. non vorrei essere pignolo, ma lo sono: la cosa della commedia era una risposta ad un problema che ti eri posto solo tu.
    non ci sono problemi di spazio, lasciati andare con serenità.

  21. Pingback: Chiamami col Tuo Nome; Lady Bird; Borg McEnroe; I, Tonya; Voyage of Time | SlowFilm

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