The Mist (Frank Darabont 2007)

Prima di tutto rassicuro quelli che, come me, avevano paura tanto di una shyamalanata (perché uno Shyamalan a fare Shyamalan è già una persona di troppo), quanto di una carpenterata (perché il migliore a fare Carpenter è sempre Carpenter): The Mist è un’altra cosa, non è né SignsThe Fog.

Il film di Darabont risulta estremamente realistico pur essendo pieno di mostri da b-movie. Bestie mutuate dagli incubi più basilari dell’animo umano, ricalcate su modelli cinematografici affermati quanto risaputi, a loro volta espressione delle più semplici inquietudini d’ispirazione animale. I mostri di The Mist sono pura rappresentazione, sono paure istintive, e una volta rinchiusi i protagonisti umani in una teca (un supermercato (come con Romero), mentre a minacciarli, all’esterno, c’è appunto la misteriosa nebbia) il film mette in scena tutte le distorsioni relazionali legate ad una situazione di panico. Essenziale per la riuscita del film è l’aver ricorso ad attori pressoché sconosciuti, unico modo per incarnare personaggi credibilmente deboli, in una effettiva assenza dell’eroe che credo abbia davvero pochi precedenti. Scontato ma inevitabile dire che una rappresentazione così fedele dell’irrazionalità e del panico, del fanatismo e dell’egoismo, assume oggi una concretezza e immediatezza di riferimenti che probabilmente non poteva avere il racconto dell’85 di King. O meglio, qualcosa pensata in tempi di guerra fredda si è adattata in maniera estremamente convincente, e forse ancora più scioccante, a questo periodo di guerra calda.

Il regista non si affida ai sobbalzoni, ma ad un’atmosfera tesa ed uniforme, dove la macchina da presa, mobile ma non frenetica, segue gli eventi senza commentarli, riuscendo a rendere non banali dei momenti anche molto espliciti ed in un certo senso apertamente ideologici. L’uso del commento sonoro nelle scene d’azione (in particolare quella delle “cavallette”, la migliore del film) ha del geniale: una musica-rumore a scomparsa, che in determinati momenti esprime con toni bassi l’animo dei personaggi ed al tempo stesso contribuisce a creare ritmo ed una strana enfasi rivolgendosi direttamente allo spettatore.

The Mist in America ha avuto scarso successo, e molte voci della critica internazionale hanno mancato il bersaglio vedendoci solo un horror con effetti speciali non particolarmente curati (le bestie sono abbastanza rozze, scoprono il gioco, tanto da evocare qualcosa di intimamente e volutamente irreale, una sorta di digitale antico e simbolico, legato a quel che intendevo con "pura rappresentazione"). In qualche modo vicino, per tematica ed atmosfera, a La Strada di McCarthy, The Mist è un film senza sconti, feroce fino in fondo. Il voto finale gli sta pure un po’ stretto.

(4/5)

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12 thoughts on “The Mist (Frank Darabont 2007)

  1. >uno Shyamalan a fare Shyamalan è già una persona di troppo

    Esatto: ed è per questo che è imperativo amarlo. Non ho voglia di litigare: volevo solo precisare. — ! — Tanto più perché per questo film siamo d’accordo.

  2. non potrei mai amare shyamalan. al più tollerarlo. in una giornata in cui il mondo dovesse darmi dei motivi per essere davvero ben disposto. verso tutto e tutti.

    ma hai ragione, non diamo spazio a conflitti e teniamoci buona La Bruma, qui.

  3. Il cast non è molto conosciuto, però almeno lo si poteva scegliere meglio secondo me. Cioè la donna bionda, non ricordo il nome dell’attrice, ha la stessa espressione intontita dall’inizio alla fine! Vabè a parte gli scherzi, il film comunque è piaciuto anche a me, con qualche riserva però.

  4. a me non sono parse così scadenti, come interpretazioni, mi sono sembrati tutti degli americani medi inquietantemente credibili.

  5. Mi hai tranquillizzato. Sia sul primo che sul secondo punto.
    Riguardo al primo posso dire però che gli shyamalaniani m’infastidiscono ancora di più di Shyamalan stesso.
    Con buona pace per chi non vuole polemiche ;-)
    Questo invece lo metterò in cima alla lista dei folm da vedere.

  6. ho avuto l’occasione di vederlo in originale ed è meglio che nella versione italiana come sempre accade! Per il resto lo considero uno dei film meglio girati tratti da una novella di King…

  7. Verissimo: il punto di fascino del film è proprio quella tensione perenne, da apocalissi, preferita a un sobbalzo ogni tanto per il mostro di turno.

  8. ciao a tutti e benvenuti i nuovi.
    sì, credo anche io che dopo shining e stand by me questo sia il king migliore.

  9. Bel post. Sono tra quelli che avevano paura della shyamalayata, lo ammetto. La Carpenterata invece non mi sarebbe dispiaciuta poi così tanto. Leggere anche queste tue belle parole comunque mi conferma nell’impressione che si tratti davvero di un grande film. Cercherò di recuperarlo, anche se il periodo è di quelli caldi.

    Saluti :)

  10. ti capisco. a vederli chiusi nel market con tutto bianco fuori, il terrore era starli a guardare negli occhi per due ore mentre giocano a ramino, per poi saltare sulla sedia alla scoperta che gli alieni hanno cambiato la data di scadenza della zuppa di cipolle.

    hey, m. night, qui c’è un soggetto per te!

  11. Ha ha ha, esatto hai materializzato il mio peggiore incubo… I film sulla data di scadenza delle cipolle mi risultano indigesti. :))

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