Gimme Five

Un po’ di film li ho visti, ultimamente, e per non accumularne troppi, ecco che li maltratto velocemente.

Terapia di Gruppo, ammettiamolo, è proprio bruttarello. Ed è un peccato, perché c’è Goldblum, e ovviamente c’è Altman, e non ho idea di cosa sia il lavoro di Christopher Durang (autore della piece ispiratrice), ma il lavoro è fra i più superficiali del regista, scoperto nell’ironia e non particolarmente originale nella costruzione delle dinamiche. Su una quarantina di film qualcuno doveva capitare. Va nel gruppo, per fortuna ristretto, delle opere poco riuscite, assieme al Dottor T e le Donne e Pret a Porter.

Control è la storia di Ian Curtis, leader dei Joy Division. È un bel film, doloroso, in bianco e nero. Gran parte del suo fascino lo deve alla biografia lacerante di Curtis, diviso fra ribellismo sui generis, patologie spossanti e depressione. Il film sceglie una via inedita, evitando di farcire la ricostruzione “storica” con musichette evocative e spaccati sociali. Al contrario, l’immagine rimane incollata sul protagonista, ritaglia interni con belle fotografie (solo a volte un po’ troppo belle), e nei momenti migliori lascia che ogni cosa venga risucchiata nel nulla del cantante, in silenzio. Il fatto che alla base dello script ci sia la testimonianza della moglie sbilancia il racconto sul rapporto di coppia, ma nel complesso la cosa funziona, riuscendo a tratteggiare una figura inedita e affascinate senza voler creare a tutti i costi una mitologia.

1408 l’ho visto sulla scia dell’entusiasmo per l’ultimo Darabont, pur sapendo che sarebbe stata cosa del tutto differente. Infatti 1408 è un horror classico, di quelli che hanno le stanze stregate esplorate da scrittori scettici. Nella prima parte il film è costruito davvero bene. Finché non succede nulla. Samuel L. Jackson, gestore d’albergo, si limita a raccontare il perché sia decisamente sconsigliato pernottare nella stanza 1408, e lo fa così bene, e lo si riprende così bene mentre lo fa, che si ha davvero paura. Entrato nel vivo, il film si sgonfia, mostra i suoi trucchi e pur restando un buon film di genere non riesce a tenere la tensione dell’incipit. E mi sono anche scoperto a pensare “per fortuna”.

Frank Costello Faccia D’angelo (in originale Le Samourai) è il film di Melville che avrebbe ispirato Ghost Dog. È verissimo, c’è molto più Ghost Dog di quanto mi aspettassi. Il personaggio, gli uccelli, il modo di rubare le auto, la donna, il codice di comportamento. Solo, una volta apprezzate alcune radicali scelte di fondo, il film è forse troppo contenuto. Forse. Perché a distanza di una ventina di giorni ricordo solo alcune scene singole, ho rimosso completamente la storia nel complesso. Alain Delon, comunque, sospetto non sia il mio attore preferito.

Non pensarci è un film molto italiano (TM Boris) e molto ben scritto: due attributi che difficilmente possono essere rivolti alla stessa opera. Vita di periferia, drammi familiari trattati in maniera non troppo drammatica, ma soprattutto una scrittura dei dialoghi assolutamente fluida, spassosa, a volte triste, ma senza dare quella sensazione di unghie sulla lavagna che sfugge spesso all’autore quando vuole muovere all’empatia lo spettatore. Sicuramente il tutto funziona bene anche per merito di Mastandrea e Battiston.

Terapia di Gruppo: 2,5/5

Control: 3,5/5

1406: 3/5

Frank Costello faccia D’angelo: 3/5

Non Pensarci: 3,5/5

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9 thoughts on “Gimme Five

  1. melville non ha ispirato solo ghost dog ma anche the killer di john woo, il kitano (soprattutto kitano!) anni 90, mann, il primo luc besson ect ect ect. molto cinema deve qualcosa a le samourai che, per inciso, è uno dei più grandi film di sempre (ed uno dei miei 5 o 10 preferiti in assoluto)
    comunque, vabbè, questione di gusti
    per quanto riguarda control invece siamo d’accordo

  2. Sei troppo buono con “Terapia di gruppo” (quando un film merita il minimo dei voti, bisogna dargli il minimo dei voti anche se è di Altman) e invece un po’ tirato con “Frank Costello” (ma forse con una seconda visione…) e con “Non pensarci” (questo e “Il pranzo di ferragosto” dimostrano che il cinema italiano può ancora produrre cose interessanti). D’accordo invece su “Control”: io l’ho apprezzato persino senza sapere nulla di Curtis e dei Joy Division.
    Ciao!

  3. Di questi ho visto solo 1408 e devo dire che non mi piacque moltissimo, pur avendo apprezzato l’ambientazione e alcuni effetti speciali.

  4. Solo 3 a Frank Costello??? possibile?? a me ha esaltato quel film. Gli darei 10+.

    “Control” è un buonissimo film. Gli altri due mi mancano. Non concordo per nulla sul fatto che “Il Dottor T” sia da mettere tra i film di Altman poco riusciti. E anche “Pret-a-porter” secondo me ha alcune cose da salvare.

    Saluti! :)

  5. grazie a tutti per essere passati ed aver lasciato traccia.

    honeyboy: non so, addirittura ricondurre tutto il noir ed affini a melville, che già è una rielaborazione di atmosfere americane, mi sembra eccessivo. devo però ammettere che al momento ho visto solo le samourai, e le affinità con ghost dog sono le più evidenti.

    fogona, almeno mezzo punto di terapia di gruppo è gratis, perché é altman. sarebbe moralmente impossibile dare il minimo di voti ad un altman, farei del male solo a me stesso.
    anche io conosco davvero poco i joy division, ma il film si regge benissimo da solo.

    ale, gli effetti speciali dei fantasmi sono in verità una delle cose che mi ha perplesso. sembrano fatti a posta per non essere presi troppo sul serio, freddamente digitali, ben poco inquietanti.

    pick, frank costello m’è piaciuto, non m’ha esaltato. sicuramente lo rivedrò, al momento ho in cantiere un altro melville.

    hola todos.

  6. (in tutti i casi ci tengo a specificare che non è una mia teoria
    the killer è fortemente ispirato a le samourai, per stessa ammissione di john woo. tra l’altro johnnie to sta facendo un remake di le ciercle rouge di melville, prodotto da woo.
    per quanto riguarda kitano invece lo ha ispirato così tanto che uno dei primi film di melville si chiama “il silenzio del mare”, uno dei primi kitano “il silenzio sul mare”.
    tutto il cinema è un rielaborare, rivedere e rinnovare simboli e gesti
    le samourai è uno di quei film sui quali non oserei mai scrivere una riga, tanto è importante, solenne, una visione che mi ha letteralmente sconvolto
    riguardalo ^^)

  7. the killer non mi piace, non mi sono mai posto il problema delle ispirazioni di woo. che comunque, assieme a melville, può aver citato (o può citare) (e anche essere citato da) un’altra ventina di autori.
    come ho detto, di melville ho visto solo costello, al momento. ho “i senza nome” che vedrò quando mi sembrerà il momento giusto, e se me lo suggerisci mi procurerò anche il silenzio del mare.
    riguardo il timore reverenziale ed il non osare scrivere una riga, se ci si fanno certi scrupoli non si potrebbe commentare neanche l’ultimo supereroe supercomplessato o dramma familiare italiano. è gente che lavora, in ogni caso, e il nostro giocarci su, per come la vedo io, è giustificato solo con la consapevolezza del potersi prendere poco sul serio (scirvevo qualcosa di simile nei commenti a tropic thunder).
    però, se sei un fan di melville, posso capire il tuo straniamento nel vederlo commentato in poche righe; anche a me dà fastidio quando si liquida uno tsai ming liang con una battuta. cioè, mi dà fastidio quando lo fa la “critica ufficiale”. le samourai non mi ha esaltato, mi ha stupito per alcuni versi ed un po’ deluso per altri, ma giuro che non ho niente contro di lui, e capisco che possa esaltare.

  8. uno dei primi kitano “il silenzio sul mare”.
    In verità quello è il titolo italiano, in originale suona diversamente. Comunque sì, per Kitano, Melville ha rappresentato un solido riferimento!

  9. iosif io parlavo degli effetti speciali dei quadri che prendono vita, delle cose che succedono nella stanza insomma…sui fantasmi sono d’accordo.

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