Let The Right One In (Tomas Alfredson 2008)


let-the-right-one-in-posterLet the Right One In
è un film romantico, su due ragazzini svedesi, dove la ragazzina è una vampira. Film silenzioso, che trasmette sensazioni attraverso gli sguardi, i movimenti impacciati dei corpi adolescenziali, più che con le parole. La desolazione della periferia, la neve che tutto copre, la violenza, sono colte da fotografie decentrate ed occhi che spiano dietro le finestre di palazzi spogli.

Opera statica e impotente, nell’impossibilità di un amore reale: Eli ha dodici anni da tanto tempo, accompagnata da un uomo che sembra essere suo padre, ma che probabilmente è stato nei decenni il suo ultimo “amante”; un uomo svuotato, isolato, che compie omicidi in maniera meccanica, il suo sacrificio è uno dei momenti più forti del film. Eli ed Oskar si attraggono con la consapevolezza di non potersi mai davvero incontrare.

Un film solo un po’ troppo pulito, troppo perfetto nel trovare le soluzioni che seguono consequenzialmente le scelte stilistiche e narrative alla sua base, ma che in questo modo riesce a dare una forte sensazione di ineluttabilità, riassunta nelle caratteristiche fisiche e “di specie” di Eli, nelle espressioni distaccate e animali di tutti i protagonisti.

(4/5)

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17 thoughts on “Let The Right One In (Tomas Alfredson 2008)

  1. Sono molto curioso di vederlo. Naturalmente non si sa se e quando uscirà da noi, eccezion fatta per il Torino Film Fest.

  2. l’ho visto in italiano e il doppiaggio ha creato qualche danno in più second me. Noto pure che sulla connection hai un po’ limitato il tuo 3.5.. :p

  3. in effetti ho deciso di non confermare il 3,5. è che, sulla media distanza, mi accorgo che sono rimaste più impresse le cose che non mi sono piaciute (i gatti digitali, la tizia che prende fuoco, un certo meccanicismo), rispetto a quelle che ho apprezzato.

  4. A me la tizia che prende fuoco ha lasciato un po' basita, m'è parso un film che poteva essere bello ma che è stato fatto male.

  5. anche a me qualche scena è sembrata eccessiva e anche un po' fasulla, ma per il resto l'austerità generale e, bisogna dirlo, gli attori, mi sono sembrati ottimi. e poi io ho un debole per i film con la neve. giusto qualche giorno fa pensavo che lo rivedrei volentieri.

  6. Sono andato a leggermi il tuo post su questo film. Propongo una lettura diversa degli elementi che hai portato come criticità. Nella mia interpretazione di quest'opera, non trovo meccacinistico, forzatamente pulito e (forse) prevedibile il lavoro di regia. Dal mio punto di vista, ma forse tu lo dicevi già, si tratta di un film che ha uno stile ben preciso, identificabile, netto, e che lo mantiene in tutta la pellicola. Le componenti ambientali, di soggetto e di interpretazione hanno certo il loro bel peso specifico, come dire, ma potevano (quanti brutti esempi ci sono!) cadere nel vuoto, risultare di maniera, retoriche, vuote nel senso peggiore del termine. Invece Alfredson, a mio parere, riesce a riprodurre, in questi "spazi" e su questa struttura, il tema della relazione in quell'età così speciale, sia verso la famiglia, i pari e la società, sia verso i primi amori. Un misto fra infanzia e adultità, l'assenza di pregiudizio da un lato e il desiderio di integrazione nel gruppo dall'altro. Riesce a farlo grazie a come dirige gli attori, alla fotografia, la sceneggiatura, i dialoghi…Insomma, non solo al soggetto (che di per sè è già molto ben fatto, per me). Tutto questo parlando, con cognizione di causa e con scelte stilistiche tanto coerenti quanto semplici ed efficaci (oltre al fuoco e ai gatti, parlerei anche dei corpi -nudi-, del sangue, del buio e del gelo) di una vampira.
    Credo che potrebbero essere le aspettative che nascono approciandosi a un film che contiene tutte queste parti (ben amalgamate fra loro) a produrre sensazioni diverse. Personalmente l'ho trovato un racconto ben congegnato, tutt'altro che poco originale, in grado di interpetare in modo personale ma rigoroso le regole stilistiche del gioco filmico e tematico.
    Che altro dire se non: de gustibus! 
    Ciao!
    Emmeggì

  7. ciao emmeggì. il film m'è piaciuto, e allora teniamolo da parte il de gustibus, che già in  generale è un concetto che non amo. come dicevo, per quel che ricordi, il film m'è solo parso seguire un po' troppo meccanicamente le sue linee guida, ma rimane un ottimo lavoro. a distanza di anni, comunque, ci sono ancora diverse scene e sensazioni che ricordo nitidamente, è questa non è cosa da poco. d'altronde, scrivevo anche "ma che in questo modo riesce a dare una forte sensazione di ineluttabilità, riassunta nelle caratteristiche fisiche e “di specie” di Eli, nelle espressioni distaccate e animali di tutti i protagonisti".
    ne hanno fatto anche il solito remake americano, fra l'altro pare non riuscito male, e sono abbastanza curioso di vedere come l'atmosfera è stata interpretata da un altro regista.

  8. Sottoscrivo tutta la tua recensione (bella, bella e ancora bella).
    Però avrei aggiunto mezzo punto in più (4 gwoemul e tre e mezzo a questo??? Ok, ok, smetto di rompere i maroni).

  9. in effetti ci andrebbe un 4. che faccio, cambio? a rigore dovrei rivederlo. vabbe', cambio.

  10. Pingback: Dunkirk (Christopher Nolan 2017). Non il capolavoro, ma un buon film | SlowFilm

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