Rachel sta per Sposarsi (Jonathan Demme 2008)

Kym è in vacanza premio: esce per qualche giorno dal suo centro di recupero per ricchi tossicodipendenti e va al matrimonio (no, prima alle prove del matrimonio) della sorella Rachel, alla quale è legata da un complesso rapporto fatto di 20 minuti di confessioni e abbracci alternati ad altri 20 minuti di sfanculamenti per decidere quale delle due debba attirare maggiormente l’attenzione.

Per qualche motivo continuerò sempre a preferire il cinema evidente (o quello invisibile, in alternativa), quello che costruisce l’inquadratura e il movimento di macchina e ne fa il proprio soggetto, rispetto al cinema che simula chi non sa fare cinema. Quest’ultimo approccio è troppo faticoso, per me spettatore, faticoso interrogarmi sul perché una cinepresa che si intrufola fra le videocamerine che riprendono un matrimonio sia così superiore alla videocamerina stessa. Allo stesso modo, continuerò a preferire i film che si esprimono costruendo le immagini, i tempi, gli spazi, rispetto a quelli che costruiscono i dialoghi. Preferenze che hanno le dovute eccezioni, ma Rachel Sta Per Sposarsi non è una di queste.

Quanto è mostruosamente egocentrata la solitudine di questi personaggi, totalmente impermeabili all’altro, sempre e solo rivolti alla dimostrazione di se stessi. Una finta solitudine, essendo la propria l’unica compagnia che cercano. Quanto è differente rispetto alla vulnerabilità al mondo delle opere di Tsai Ming Liang, dove i personaggi si annullano, cercano conforto e in silenzio vivono sospensioni brevi e oniriche della sconfitta. Uno sfrenato individualismo che parla solo di sé, contro una visione dell’uomo (e del cinema).

E se l’ottica della compiaciuta autocommiserazione può essere spacciata come una scelta, anche cinica (e comunque dalla resa scarsa), per quel che riguarda la narrazione nella prima parte, allora tutto va a perdersi quando la seconda si appiana su dinamiche familiari solite, dove si fanno differenze fra personaggi buoni e cattivi e dove l’unico guizzo è la ripresa (che per qualche motivo ha fatto scalpore: quanta sensibilità ed impazienza nel pubblico dei festival) per una decina di minuti di numeri musicali tagliuzzati via dalla cerimonia.

(2/5)

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8 thoughts on “Rachel sta per Sposarsi (Jonathan Demme 2008)

  1. io continuo a chiedermi il perchè di quell’eterna ripresa della cena con i vari discorsi degli ospiti e tutte le danze al matrimonio. ma che palle.

  2. ecco, l’ha detto prima edoo, ma io sottoscrivo. incidendo il monitor, se possibile.

    che palle.

    (poi magari articolo meglio, eh.)

  3. Anch’io preferisco il cinema evidente, quello che non simula l’amatorialità che spesso mi snerva (neanche il cinema di Tsai Ming Liang e dei suoi epigoni mi prende, per non dire che mi annoia proprio), ma per me il film di Demme ha fatto l’eccezione, devo dire.

  4. palle, eccezioni, palle eccezionali. è un film che mi ha lasciato davvero poco, a parte il rimorso d’averlo preferito alla visione di winspeare.
    e tsai ming liang fa film stupendi e fondamentali, il suo è un modo di fare cinema fra i più densi e coinvolgenti.

  5. Ma perché Jonathan Demme ha fatto qualche film degno di nota nella sua vita?
    Philadelphia può rimanere impresso per la canzone di Bruce Springsteem, o per il tema trattato, o al massimo per Tom Hanks, to’ … non certo per la sua regia banale.
    E non mi voglio dilungare sul Silenzio degli Innocenti, perché so che molti storceranno il naso, ma da anni mi batto per sostenere che è largamente sopravvalutato, forse il peggiore dei tre su Hannibal Lecter. Rivedetevelo dopo aver visto Manhunter e forse concorderete.
    E Ridley Scott ha saputo creare un’atmosfera mille volte superiore con una sceneggiatura mille volte inferiore. Ecco, Mann e Scott, loro sono registi.

    Lasciamo Demme a riprendere staticamente i concerti di Neil Young, che è meglio.

    Oggi ho voluto essere un po’ antagonista anch’io :P

    Ciao Giuse’ ;)

    Lorenzo
    (PE)

  6. ciao lorenzaccio da pescara, che piacere incrociarti. in effetti non mi ero interrogato sulla filmografia di demme, e messa così non è autore che mi abbia mai entusiasmato. il silenzio degli innocenti è bello, ma non ho mai sentito l’esigenza di comprarne il dvd (esigenza che sento con una certa facilità) nè di registrarlo (però mi sa che è il meglio della trilogia, il primo è uno dei mann che non mi fa impazzire, anche se poneva le basi a tante altre cose). philadelphia è più da lasciare che da prendere. truth about charlie è un casino un po’ fine a se stesso. ecc.
    concordo su mann, collateral è una delle cose più belle degli ultimi dieci anni, meno su scott, che ai picchi “giovanili” ha lasciato e lascia seguire delle cose davvero imbarazzanti.
    bacioni.
    giuseppe.

  7. Ma perché Jonathan Demme ha fatto qualche film degno di nota nella sua vita?
    “Beloved”, ad esempio, sebbene con parecchie imperfezioni.

    Dan.

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