Roba da bambini.

Nel suo primo film Robin Williams si trova ad indossare grossi avambracci pelosi, mentre Olivia, inevitabilmente, è incarnata da Shelley Duvall. Bizzarro film di Altman, Popeye (1980), probabilmente il suo dal budget più alto; visto da piccolo, in mezzo alle altre produzioni Disney, risultò un po’ noioso. È tempo di rivalutazione, mi sono detto, e, procuratomi il director’s cut, ho rivisto un film un po’ noioso. Sì, ho apprezzato le belle scenografie, la costruzione di un mondo anche affascinante, ma sostanzialmente pieno di fessi. Troppe le gag da comica (meglio, slapstick, che fa più figo), personaggi sempre tarantolati, incespicanti, strabuzzanti occhi. Altman si è forse attenuto fin troppo ai ritmi e le caratterizzazioni del cartone (che di per sé non è mai stato spassosissimo), riempiendo il suo film di effetti speciali naif e bofonchiamenti caratteristici, che in un’opera di più di due ore risultano difficili da digerire. Un film, ad ogni modo, non del tutto riuscito, ma singolare. Meglio la seconda parte, quando succedono più cose e la gente inciampa meno. Non è, però, ancora tempo di riabilitazione, proverò tra altri 20 anni.

Ortone, prodotto da Chris Wedge, regista dell’era glaciale e soprattutto del cortometraggio Bunny, che con la sua colonna sonora di Waits rimane una delle cose più belle di sempre, è invece decisamente ben fatto. Non ha avuto un particolare successo in Italia, eppure del filone è l’opera più divertente, veloce e originale. Dal lavoro del Dr. Seuss, da noi sconosciuto, non so se a ragione o a torto. L’elefante Ortone trova un mondo in un granello di polvere, lo poggia su un fiore e cerca un posto dove possa stare al sicuro. Il tutto si svolge alternativamente nella variopinta foresta di Ortone, abitata da animali bislacchi, volubili e piuttosto reazionari, e nel mondo dei Chi. Inevitabile pensare a Burton nelle architetture del mondo fantastico (ma è assolutamente più agile e spassoso di autoriali spose cadaveri, che però vuoi mettere quanto sono gotiche), mentre si tratta con ogni probabilità di ispirazione comune, con una buona modernizzazione del tratto di Seuss in un 3d che richiama i cartoni fatti “a mano”. Film morbido per tempi duri, da vedere con o senza l’alibi di un nipote o figlio o fratello minore, che potranno comunque apprezzare un po’ di insegnamenti sull’enormità di ogni vita, sull’importanza della fantasia e sulla possibilità che ci sia un enorme dio elefante a vegliare su di noi.

Popeye: 2,5/5

Ortone: 4/5

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3 thoughts on “Roba da bambini.

  1. a me è capitato addirittura di rivederlo. bello. nonostante quel che si dice, bisogna sempre pensare all’elefante.

  2. Pingback: Lorax – Il guardiano della foresta (Chris Renaud, Kyle Balda 2012); incontro con Joshua Hollander | SlowFilm

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