Tra cinque minuti comincia la rivoluzione

Attendendo un nuovo pezzo sanatoria, ecco riciclato uno scritto escluso da studenti magazine, perché troppo, troppo sovversivo. L’ho scritto sorseggiando una molotov, mi pare.

 

Al grido, paradossalmente immutabile, “anno nuovo , vita nuova!”, ecco nascere questo pezzo (il cui titolo è tatto da una canzone di Celestini) sulla necessità del cambiamento, l’urgenza della rivoluzione. Ad introdurre l’argomento due di quei film che piacciono tanto a noi giovani. Il primo del 1971, l’altro dell’85…

“La rivoluzione non è un pranzo di gala”: citando Mao si apre Giù la Testa, di Leone. Ed è infatti un film visivamente violento, lercio e sarcastico. Racconta l’amicizia di Sean, bombarolo irlandese già nell’IRA, e Juan, peone capo di un gruppo di banditi a conduzione familiare. L’incipit del film è il perfetto biglietto da visita, con Juan attorniato da ricchi yankee dediti ad insultare i Messicani, che sono “come gli animali”. Intanto la macchina da presa, impietosa, si avvicina alle loro bocche, al bolo e gli sputacchi. 

Dal 1917 al futuro indefinito di Brazil, capolavoro di Gilliam che mostra un mondo iperreale, burocratizzato fino al grottesco, ossessionato dall’immagine e assuefatto al controllo. Il protagonista è un resistente per caso, che affronta per amore disavventure oniriche e kafkiane, per arrivare ad uno degli epiloghi più duri della storia del cinema.

Resistenza ed impegno civile nella recente uscita editoriale “Alza la Testa”, un libro e un dvd a testimoniare i tentativi di destabilizzazione di Piero Ricca, cittadino. La differenza lampante fra la realtà ed i film è nel rapporto fra le parti. Anche nelle rappresentazioni più pessimiste le voci che si oppongono al potere costituito generano un conflitto, mentre la risposta definitiva del potere italiano alle contestazioni è l’indifferenza, fondata su un inattaccabile senso di superiorità. Ricca compie blitz nei congressi di partito, alle presentazioni di libri, sulle soglie dei palazzi del potere; ed urla tutte quelle domande che i giornalisti non hanno nessuna intenzione di porre:  sul conflitto di interessi, la connivenza fra mafia e politica, il gioco delle parti di schieramenti teoricamente contrapposti. Il risultato è che viene insultato, gli si dà del “maleducato”, e viene di volta in volta spintonato da squadre di portaborse, guardie del corpo, amici, parenti e tifosi dei vari Dell’Utri, D’Alema, Berlusconi, Mastella, Andreotti, Vespa. Solitamente tutti troppo impegnati a correre all’ultimo pranzo di gala, per poter pensare di rispondere alle domande di Ricca.

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2 thoughts on “Tra cinque minuti comincia la rivoluzione

  1. Non sapevo fosse uscito il libro con dvd… ero solito vedere i video on-line su “Qui Milano libera”.
    Forse me lo procuro, ma non lo scrivo a chiare lettere per non essere tacciato a mia volta di incitamento alla sovversione…

  2. sei molto avveduto tu, caro mauro. e da un padre di famiglia, è il minimo che ci si aspetti. detto fra noi, se già hai visto i filmati in rete, nel cofanetto non c’è nulla di più. e anche ricca non è che sia il massimo. è uno che urla, sicuramente esibizionista, ma sembra anche incazzato. come ho detto, la cosa più interessante è nella infinita strafottenza e aggressività da parte di qualsiasi macchietta sia riuscita ad accaparrarsi un minimo di potere. però l’effetto iene è dietro l’angolo.

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