Genius Party, Genius Party Beyond

Non mi pare particolarmente esaltante il programma del future film di quest’anno. Per lo meno, io non ho trovato molto di imprescindibile. Speravo fortemente nell’ultimo Oshii, Sky Crawlers, anche perché ha ricevuto proprio dal FFF un premio a Venezia, ma nulla.

Interessanti sembravano le due raccolte di mediometraggi dello studio 4°C. Vista la propensione alla follia, mi rendo conto che Tekkonkinkreet dev’essere stato per loro un esercizio di temperanza.

Genius Party, 2007, e Genius Party Beyond, 2008. Non sono affatto male, specialmente il primo, di certo meglio di altri “omnibus” come memories e manie manie.

Il primo è più eterogeneo, ma più riuscito, più sentito. Uno sguardo veloce ai sette episodi:

Genius Party, di Atsuko Fukushima, è il più beve, introduttivo, forse anche il più curato, dal punto di vista visivo. Musica molto ritmata e un essere a forma di gru o con un costume da gru, che vaga per il deserto. Colori vivaci, racconto per associazione di idee, in continuo divenire visivo. Un buon inizio. (3,5/5)

Shangai Dragon, di Shoji Kawamori. Già una storia più classica e lineare. Un bambino con una bacchetta che dà vita a ciò che disegna, un’invasione aliena, la fantasia al potere. Un po’ in contrasto le parti più demenziali e caniniche nelle rappresentazioni fantascientifiche, e i bei disegni del contesto reale. Niente di particolarmente originale, ma divertente. (2,5/5)

Deathtic 4 di Shinji Kimura. Una cosa un po’ Burtoniana, ambientata nel mondo degli zombie, protagonisti tre ragazzini alle prese con una forma di vita fuori luogo, in quanto, appunto, di vita. Molto fa l’animazione particolare. (3/5)

Doorbell, Yoji Fukuyama. Il più scarso di tutti, specialmente da un punto di vista estetico. La storia di per sé non sarebbe neanche male, un ragazzo alle prese con altri se stesso che vogliono rubargli il posto, ma il tutto è strutturato in maniera abbastanza noiosa. (2/5)

Limit Cycle, Hideki Futamura. Se contenutisticamente è vicino all’incomprensibilità (una voce ininterrotta che parla di Dio e di identità), visivamente può dirsi una spanna sopra la maggior parte degli spocchiosi quanto approssimativi tentativi di video arte in giro per musei. (3,5/5)

Happy Machine, di Masaaki Yuuasa. Molto bello anche questo. Un bambino che scappa dalla sua casa/madre artificiale ed esplora il suo mondo surreale. (3,5/5)

Baby Blue, Shinichiro Watanabe. Concettualmente il più filmico, ma riuscito sia nel dare interesse ad un tratto non singolare come quello degli altri corti, sia nella costruzione, in meno di 20 minuti, di una trama narrativa completa e coinvolgente. Storia di un ragazzo e una ragazza a zonzo nei propri ricordi, prima di una separazione. (3,5/5)

Se Genius Party, nella sua eterogeneità, permette di dare uno sguardo a diversi modi di fare arte e animazione, Genius Party Beyond è forse più compatto, nel suo essere in buona parte più bambinesco e sempre alla ricerca di un ritmo molto sostenuto, ma risulta meno curato ed efficace in molti segmenti.

Gala, di Mahiro Maeda, comincia male. Fisionomie classiche ed animazione povera, per un racconto fantastico fra fauni, musica e demoni vari, poco interessante e troppo telefonato nella soluzione finale. (2/5)

Moondrive, Kazuto Nakazawa. È solo un po’ meglio. Disegno abbozzato, tutto di corsa, una gang alle prese con una caccia al tesoro. Tentativi umoristico non all’altezza della riuscita. (2/5)

Wanwa the Doggy di Shinya Ohira. Praticamente un remake di happy machine, con unos tile più infantile e movimentato, ma anche, nel complesso, molto meno originale; e non solo perchè arriva per second. (2,5/5)

Decisamente migliori gli ultimi due

Tôjin Kit, di Tatsuyuki Tanaka, ha un tratto grigio e realistico, per certi versi più occidentale. In alcune invenzioni ricorda un Peter Chung che si fosse dato una regolata. (3,5/5)

Dimension Bomb, Koji Morimoto. Un videoclip acidissimo, veloce, una storia probabilmente triste. (3,5/5)

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One thought on “Genius Party, Genius Party Beyond

  1. grazie, dovevo decidere quale dei due vedere eventualmente domani, ora propendo per il primo.

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