Make Up

Sono stato via per un po’. E ora non ricordo: come si dice quando un film, sì, non è male, ma neanche si dà troppo da fare per creare qualcosa di originale? A già, si dice "Milk".

Preferisco il Van Sant spudorato a quello disintossicato che si trattiene e fa tutto per bene; con Milk il regista sembra essersi immerso talmente nel soggetto, da credere che questo sia autossuficiente, e di doverlo raccontare e basta. È vero, quella di Harvey Milk è una storia importante, ma il film si esaurisce nella messa in scena della sua biografia.

C’è Sean Penn bravo, emaciato e con le camicie chiuse fino all’ultimo bottone, rivelando una testa assolutamente grossa. C’è una scena vista nel riflesso di un fischietto, simbolo del movimento gay, che è anche bella ma stona un po’ per l’artificiosità contrapposta alla quiete (visiva) complessiva. C’è James Franco che fa sangue ad almeno due terzi della platea. C’è Josh Brolin che in ogni film mi sembra avere una faccia diversa, e più o meno è sempre quella giusta; magari è il film a non essere sempre quello giusto, ma non è questo il caso. C’è una storia a cui dovrei accennare, ma se andate a vedere Milk ve la racconta lui, come ha fatto con me.

(3/5)

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12 thoughts on “Make Up

  1. esattamente.
    io gli ho dato una pallina in più perchè van sant è un mio amico di vecchia data e perché il film comincia proprio bene, ma forse hai ragione tu. 3 palline e mezzo?

  2. a me è piaciuto quattro palline, ma io ho un debole dichiarato per Sean Penn..
    e poi, non sapendo assolutamente nulla della storia di Harvey Milk, la narrazione lineare e priva di fronzoli mi è stata agevole..
    uno sbadiglio solo, ad un certo punto..

  3. ciao misspascal. la buttiamo sull’affettivo? tre e mezza ci starebbero pure, honoris causa. ma poi mi vengono in mente quelle otto nomination…

    benvenuta ginocchiaapunta. anche a me piace penn, e sto anche rivalutando into the wild, che vorrei rivedere. sì, milk come documento funziona, però a me i fronzoli piacciono.

  4. Ma soprattutto sottolonerei la cosa più importante di questo film: James Franco fa parecchio sangue!! Vabè detto questo…a me il film è piaciuto 4 pallette, perchè a parte che pure io sono un’amica di vecchia data di Van Sant, ritengo che comunque una volta tanto gli si possa perdonare l’abbandono dei fronzoli ^^

  5. mi sembra che il film rientri nella serie di opere più costumate di van sant, e ce ne sono. will hunting, forrester, cowgirl…
    forse non posso vantare un’amicizia altrettanto solida con gus, per questo mi aveva piacevolmente sorpreso con gerry, elephant, paranoid park. dare le spalle e tirare dritto, questa è la cosa che gli riesce meglio.

  6. la tua, di milk, mi sembra una “giusta” recensione. Però van sant qui fa una sorta di documentario-biografia, è lì che non c’eravamo abituati. e poi la sua impronta, seppur offerta alla precisione storica di una vita e di un movimento, c’è, in alcuni tratti e passaggi davvero poetici e commoventi a mio avviso. qui per caso, passo e ritorno. ciao, gi.

  7. ciao foglia. film biografici ce ne sono tanti, e sono trattati in tanti modi diversi. uno degli ultimi sfilati al cinema è control, che ha un’impronta registica e fa delle scelte narrative più radicali, pur raccontando bene la sua storia. comunque, niente di male sul film di van sant. solo, neanche niente di particolarmente bene.

  8. e comunque, al di là dell'”utilità” del film, ti do ragione. Control fremo per averlo in prestito da un’amica. Ciao, foglia

  9. Io, invece, considero Milk uno dei miei film preferiti. Ma questa è un’osservazione – se così la si può chiamare – decisamente personale. E per tanto più che opinabile…

    Non saprei… mi piace sia il Van Sant spudorato che quello alla Milk o alla Will Hunting.

    E talvolta mi chiedo perché un film, in determinati casi, non possa esaurirsi davvero “soltanto” nella messa in scena di una biografia…

    Concludo complimentandomi per il blog!;o)

  10. certo che può, un film, essere una messa in scena di una biografia. e milk mi è piaciuto (will hunting no), ma il regista ha fatto cose parecchio bizzarre, e quindi il confronto è inevitabile.

    ciao syllables, grazie per i complimenti e ripassa quando vuoi.

  11. Pingback: J. Edgar (Clint Eastwood 2011) | SlowFilm

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