Revolutionary Road (Sam Mendes 2008)

È una bella sorpresa questa riduzione di Mendes del libro di Yates. Letto il testo (per caso, una delle poche volte che leggo un libro poco prima che decidano di farne un film) e visto il trailer, temevo qualcosa alla Haynes. Qualche insostenibile cosa alla Haynes di Lontano dal Paradiso. Invece Mendes, fortunatamente, ha fatto un film alla Mendes, il che consolida l’idea che sia un gran regista, barocco e austero come piace a me. L’unico suo film discutibile è American Beauty, ma più per motivi di scrittura (non sua) che di messa in scena.

A voler citare un film recente, questo Revolutionary Road m’ha ricordato The Mist, con lo sguardo livido a seguire il dramma, i campi vuoti, l’uso geniale della colonna sonora, legata alle viscere e non all’azione. e i mostri.

Mendes riduce i dettagli di Yates, prende una certa distanza, al primo piano preferisce la costruzione dello spazio, rendendo l’opera affilata come una lama, così sincera da essere a tratti ai limiti del pornografico. E se a volte la recitazione sembra qualche ottava sopra, la luce è sempre quella giusta, e la luce è quel che importa.

Revolutionary Road è un film spietato, un vicolo cieco: la sconfitta individuale implicita al sogno americano, al momento della sua piena realizzazione.

(4/5, e forse gli sta anche un po’ stretto)

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18 thoughts on “Revolutionary Road (Sam Mendes 2008)

  1. A me questo sembra un po’ il progenitore di American Beauty (che considero, insieme a Revolutionary Road, la migliore opera mendesiana). Ma sono d’accordo sul giudizio: pornografico è la parola giusta. Fa quasi impressione vedere dissezionati sotto i propri occhi i menage famigliari con tale chirurgica freddezza.

  2. gino (ormai siamo in confidenza), per me l’ha addirittura migliorato.

    ale, gut.

    noodles, vero, il tema di fondo è molto simile. e infatti trovo abbastanza sballato il giudizio di chi crede che mendes non abbia saputo attualizzare il testo, che è di per sè universale ed incisivo. solo, mentre american beauty si basava su rovesciamenti matematici quanto scontati, revolutionary road è un’operazione decisamente più raffinata, reale, e, quindi, efficace.

  3. cavolo, non credo di essere all’altezza culturale di questo blog.
    So che il film è bello e interessante, e la prova è che se ne discute.
    Per ora non posso leggere il libro nè vedere il film, quindi vi leggo con interesse

  4. la tua “richiesta di amicizia” mi spinge a non considerare sarcastiche le tue parole. quindi, grazie per l’interessata lettura e, leggi il film, vedi il libro; quando puoi.

  5. siamo d’accordo (tranne ovviamente su lontano dal paradiso che per me è un film gigantesco, ma non importa), soprattutto nel definirlo “vicolo cieco”
    una gabbia dalla quale i personaggi non riescono a uscire
    io l’ho visto il già da un po’ ma non sono riuscito a scriverne

  6. caspita iosif, vedi che all’origine delle nostre divergenze c’è solo la distanza! una settimana a insieme ed ecco tre accordi perfetti: revolutionary road, milk e lontano dal paradiso… sottoscrivo ogni singola parola e mi commuovo ,-) na’

  7. No. Va bene rispetto tutti gusti, ma non troviamo legami con “The mist” e “Lontano dal paradiso” che sono film di tutt’altra pasta.

  8. Gran film, sì.
    A me comunque “Lontano dal paradiso” era piaciuto, a differenza di tutti gli altri film di Haynes.

    Ciao!
    Christian

  9. ciao honeyboy. non ci pensare, buttati.

    nadia, ripeto, non ricordo occasione in cui non siamo stati perfettamente d’accordo.

    aldirektor, e perché no? troviamoli, invece, questi legami, che non costa nulla. comunque, lontano dal paradiso è un film che in teoria potrebbe essere simile, mentre è in realtà totalmente diverso (per fortuna), mentre the mist è un film in teoria totalmente diverso, che ha invece qualcosa in comune (per fortuna). su questa pasta, mi sa che abbiamo effetivamente gusti differenti.

    hola christian. a me di haynes è piaciuto solo io non sono qui. mi ha spinto a vedere gli altri, ma non gli sono grato per questo.

  10. Eh si mi sa di si. Ma ovviamente è giusto che sia così. Ma visti questi gusti, anch’io mi trovo d’accordo nel dire che “Lontano dal paradiso” è un film totalmente diverso da questo (e per fortuna!).

  11. Oh… che piacere quando capita di trovarmi in pieno accordo con il buon vecchio iosif (il che purtroppo non capita spesso, io sono molto più positivo e molto meno critico).

    Non c’è altro da aggiungere a quanto scritto nel post… sono passati due giorni e continuo a riflettere sul film. Inoltre, scopro di non essere l’unico su questo mondo a stimare Mendes.

    Una nota di merito a Kate Winslet che stupisce ancora per intensità. Domani andrò a vedere anche The Reader.

    Lor
    (il pescarese)

  12. compagno lorenzo, che bello vederti affascinato da questi rigurgiti antiborghesi. va da sè che tu sei in pieno accordo ogni volta che ti dico di esserlo.
    forse the reader me lo vedo anche io, ma già ci ho un po’ di paura.
    saluti e pacche sulle spalle.

  13. curioso che la sconfitta individuale implicita al sogno americano si concretizzi anche in un mancato sogno europeo. chissà cosa pensa di trovare a parigi, poi.
    europa-america, una faccia una razza.

  14. per sogno americano intendo sogno occidentale. non ho voluto ripetermi perché lo scrissi già da qualche parte. parigi fa sempre il suo effetto, quando uno deve manifestare la voglia di scappare. anche qui, in periodo d’elezioni, ci sono un mucchio di prenotazioni (esclusivamente) verbali per i voli diretti a parigi. o in spagna, che negli ultimi anni va ancora più forte.

  15. Detesto Mendes. Questo suo parlare di temi particolari riassumendoli da uomo mediore. Detesto la sua regia (e la detesto così tanto che quando ho visto questo film non sapevo nemmeno fosse suo e l'ho riconosciuto dallo "stile"). Questo in particolare mi ha infastidito più di tutti.
    Lo salvo perché gli attori sono davvero bravi e i ruoli cuciti addosso, come fossero una seconda pelle. 
    E' un altro di quei film che non riesco a prendere sul serio…

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