The Reader (Stephen Daldry 2008)

A conti fatti The Reader è sostanzialmente una storia d’amore, col protagonista che si strugge per decenni su quella che è stata la sua prima avventura, una donna che ha scelto di “lavorare” nelle SS. Il dubbio è se sia possibile utilizzare il periodo nazista come frame di riferimento, semplice cornice condivisa dal pubblico, per impiantarci su una storia individuale, dove i crimini nazisti ricoprano solo il ruolo di funzione narrativa. Il distacco storico non può, evidentemente, ancora sussistere, e per questo motivo viene forzato, e quindi falsato, verbalizzando gli eventi drammatici e criminali, privando i documenti dell’evidenza visiva che tutti conosciamo. È allo spettatore che viene tolta la capacità di leggere, sostituendo la realtà e l’immagine con una testimonianza più blanda e manipolabile, che possa accogliere sentimenti e domande più piccole e, altrimenti, del tutto insignificanti rispetto al contesto in cui si inseriscono.

Quindi direi di no, da un punto di vista morale The Reader non è un film opportuno. Non perché sia offensivo, ma perché pone le esigenze produttive cinematografiche, il fare un film, sopra ogni altra cosa. Dal punto di vista consumistico, non è un brutto film, pur essendo, anche questo, approssimativo nella costruzione della psicologia della protagonista femminile, solitamente decisa e coerente, improvvisamente incosciente oltre i limiti della demenza nel rapportarsi ai propri crimini. 

(Il giudizio in numeretti è su come è fatto il film, non sulla sua opportunità: 3/5)

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13 thoughts on “The Reader (Stephen Daldry 2008)

  1. ecco, in questa recensione ci sei tu (buona parte di te), e queste sono le ragioni (buona parte delle ragioni) per cui la notte mi ritrovo a mangiare cioccolata e a sperare che ci vengano dati buoni film durante l’anno.
    that’s all folks.

  2. troppa storia d’amore e troppa poca Storia, in questo film..
    e tutto quell’amore sofferente distoglie l’attenzione da quello che poteva essere l’elemento di originalità, ovvero il rapporto critico tra la prima generazione post-nazismo e la colpevolezza della precedente..

  3. emme: stai parlando della MIA cioccolata, ovviamente.

    gino: concordo. e la parte riflessiva viene abbozzata in un confronto in aula universitaria che, al di là di tutto, mi sembra il momento meno riuscito del film.

    ely: vai e vedi.

    misspas: i miei ringraziamenti.

  4. Secondo me il problema morale neanche si pone, visto che in The reader è quasi del tutto assente il vero dramma nazista. O forse, come mi pare di capire dalla tua recensione, il problema è alla base, cioè “usare” il nazismo solo come elemento in sottofondo, privandolo del suo reale dramma (storico, personale, morale). Secondo me ci potrebbe stare comunque; forse è il film in sé che nella seconda parte si sbilancia un po’ e non media bene tra un primo tempo “intimista” (o apparente tale) e l’allargamento di coscienza in cui vorrebbe tramutarsi nel secondo tempo (che prevede indubbiamente anche un eccesso di empatia per la protagonista, errore che però per me è del FILM, non storico, errore narrativo, non morale).

  5. da quel che ho scritto mi pare evidente che non prendo neanche in considerazione la possibilità di un atteggiamento “morbido” verso il nazismo. non credo che ad un regista come daldry possa essere mai venuta in mente una cosa del genere. come dici tu, si tratta d’utilizzare il nazismo come “elemento di sottofondo”, o, come ho detto io, come “pura funzione narrativa”. questo, ripeto, è possibile perché il tutto viene evocato con le parole, e non mostrato con le immagini, in questo senso analfabetizzando il pubblico. che l’empatia per la protagonista sia un errore narrativo è vero, che questo escluda il “torto” fatto alla storia, no. ed in realtà, dal punto di vista dell’autore, non si tratta di errore narrativo, ma della normale costruzione di un personaggio inserito in un dramma sentimentale. il punto, quindi, è sempre lo stesso: l’opportunità di costruire un “normale” dramma sentimentale, con i rispettivi, canonici attanti, utilizzando come molla del conflitto la semplificazione di un periodo storico che di “normale” non ha nulla.

  6. a me non sembra un film d’amore, nè un film sul nazismo. io l’ho visto dal punto di vista dell’etica personale, del rispetto di un segreto. lei non mi ispira affatto empatia, quindi non ho rilevato l’errore narrativo. ho trovato invece molto efficace come è stato trattato il tema della condivisione di un segreto e per questo trovo il film bellissimo
    roberta

  7. ciao roberta. per chi ha apprezzato davvero il film, questa mi sembra la lettura migliore.
    personalmente credo che la condivisione del segreto sia l’anima stessa della storia d’amore, e la cosa non potrebbe funzionare se il personaggio femminile non fosse comunque capace di comunicare, empatizzare col pubblico. credo che questo film, se fosse ricorso ad un espediente differente dalla partecipazione ai crimini nazisti (perché il punto per me rimane lo stesso: è l’espediente ad essere sbagliato, perché si fa riferimento a qualcosa che non può essere adoperato come tale) sarebbe stato migliore, da molti punti di vista. però, m’hai fatto ricordare perché m’era parso un film non brutto, dal punto di vista consumistico.

  8. Dalla Morte non sa leggere avevano tratto un bel film con la Huppert e la Bonnaire.
    Mi spiace che The reader non sia piaciuto a Giuseppe e a tanti altri. Condivido invece il parere dell’utente anonimo 8. Aggiungo che a me è parso un buon film sul valore che può avere l’amore morboso, sulla salvezza e sulla legge. Scontate certe tematiche (eros e letteratura, eros e morte, ignoranza punizione e abiezione), forse con troppi tempi morti, ma è un film che vuole essere popolare e che centra gli obbietivi che si dà.

  9. peccato andrej. ma sono sicuro che se cerchi, un film che c’è piaciuto a tutt’e due lo trovi.
    ciao e benvenuto.

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