The Wrestler (Darren Aronofsky 2008)

Per cominciare, due precisazioni sugli attori. Marisa Tomei: io me la ricordo, quando a quindici anni vidi la vhs piratata di Mio Cugino Vincenzo, commedia non eccelsa ma carina, e Marisa Tomei spiccava, sensuale e brillante, al banco degli imputati ad esporre le differenze fra le diverse tracce lasciate da diversi pneumatici; e a me non è mai fregato nulla di auto e pneumatici, figuriamoci dei segni del battistrada. Però Marisa Tomei la ricordo ancora. Eppure allora ci tennero a dire che non poteva davvero aver vinto l’oscar, chiamando in causa un Jack Palance sbronzo che avrebbe letto male il nome della vincitrice. È col film di Lumet che comincia mostrarsi preferibilmente nuda e convince la critica del suo spessore drammatico. Marisa Tomei ha rivelato ai critici cinematografici che anche dopo i 40 anni le donne continuano ad avere un culo, e da allora è la loro beniamina. Secondo: Mikey Rourke. Tutti d’accordo che qui sia un grande attore, ma perché fa “se stesso”, non recita. Come se Rourke avesse passato la sua vita a mimare incontri di wrestling davanti le telecamere, a fare il salumiere fuori di testa, ed a scambiare battute con Marisa Tomei ed Evan Rachel Wood. Come se un lungometraggio fosse una polaroid, e non un lavoro di settimane di riprese, di scene ripetute, di sguardi che, in questo film come in pochi altri, devono significare in ogni momento sofferenza e confusione.

Al centro di The Wrestler ci sono due freak: il viso del freak Rourke viene addirittura celato nelle prime inquadrature del film: la faccia gonfia e battuta, in tutta la sua mancanza di splendore, è oggetto di un’entrata in scena degna di Greta Garbo. Marisa Tomei, come si è detto, è agli occhi degli esegeti la freak quarantaquattrenne portatrice sana di culo.

Che poi il film sia effettivamente Mikey Rourke è fuori di dubbio. Un attore, già bravo in altre occasioni, che presta il suo corpo e la sua interpretazione. Aronofsky lo segue incessantemente, con camera a mano, ma non di quelle da mal di mare; il volto livido, il culo floscio, il fisico gonfio su cui i vestiti stanno scomposti, tanto in The Wrestler quanto sulla passerella veneziana, perché è come vestire una persona che già indossi un abito sgualcito e ingombrante. La storia è quella della sconfitta e degli errori, delle persone che non cambiano ma non possono fare a meno di invecchiare, un blues con una colonna sonora cinicamente hard rock, le urla metal degli anni ’80, il delirio di onnipotenza prima della disillusione. 

Le scene più dinamiche, dove il regista imbastisce stacchi di montaggio e cambi nei punti di vista, sono ovviamente quelle dei duelli. Non dei combattimenti, ma delle performance artistiche, coreografie con studiato spargimento di sangue, incorniciate dalle luci livide e dal fragore delle urla. Come nel duello pornografico di Requiem for a Dream, i protagonisti sono circondati da una folla rumorosa e violenta. C’è da credere che se Aronofsky fosse una rock star, invece di un regista, sputerebbe in faccia al pubblico delle prime file come Roger Waters. [qui un po’ di spolier] Mikey Rourke è un ballerino e un gladiatore, ed accetta il suo ruolo fino in fondo, fino all’ultima, grandiosa scena in cui la folla inneggia al suo sacrificio. E anche la scelta conclusiva è quella coraggiosa, epica, del finale sospeso; fintamente sospeso, come in un Butch Cassidy, o, meglio ancora, per affinità aeree, Thelma e Louise. The Ram va via volando, quindi parte il blues per davvero, quello di Springsteen. [fine spoiler]

A, neanche sto a dirlo che questo film è una quantità di spanne sopra tutti quelli che hanno gareggiato per gli oscar.

(4,5/5)

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11 thoughts on “The Wrestler (Darren Aronofsky 2008)

  1. oooh santo cielo sì! Incredibile quanto sia d’accordo. Su Marisa, che ha un culo che parla, letteralmente, recita con il corpo questa attrice e ne conosco poche altre capaci di farlo (e che culo davvero). La seconda cosa è Rourke: non se ne può più di sentire si vabbè ma è lui, non recita. Ma dove??? L’arte, il cinema, sono costruzioni, artifici che simulano la realtà. Rourke avrebbe potuto fare anche 2000 incontri di wrestler o avere una vita anche identica a quella di Randy, ma se non fosse stato un grande attore, col cavolo che ci convinceva. Se no domani è attore pure Del Piero che fa un film su del piero.

  2. la cosa che mi è piaciuta di più in questo film è l’america.
    non perchè io ami l’america ma questo film è proprio l’america.
    la storia mi è sembrata un po’ banale (ho pensato di nuovo un viale del tramonto) poi ho letto una recensione in cui si diceva quanto è difficile vivere se sai fare una cosa sola e forse me lo ha fatto vedere da un angolo diverso e apprezzare un po’ di più. trovo bravissimo rourke, non so quanto faccia sè stesso, come faccio a saperlo non so niente di lui… è molto riduttivo e inutilmente generalizzante dire fa sè stesso.
    è bravissimo invece, direi quasi perfetto.

  3. L’oscar lo meritava il film e soprattutto Mickey. Ah, bellissimo post (soprattutto quello che hai messo sotto spoiler).

  4. michela: giusto così.

    noodles: su rourke, ok, siamo d’accordo. rigurdo marisa tomei, per la verità intendevo dire che mi sembra un po’ limitato, da parte della critica, scoprire il suo talento di attrice solo in concomitanza con la scoperta del suo, pur certamente apprezzabile, culo.

    frostwriter, benvenuto. sì, bravo rourke. che, comunque, è sicuramente anche un ottimo salumiere.

    grazie ale. un saluto a te e a tutti.

  5. dannatamente d’accordo con ogni tua parola. L’ho già visto due volte, una bellissima storia di decadenza e solitudine.
    La scena in cui Rourke gioca con Nintendo ed il bimbo gli parla di Call of Duty 4 è emblema di un contrasto passato/presente che un po’ permea la pellicola è dà quella sensazione di nostalgia che un po’ appartiene ad ogni uomo mai staccatosi del tutto dalla gloria dei giorni che furono.
    Avrei anche pagato il biglietto per vedere questo film :)

  6. già, il 4 è in iraq…

    mi par di capire che anche tu, quindi, l’hai visto in lingua originale (senza biglietto c’è una buona versione con sottotitoli). la voce roca di rourke è un importante valore aggiunto.

  7. un imortantissimo valore aggiunto! Che il doppiatore è anche bravo, ma epidermicamente è una voce che non mi piace granchè :)

  8. sì sì, infatti concordavo anche su quello. Anzi, mi sembra vergognoso che si debba arrivare a far spogliare un’attrice per riconoscerne la bravura (che poi è il contrario di ciò che avviene di solito). Non parliamo del suo monologo sulle auto al banco dei testimoni in Mio cugino Vincenzo… un numero così mi fa rotolare dalle risate ogni volta.

  9. L’ho visto solo ieri, sapevo cosa fosse ma me l’aspettavo un tantino diverso…grande rourke, gran film, gran culo!

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