Frozen River (Hunt 2008), La Lunga Estate Calda (Ritt 1958), I’m a Cyborg, but that’s Ok (Park 2006)

Due parole su tre film che mi hanno sostanzialmente deluso.

Il primo è il migliore.

Frozen River ha molti presupposti per essere davvero un bel film, ed in parte lo è, l’altra parte è un po’ stanca. Frontiera inedita, la linea di confine fra lo Stato di New York e il Quebec. Quindi non polvere e terra rossa messicani, ma neve e silenzio. Io preferisco nettamente i colori della neve ai calori della terra, e questo è il motivo per cui ho visto il film.

Madre di due figli abbandonata da marito scommettitore importa clandestini con una ragazza Mohawk per pagarsi una nuova casa prefabbricata.

Frozen River non è male, perché c’è il ghiaccio e perché riesce a legare il disincanto al miracolo. Però, pur puntando molto sui suoi personaggi, li descrive in maniera troppo diretta, attraverso caratteristiche nette e dichiarate. Va bene il minimalismo, ma i protagonisti non sono così affascinanti da reggere un film senza qualche difficoltà. Avrebbero avuto bisogno di qualche furbizia in più.

Si può dire che un classico con Paul Newman e Orson Welles è però riuscito così così? È La Lunga Estate Calda, del ’58, da Faulkner. Il film vuole essere greve, ma evidentemente tutta questa grevità aveva l’autorizzazione di evocarla, ma non di farla vedere. Ma non riesce a farlo come Wilder, che non per niente era un genio assoluto, e allora tutto il film sembra dire sai, qui vorrei tanto farti vedere un po’ di carnazza, ma non posso, e allora quello che succede te lo dico solo a parole. Newman è sempre impettito, Welles è bravo anche se l’hanno truccato con della terra e sembra un po’ una macchietta giapponese.

L’ultimo, ma non non ultimo (è un non errore), I’m a Cyborg, but That’s Ok. Potresti anche essere un tostapane o un pesce martello, io non avrei comunque niente da ridire. Ambientato in un ospedale psichiatrico, di quelli però dove i pazienti sono strampalati e puliti, il problema è che nella messa in scena, indefinitamente pretenziosa, di follia pura proprio non ce n’è. Ma c’è una gran vogli di farsi vedere. E allora via con le inquadrature geometriche in sgargiante tinta unita, e gag ripetute allo spasmo. Park Chan Wook deve trovare estremamente affascinate il crivellare la gente con sottofondo di musica sinfonica, e così ci fa vedere la stessa fantasia tre o quattro volte. E poi una serie di altre “bizzarrie” posticce alla Gondry. La sua cosa migliore continua ad essere Mr. Vendetta.

Frozen River: 3/5

La Lunga Estata Calda: 2,5/5

I’m a Cyborg: 2/5

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8 thoughts on “Frozen River (Hunt 2008), La Lunga Estate Calda (Ritt 1958), I’m a Cyborg, but that’s Ok (Park 2006)

  1. Frozen river lo guarderò per i tuoi stessi motivi. La lunga estate calda non l’ho mai visto tutto, però Orson Welles truccato così faceva uno strano effetto anche a me…

  2. ok, ultimamente mi addormento>/i>, lo so.
    però converrai (convieni?) che sono una grande selezionatrice di film (e casse toraciche) su cui dormire.
    suvvia, qualcuno dovrebbe dire a Park Chan Wook che la follia non è la norma al contrario. e i “matti” non fanno capriole stando attenti all’inquadratura. più iwai e meno old boy, per favore.

    (ne la lunga estate calda, su cui non ho dormito affatto, non c’era welles. c’era un cicciobello anziano con i capelli un po’ più folti.)

  3. ma no, noaunte.
    il tuo uso spregiudicato del corsivo andrebbe pregiudicato.
    e mi dissocio assolutamente da quel che hai detto di welles.
    se cominciano ad arrivare dei maniaci e delle lettere minatorie cercando cicciobello e welles su google, dico che il sito è tuo.

  4. Frozen river è stata una parziale delusione per me. E’ fatto di quel minimalismo un po’ spocchiosetto, che fa molto Sundance deteriore e secondo me non coinvolge mai del tutto. Anche la frontiera inedita che poteva essere un bell’aggancio è sfruttata solo superficialmente.

    La lunga estate calda forse non sarà proprio perfetto, specie se paragonato al capolavoro “sudista” – sempre con Newman – che è La gatta sul tetto che scotta, però devo dire che a me piace sempre. Anche se è vero ciò che scrivi di Welles ahahah.

    Il difettuccio di Cyborg è che è un po’ troppo episodico, le varie storie dei protagonisti vanno un po’ troppo allo sbaraglio, ma ci son anche un sacco di cose da innamorarsi secchi (dai titoli di testa, al finale poeticissimo).

  5. più o meno ci troviamo d’accordo. escluso cyborg, che non m’ha seccato per niente. cioè, lo ha fatto, ma in un altro senso.

  6. visto frozen river… e in effetti quello che dici sui personaggi è vera. la crudità con cui sono mostrati è troppo diretta, e non lascia spazio allo spettatore di “affezionarsi” a loro.
    però credo che il punto di forza del film sia soprattutto in una fotografia nuda, quasi vertiginosa nella sua bellezza. quei luoghi sono tanto belli quanto terrificanti. e in effetti tutto il film è tagliato da una linea di tensione rappresentata proprio da questo fiume, che da un momento all’altro potrebbe cedere sotto il peso della macchina..

  7. giusto, spyker. thin ice, come dicevano anche i floyd.
    la zona ha il suo fascino. e poi una bella casa prefabbricata costa poco più di cinquemila dollari. mi informo sul costo del biglietto aereo.

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