Lezione Ventuno (Baricco 2008), Sognando Manhattan (Rush 1991), Silverado (Kasdan 1985)

Prima di tutto, Lezione Ventuno, che avevo dimenticato di infilare nel gruppo delle delusioni, piene o a metà. Il film mi incuriosiva, per la neve, per il tema. Di Baricco non ho mai letto niente, ma adesso credo sia come se l’avessi fatto. Il film non è brutto, solo sembra fatto da una persona che evidentemente ama il cinema, ma gli preme troppo far sapere qual è il cinema che gli piace, e costruisce il suo film come un susseguirsi di suggestioni, sempre attento ad apparire arguto.

Sull’arguzie colse il punto Fight Club, quando Tyler Durden, dopo la nota di Edward Norton sul cibo da aereo, lo apostrofa: molto arguto. ti fa sentire bene, vero, essere arguto? Un misto di ironia ed autocelebrazione a cui è difficile sfuggire. Anche Fight Club, ovviamente, ci sguazza nell’arguzie. Fa la differenza fra chi ha trovato un po’ di cose gli piacciono, e attraverso quei valori giudica argutamente il mondo, e chi, per talento o necessità, al mondo riesce ad approcciarsi in maniera diretta.

A Baricco, che presumo un po’ di talento ne abbia, è probabilmente mancata un po’ di necessità. Il film apre in pieno stile Greenaway, con una biografia inventata, eccentricità, elenchi e numeri. Il che è benvenuto come omaggio, ma in sé stridente, visto che Greenaway ha sempre professato e ricercato la distanza della sua opera dalla letteratura, mentre quello di Baricco è un film estremamente scritto, anche nelle immagini. Lezione Ventuno porta la tesi per cui la nona di Beethoven sarebbe tutt’altro che bella, ma finisce per confermare il suo obiettivo attraverso i propri assunti. Il film in realtà si dichiara una riflessione sulla vecchiaia e sulla bellezza, e la malinconica distanza fra i due stati; ma dal momento in cui pone l’analisi di Beethoven, della sua vita e delle sue sofferenze, come un pretesto per l’esposizione di un concetto, puramente verbale e letterario, finisce per svuotare di significato tutto il film. A questo si aggiungono alcune scene davvero azzardate (il quiz sulla vita del compositore, la congrega di studenti saccenti a cui tirerei pietre in faccia, dialoghi arguti che ammiccano dicendo cazzo), che fanno di Lezione Ventuno un film non sgradevole, ma sicuramente non riuscito.

Sognando Manhattan. Da poco reperibile in dvd, il che è particolarmente bene. Io non sono un difensore strenuo della lingua originale, ma coi sottotitoli questo passa da film carino a bel film. Molti dialoghi sono completamente diversi dalla traduzione che ne fu fatta in italiano, e le recitazioni decisamente meno patetiche. Sognando Manhattan è un semidimenticato film nostalgico, di quelli dove persone che sono cresciute insieme si incontrano, fanno battute sceme e tirano le somme. Un film che tiene più che bene, amaro pur scegliendo di non accogliere nessuna soluzione drammatica, attori in gamba (grandi Malkovich e Bacon), ottimi dialoghi e Tom Waits. Che era stato doppiato da un quindicenne e invece è notevole, maltrattato e sfigato, a sbraitare come fa Tom Waits.

Si pensa a Il Grande Freddo e Kasdan e allora due righe su Silverado. È un Western dalla sceneggiatura così perfettamente Western che quasi non sembra un Western. C’è proprio tutto: il pistolero svogliato, il giocatore di poker, il duello, le mandrie di vacche, le carovane, il patibolo, il vecchietto, il proprietario terriero: tutto. Il tocco di Kasdan si sente soprattutto nel registro più ironico e leggero, che è poi quello delle parti migliori. Non male, ma perfettino e geometrico.

Lezione Ventuno: 2,5/5

Sognando Manhattan: 4/5

Silverado: 3/5

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6 thoughts on “Lezione Ventuno (Baricco 2008), Sognando Manhattan (Rush 1991), Silverado (Kasdan 1985)

  1. mi consenti un appunto, carico di invidia?
    non hai letto nulla di baricco – oh uomo fortunato – altrimenti non ti sarebbe passatp per la testa di vedere un suo film….. eh eh nadia (rientrata)

  2. diciamo che non è stato un caso. baricco ha avuto abbastanza visibilità da potersi fare un’idea dei suoi scritti anche senza leggerli.

    (benrientrati)

  3.  baricco è un estremo si può solo amare o odiare… dovresti leggere castelli di rabbia e forse riusciresti a comprendere il film

  4. ciao whitevanilla. questa cosa del "si ama o si odia" è davvero inflazionata, mentre è una condizione che nel campo delle arti (cinema, musica e letteratura, quelle che frequento) non ho quasi mai riscontrato davvero, specialmente se riferita ad un autore e non a un’opera.
    che dire… a quanto ho letto in giro, sono più o meno l’unico a non aver considerato il film di baricco una ciofeca totale, quindi comprenderlo forse potrebbe non essere conveniente.

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