Two Lovers (James Gray 2008)

Dalle guardie e ladri de I Padroni della Notte al triangolo amoroso di Two Lovers, il passo è sorprendentemente breve. Anche se meno irritante, il nuovo film di Gray condivide con la pellicola precedente (i pochi) pregi e (i molti) difetti. Rimane la scelta interessante dei colori desaturati, dell’atmosfera plumbea, e infatti rimane anche lo stesso direttore della fotografia, Joaquin Baca-Asay, ma suscita anche lo stesso interrogativo costante: qual è lo scopo di questa pellicola, il suo perché, la sua anima? Anche questo Two Lovers è in precario equilibrio su un intreccio di una banalità totale, su cui si inseriscono alcune scene (poche) ben costruite dal punto di vista espressivo. I dialoghi a camera fissa sul tetto del palazzo, fra le mura scrostate ed opprimenti, il sibilo dissonante che sembra provenire direttamente dai pensieri del protagonista, sono le cose migliori. Ma, nel totale, un film noioso, di cui non trovo la necessità. La messa in scena è molto scarna, un’essenzialità anni ’70 che sembrerebbe una scelta di radicale sobrietà;  poi, però, si gioca ripetutamente sulla macchina fotografica ed i dialoghi con la finestra di fronte, topoi del cinema che vuole farsi sguardo, che vuole essere molto cinema, nel modo più solito. Fra riferimenti vari, noi Italiani possiamo coglierne uno in più: la psicologia del personaggio naif interpretato da Phoenix è quella di Renato Pozzetto in Da Grande, e affascina le donne allo stesso modo; un ragazzino nel corpo di un quarantenne, ma senza la magia iniziale. Non Tom Hanks in Big, che già era troppo scaltro, proprio Pozzetto.

(2,5/5)

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22 thoughts on “Two Lovers (James Gray 2008)

  1. ciao memole.
    io non credo proprio sia un imperdibile, ma a molti è piaciuto, magari piace anche a te.

  2. A differenza del precedente, che comunque reputo un buon film, questo l’ho trovato più profondo e molto più scrutatore della natura umana e della difficoltà di equilibrio nei rapporti interpersonali. Poi secondo me è girato benissimo e ha un “gioco” ambiente-uomo davvero straordinario.

  3. uhm è curioso come percepiamo in modo diverso i film, tutti noi cinebloggers. ma il bello è questo. noto dunque che anche l’altro non t’era garbato. Probabilmente è il cinema di Gray che proprio non ti acchiappa? Io questo l’ho trovato davvero bellissimo. Mi è entrato sottopelle.

  4. le differenze di veduta non mi stupiscono: ognuno ha una sua idea del cinema e cerca conforto nelle varie visioni e nei vari autori. Gray, effettivamente, sarà piuttosto lontano dai miei gusti. Specialmente come sceneggiatore. mi sembra davvero approssimativo, e pur avendo una riconoscibilità registica, non mi affascina tanto da essere di per sè convincente.

  5. Non l’ho ancora visto e ho letto solo recensioni positive. Questa dissonanza mi incuriosisce. Terrò conto anche dei tuoi appunti quando vedrò (speriamo presto) il film.

  6. certo, proprio pozzetto, in da grande.
    ovviamente è una mezza battuta; ma in molte occasiosi l’ingenuità del protagonista, il suo approccio alle cose, il suo senso dell’umorismo, seguono effettivamente la stessa traccia. non far caso alle premesse, al grigio e alle cicatrici di phoenix, ma isola la dinamica delle singole situazioni, e vedrai che ho ragione.

  7. One gust is meil che two[..] Chi s’accontenta gode, romantici all’ascolto. Claro? Chi si accontenta gode. A tal proposito aggiungerei: e se la Gwyneth fosse una specie di illusione, una specie di visione irreale, metafora della crescita che attende questo orsacchiottone indeciso s [..]

  8. in che senso lo trovi noioso, e in che senso non è necessario?

    se parli dei topoi, beh, l’ebreo che ha una ossessione per la donna bionda e non ebrea è ripreso da molti (vedi Roth).

    Io invece vi ho trovato molte cose interessanti.

    E il personaggio di Phoenix mi pare più complesso, anche se tipizzato.
    Ma va a toccare, con una presenza di verità, moltissime figure maschili.
    Che poi un maschio di quel tipo faccia arrabbiare gli altri maschi più “maturi” e “seri”, perchè lui si piglia le donne e loro no, è un altro discorso. ^^

    un saluto.

  9. se si ha voglia di fare battutine ficcanti, ci si dovrebbe impegnare nel leggere in modo meno superficiale. è mia abitudine cercare di vedere nel film il film stesso, e non miei ipotetici conflitti con quello che il film potrebbe voler rappresentare; se sono influenzato personalmente, in positivo o in negativo, dalla tematica (o da altri fattori) di un film, lo so e lo dichiaro.

    quando parlo di topoi non mi riferisco ai personaggi, ma alle scelte tecniche, che sono scelte visive e quindi di modalità narrative e abitudini cinematografiche. riporto la frase, che mi sembra abbastanza chiara: “si gioca ripetutamente sulla macchina fotografica ed i dialoghi con la finestra di fronte, topoi del cinema che vuole farsi sguardo, che vuole essere molto cinema, nel modo più solito.”.

    il film è poco necessario proprio perchè unisce uno script oggettivamente piatto, che in molti hanno voluto rivalutare attraverso le trovate registiche. queste ultime a me non sembrano particolarmente impressionanti, costituendosi più che altro nella reiterazione di poche scelte non particolarmente originali (quelle citate nella recensione), sicurmante molto evidenti, ma nelle quali non vedo il fascino necessario per riuscire a parlare di stile.

    quello interpretato da phoenix non è un uomo debole o sensibile, è un uomo con alcune deficienze cognitive che soffre di depressione bipolare (lo dicono nel film), cioè pozzetto in da grande, senza la magia, che però, per farsi più figo, dice che ha provato più volte il suicidio. un personaggio incoerente messo lì a reggere un po’ di grigi “d’autore”.

  10. la tua analisi non mi convince ma ora mi è più chiara.

    mi spiace se ti sei offeso per una battuta non le farò mai più.

    a cinepillole consiglierei di leggere la critica di Alessandro Baratti sugli Spietati.

    che meglio di me ha saputo cogliere il senso di questo film e la sua necessità.

  11. per amore di precisione, visto che ti citi la mia battuta era dettata da una lettura della tua frase:

    “è quella di Renato Pozzetto in Da Grande, e affascina le donne allo stesso modo; un ragazzino nel corpo di un quarantenne, ma senza la magia iniziale.”

    la mia battuta era relativa alla tua segnalazione di come un ragazzino nel corpo di un 40enne (che poi Joaquin non è per nulla 40enne nel film…) affascini le donne…

    Io mi riferivo a questa frase da te scritta nella recensione.
    Ci sarà una ragione per cui la hai scritta…

    Poi sotto, nei commenti, ribadisci che è una mezza battuta l’accostamento a Pozzetto.

    In ogni caso, anche io facevo una battuta, magari non ficcante ma una battuta, cribbio.

    Infine, tu ribadisci che Gray è lontano dai tuoi gusti, dalla tua idea di cinema.
    E questo lo capisco benissimo, ognuno di noi ha una sua idea di cinema.

    E in questo discorso entra bene anche l’essere influenzato o meno dalla tematica o da altri fattori.

    E del resto lo dici anche tu nei commenti, che, cito: “ognuno ha una sua idea del cinema e cerca conforto nelle varie visioni e nei vari autori.”

    Questo per ribadire che non ho letto in modo superficiale quanto hai scritto, anzi.
    Sono proprio le parole da te usate, il riferimento (in negativo) al Pozzetto che mi hanno fatto incuriosire sul perchè lo avessi tirato in ballo…

  12. il mio non era un commento arrabbiato, da grande fu anche un film divertente. il punto non è nel fatto che l’uomo (molto) ingenuo possa attrarre le donne, ma nel fatto che credo davvero che la psicologia dei due personaggi si somigli. solo che pozzetto era in un film italiota da ridere, mentre con gray si finisce a parlare di personalità fragile e complessa. era una mezza battuta perché rivolta alla facilità con cui ci si lascia suggestionare dalla cornice. naturale che scriva di come phoenix affascina le donne, perché two lovers non tratta d’altro. quello di gray è un film enfatico con un sottofondo esistenzialista posticcio, a me piacciono le soluzioni meno furbe e più spontanee.

  13. se anche two lovers trattasse solo di come phoenix, il suo personaggio, affascini le donne, mi pare sia già di grande interesse.
    Che poi in verità tratterebbe di un uomo indeciso tra due tipologie di donne e, di riflesso, tra due tipologie di vite, un personaggio immaturo sì (perchè fargliene una colpa visto che è l’uomo di oggi?), più che di un uomo che affascina le donne.
    Phoenix non mi pare Belmondo.
    Anche perchè i tempi sono cambiati.

    E non entrerei nel personale del tipo: ma io sono maturo e mi danno fastidio quei ragazzi che a una certa età non lo sono, sono ridicoli.

    Ecco, forse la questione della “immaturità” maschile non è solo ridicola (da film divertente), ma anche oggetto di commedia drammatica, come Gray ha definito il suo film.

    in realtà il film di Gray è più complesso, ma su questo siamo su due sponde opposte ed entrambi ci troviamo benissimo dove stiamo. :)

    un saluto.

  14. luglio 2009[..] Nemico pubblico n°1- La fuga J.F. Richet [°][°][°] “Serrato e impetuoso, il film di Richet va a rotta di collo e come Mesrine sfugge a (quasi) tutto. Alle ideologie, ai manicheismi, all’(anti)eroismo romantico, anche alle [..]

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