Franklyn (Gerald McMorrow 2008)

Franklyn non è quel che mi aspettavo, e questo probabilmente è positivo. I richiami a V per Vendetta e alla maschera fra Munch e Rorschach sono puramente iconografici, e permettono una certa originalità nella disattesa delle aspettative. Diviso fra un registro realistico e quotidiano e delle incursioni caotico-fantastiche alla Brazil, il film prende da molti ma riesce a costruirsi una sua identità, in una declinazione del collage pop sufficientemente inedita. Costruito per svelarsi nella fase finale, il punto debole della pellicola sta nell’aver composto, soprattutto nelle fasi “realistiche” della prima parte, un lungo preludio non sempre interessante. Ma lo si perdona, per aver portato a termine comunque un’opera non banale, condita con sarcasmo amaro e distaccato, molto meno ingenua di tanti supereroi da fumetto che, per quanto doloranti e trasgressivi, da un bel po’ denunciano una certa stanchezza. Difficile parlare dell’esordio di McMorrow senza rovinare la sorpresa, e la soluzione è fermarmi.

(3,5/5)

p.s.: per chi ha visto il film, al commento numero 4 c’è qualche appunto in più.

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13 thoughts on “Franklyn (Gerald McMorrow 2008)

  1. concordo con quasi tutto quello che hai scritto..soprattutto riguardo alla natura per niente scontata del film. credo che invece il lungo preludio che precede l’incontro/scontro finale è interessante, anche per via della presenza di Eva Green e del suo personaggio.. ma ora che ci penso gli altri due personaggi (come ho scritto nella mia recensione) sono poco carismatici.

    posso chiederti che intendi con “sarcasmo amaro e distaccato”?

  2. ciao spyker. con quella frase mi riferisco ad alcuni aspetti (ad esempio la miriade di religioni implausibili, o l’arte pacchiana di eva green) che in un primo momento mi sono sembrati eccessivi, ingenui, ma che successivamente il regista dimostra d’aver trattato in un tono coscientemente eccessivo e irridente.

  3. a mio parere non ritengo che queste tematiche siano condite di un sarcasmo come lo intendi te. io anzi ho visto nel tema della religione una scioccante e azzardata denuncia e critica,tutt’altro che sarcastica. poi la figura di Eva Green è del tutto che ingenua, e anzi ritengo che sia trattata sotto molte luci e aspetti (inombrando gli altri personaggi)

  4. credo che dobbiamo intenderci sul significato della parola sarcasmo, o quantomeno sul ruolo dello stesso. io credo sia una via preferenziale, assieme all’ironia, per muovere la critica e la denuncia. da qui, tanto spoiler: la critica alle religioni è ingenua finchè il mondo fantastico viene ipotizzato come realmente esistente nella diegesi del film. sarebbe una costruzione incoerente, approssimativa, perchè quella della manicuriste o degli adoratori delle istruzioni delle lavatrici non sono religioni credibili, c’è un eccesso di ironia. questo eccesso di ironia diventa plausibile, quando si svela che il mondo è la costruzione della fantasia di una sola persona: diventa freddo sarcasmo del protagonista verso il fanatismo religioso del padre.

    non ho fatto parola del personaggio di eva green, ma della sua arte, simile a molte boiate gotico-patinate presenti sul web. anche questo sarebbe un passo falso, se nel film i suoi video brutti e pretenziosi non venissero bollati come noiosi, di cattivo gusto, e non si facesse notare come l’aspirante suicida farebbe bene a non far perdere tempo a medici e infermieri. lo stesso personaggio di eva green, nel momento in cui diventa protagonista, non lo fa con le sue pose dark, ma riacquistando il realismo della paura che prova una donna sotto minaccia. inoltre, quando in fine di film si preannuncia una svolta nella sua vita, prima tutta la paccottiglia pseudoartistica che invadeva il suo mondo, la sua casa, viene saggiamente distrutta.

    in parte, è lo stesso meccanismo con cui il film si libera dello spettro del fumettone che aleggia nei suoi primi minuti e nelle aspettative del pubblico. che sarà, poi, in parte gratificato (la parte da cui sto io), in parte deluso dalla scomparsa dello spettro-cliché (la parte a cui il film non è piaciuto).

  5. ok, sulla religione ti do ragione. viene ironizzato in maniera eccessiva, appunto per criticare e denunciare dal punto di vista di Preest.

    però sull’arte di Emilia continuo a non essere d’accordo. certo, segue alcuni clichè prettamente dark-goth, ma il tutto viene costruito (sempre a mio modestissimo parere) con una saggezza e sensibilità particolare, e mi riferisco ad esempio al tentato suicidio di Emlia in cui lei parla con se stessa all’interno del video (clichè anche quello, ma funziona lo stesso). e il tutto viene dettato dal fatto che proprio l’arte di Emilia non cade nello scontato gothic, ma viene saggiamente sviluppato attraverso una psicologia di un personaggio carismatico e coinvolgente dal punto di vista della backstory e del set-up (che di conseguenza, ripeto, ha inombrato tutti gli altri personaggi, e credo che il punto debole del film sia proprio questo, ossia la totale assenza di caratterizzazione dei personaggi che dovevano essere “principali” mentre alla fine diventano co-protagonisti, e la stessa fine tocca soprattutto a quello che doveva essere il protagonista principale ossia Preest)

    La distruzione finale dell’appartamento è inerente al tema della “fede” di cui tutto il film è portatore. Ogni personaggio ha dentro di se una fede che muove i fili e le azioni dei personaggi (vedi la stessa Emilia e la sua arte, Milo e la ragazza immaginaria, Peter e il suo essere cristiano) e la distruzione dell’appartamento è un simbolico riferimento al ritorno di tutti i protagonisti nella vita reale, in special modo in riferimento a Emilia.

    poi vabbe, gusti son gusti, ma mi piace “discutere” su queste cose!

  6. spyker, credo che fra noi ci siano alcune incomprensioni. proviamo ad ovviare prima di tutto a quelle di carattere lessicale. cercherò d’essere breve.
    la parola “sarcasmo” non ha un’accezione negativa. il saracasmo è come l’ironia, solo più amaro, più greve, più semplice. puoi anche leggere “ironia” al posto di “sarcasmo”, cambierà solo una sfumature di senso. l’ironia può ricorrere a costruzioni, il sarcasmo spesso si serve dell’iperbole (tipo, inserire fra le religioni le manicuriste del settimo giorno). tutto ciò non è male, è solo un modo per veicolare le proprie critiche. non ho mai detto che l’ironia verso le religioni è eccessiva, ho detto che credevo fosse implausibile, finchè il film non ha giustificato quella costruzione. sto dicendo che m’è piaciuto, non che non m’è piaciuto, tanto più perchè s’è trattato d’un procedimento complesso, in due tempi, quello della costruzione all’interno del film.

    sulla parte reale, il “ritorno alla vita reale”, è molto simile a quando ti dico che il vero personaggio di eva green è quello realistico e spaventato, non quello gotico e laccato. il ritorno alla realtà coincide con la distruzione del mondo pseudoartistico che la ragazza s’era creato.

    spero d’essere stato chiaro, perchè stiamo dicendo cose piuttosto simili.
    saluti.

  7. ehm…nel commento di prima ti davo ragione e stavo semplicemente parlando del film in sè, e non riguardo a quello che avevi scritto precedentemente.
    avevo perfettamente capito l’accesione che avevo dato alla parola sarcasmo.
    ci siamo fraintesi entrambi.

  8. ciao steutd :)
    io praticamente l’ho scoperto dopo, che la tipa è eva green.
    comunque, non sono particolarmente fisionomista, ma sono quasi sicuro che fossero due.

  9. Non sono brava come te a commentare un film, ma anche a me è piaciuto molto, per quanto appunto ‘inatteso’…

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