La Leggenda di Beowulf (Robert Zemeckis 2007), Soffocare (Clark Gregg 2008)

Avendo Alice, ogni tanto capitano un paio di settimane di pay tv omaggio, e si ha così l’occasione di guardare delle minchiate di dimensioni colossali, che normalmente non passerebbe per la testa di sguardare neanche col cannocchiale. Una di queste è La Leggenda di Beowulf, probabilmente il prodotto di una sbronza collettiva di etere, abbastanza massiccia da disinnescare completamente cervelli solitamente attivi come quelli di Robert Zemeckis, Neil Gaiman e Roger Avary. Siamo a un paio di millenni fa, e il film si apre in un villaggio di bifolchi danesi che hanno organizzato una bella festa dove tutti intonano cose tipo osteria numero mille, bevono e ruttano col culo di fuori e i maschi fanno a gara a chi c’ha i capelli più lunghi e biondi, in una riuscita allegoria dei raduni leghisti. A questo punto c’è un mostro brutto, tipo Gollum ma grosso e con le orecchie delicate, che proprio non ne può più, e dopo un po’ che batte inutilmente col manico della scopa sul soffitto per far smettere quel bordello, sale al piano di sopra e comincia a urlare NOOO CAZZOOO BASTAAA, Adesso Spacco Il Culo A Tuttiii!!! E infatti spacca il culo a tutti. Al che il capo dei bifolchi dice mi dispiace ragazzi, la discoteca è chiusa, non si può fare più casino; finché arriva dal mare Beowulf con una dozzina di scagnozzi, si stabilisce in città e assicura che il tizio ipersensibile se lo lavora lui. Qui c’è un bellissimo momento in cui tutti, per fare conoscenza, cominciano a parlare del proprio pene inneggiando con nordica poesia al “braccio dell’amore”, mentre le donne adoperano la più consueta perifrasi  “terza gamba” (giuro). In questo clima goliardico Beowolf si prepara per la notte e lo scontro con la ciola di fuori, visione che fa quasi svenire la regina del luogo, anche se a coprire tutto basta un po’ d’ombra, e assieme ai camerati ricomincia coi cori da stadio per richiamare il mostro. Che arriva puntuale e bestemmia in padano, ma Beowulf gli dà tanti di quei cazzotti in testa che lo accorcia, poi gli strappa un braccio e gli fa presente che è già tanto che non glielo ficchi fra le chiappe.  Per farla breve, la bestia risulta essere il figlio del re avuto dalla strega che è Angelina Jolie con le poppe dorate nuda ma  coi tacchi a spillo (nel VI secolo) che le escono direttamente dal tallone, che si fa metodicamente ingravidare da tutti i sovrani della Danimarca,  destinati a fare e disfare indefinitamente la frittata.

Bello.

Beowulf si contraddistingue per un paio particolarità. La prima è che è stato girato con attori veri, fra cui Hopkins, Malkovich e la già citata Jolie, poi resi totalmente inespressivi dall’essere ricalcati con approssimativi pixel. La seconda è che è stato uno dei primi film de vedere con occhiali 3d, almeno in Italia arrivato con troppo anticipo rispetto alla moda ora dilagante. È stato divertente vedere un film in 3d senza 3d, e notare tutta una serie di inquadrature quindi assurde e senza senso, tipo punte di lance avvicinate allo spettatore fino a coprire due terzi dello schermo, morti acrobatiche congegnate per farti arrivare qualche pezzo di budella sulla faccia, e cose così. Una impostazione diversa, accessoria alla ripresa dell’oggetto. Nel cinema delle origini la visuale era quella del mezzo, dell’apparecchio di ripresa già spettacolare nella sua esistenza, ancora privo un centro focale, un testimone insolito dell’episodio reale reso speciale dalla sua decontestualizzazione e dall’effrazione dei limiti temporali. Con lo sviluppo della sintassi e del cinema classico, la visuale diventa quella dello spettatore, sempre in prima fila, guidato dalle prospettive che possano essere le più adeguate a farsi raccontare una storia. Il cinema di massa conserva il punto di vista privilegiato, occasionalmente distratto, nei blockbuster, da quello che è il punto di vista pubblicitario, dove l’immagine viene costruita per l’inserimento di oggetti e marchi non necessari alla storia. Uno dei film più radicali che ricordi, in questo senso, è Io, Robot, dove addirittura si attuano appositi stacchi di montaggio per allacciarsi delle scarpe Nike. Parallelamente, il cinema d’autore e d’avanguardia sviluppa una visuale che è quella del regista, un espressionismo in senso lato dove la manipolazione dello spazio non è necessariamente vincolata al racconto, ma avviene attraverso la scelta-significante dei punti di vista. Alla scoperta del nuovo effetto “arrivo del treno nella stazione”, la visuale del cinema in 3d è quella della tecnica, del suo sfoggio, della propensione innaturale dell’oggetto verso lo spettatore, giustificata solo dalla ricerca dello stupore provocato dalla novità del trucco tecnologico.

Basta.

Visto che ci sono e che non ho tanto da dire in proposito: Soffocare. Credevo che un film con un soggetto non solito fosse automaticamente interessante, Choke insegna che le cose non stanno proprio così. Forse più adatta alla pagina, la storia di Palahniuk, di certo non valorizzata da una regia atona quanto mai. Lo stesso tema centrale di Rockwell sessuomane che si soffoca con bocconi da ristorante per farsi salvare da gente facoltosa, è debolmente sviluppato, e il film arranca fra eccitazioni bukowskiane nel vedere tutto quello sprimacciar di tette da parte di una tizia che munge una vacca, continui accenni di masturbazione, una madre Anjelica Huston fuori di testa che è la cosa migliore dell’opera; fino ad un colpo di scena non troppo spiazzante, del quale ormai importa davvero poco. Per alcuni versi richiama in positivo le terapie di gruppo per Anonime Leggende Metropolitane di Fight Club, ma non ha niente a che vedere col clima apocalittico di un film che, in un modo non raffinatissimo ma energico, già nel 1999 abbatteva grattacieli.

La Leggenda di Beowulf: 2/5

Soffocare: 2,5/5

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14 thoughts on “La Leggenda di Beowulf (Robert Zemeckis 2007), Soffocare (Clark Gregg 2008)

  1. E’ incredibile come le aspettative distorcano la prospettiva.
    Quando mi apprestavo a vedere Beowulf, aspettandomi proprio la porcata che hai descritto, l’ho trovato non poi così male.
    Ho sempre pensato, d’altronde, che due visioni siano fondamentali per avere una visione più equilibrata di un film…

  2. Mah, probabilmente non sono un patito del genere, ma Beowulf non mi è piaciuto poi così tanto.
    La storia la conoscevamo tutti, ma percepivo la sensazione che mancasse qualcosa, non so dirti di preciso cosa.

    Soffocare è un filmetto godibile, da vedere senza grosse aspettative.

  3. Fammi capire: il paraustiello di sociologia del cinema ce lo hai messo per farti perdonare il fatto che, sotto sotto, hai goduto come un pazzo di beowulf? Perchè da come lo hai descritto direi che ti è proprio piaciuto… lo racconti come una di quelle cazzate di cui nella vita non si può fare a meno, ne fai venire voglia…. ;-) Quanto al ritorno della fantasmagoria tecnologica, quanto hai ragione: qui si prende in considerazione addirittura di vedere san valentino di sangue in 3d…. mala tempora…. nabla

  4. il paraustiello, ovviamente, è per far vedere che ho una personalità estremamente complessa. e poi perché, avendo un sito (anche) per prendere appunti, ho pensato di poterlo utilizzare per prendere appunti. beowulf l’ho visto come l’ho descritto. capisco che possa affascinare, e la tv è il mezzo ottimale per vederlo al peggio, così non ci si lascia distrarre dal 3d. san valentino di sangue va molto forte, io non ho proprio intenzione. il prossimo giocattolo che andrò a scartare sarà quello di selik.

  5. Sono parzialmente d’accordo su Soffocare. Nel senso che la regia è veramente inesistente, però in qualche momento mi ha coinvolta ed emozionata. A volte può bastare, anche se non del tutto.

  6. Beowulf lo vidi al cinema e ne rimasi talmente deluso che decisi di non scriverci niente. Da Zemeckis mi aspettavo di più.

  7. peccato per il 2,5 di “soffocare”..non so, il film non l’ho visto ma il racconto m’era piaciuto molto.

  8. ciao fonteyne, benvenuta. non ho letto il racconto, ma effettivamente l’impressione è che sia una storia più da carta che da pellicola. o, quantomeno, avrebbe avuto bisogno di una regia più inventiva.

  9. sì, vista la vicenda, anch’io ho sempre avuto la stessa sensazione.
    ti ringrazio, anche se sarebbe forse più opportuno un “bentornata”: ero passata qui già tempo fa, a proposito de “la leggenda del re pescatore” se non ricordo male :)
    ciao iosif

  10. Pingback: Flight (Robert Zemeckis 2012) | SlowFilm

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