Ghost Town (David Koepp 2008)

Ghost Town è come il minotauro, definito in Santa Maradona un essere mitologico col corpo da uomo e la testa di cazzo; ed è per questo che Ghost Town è un minotauro, una chimera, un assemblaggio di parti differenti e apparentemente incompatibili.

C’è un tizio che muore subito, e si ritrova spirito nella New York piena di spiriti invisibili ai vivi, mentre un altro tizio, quello di The Office, muore solo provvisoriamente, per sette minuti, ma dopo l’esperienza comincia a vedere i suddetti spiriti. Ogni fantasma ha ovviamente il suo favore da chiedere, ma Ricky Gervais (questo il nome del tizio di The Office) non è un personaggio particolarmente disponibile alla relazione col prossimo, vivo o morto che sia.

Nonostante il soggetto più che solito, Ghost Town è sorprendente per quasi tutto il primo tempo, mentre si segue Gervais nella sua sociopatia, cristallizzazione della sincera  fuga dai riti della banalità e della convenienza. Davvero, per i primi quaranta minuti c’è un gran numero di trovate e si ride parecchio. Dalla seconda metà in poi, prende il sopravvento la testa di cazzo, quella che riporta tutto nei ranghi e sviluppa una commedia romantica maledettamente simile a Ghost, con giusto qualche battuta qui e lì, ma a ritmo decisamente più blando.

Nel secondo tempo, comunque, Tea Leoni se la cava alla grande nel suo pur canonico ruolo, mentre a Gervais, arruolato per la sua essenza e fisicità sarcastica, vengono negate scene apertamente sentimentali, anche quando il film ha definitivamente preso quella direzione. Da riconoscere anche che Koepp ha evitato la solita gag in cui si vede il “medium” parlare da solo mentre tutti gli ancora vivi lo guardano con commiserazione: noi vediamo allo stesso modo di Gervais, il che permette di conservare l’incertezza fra chi è vivo e chi no.

New York è bella, ci sono i grattacieli, qualche volta la pioggia, e gli alberi ingialliscono in una quantità di sfumature.

(3,5/5)

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4 thoughts on “Ghost Town (David Koepp 2008)

  1. Tutto sommato, stucchevolezze sentimentali a parte decisamente inevitabili tra l’altro in questo tipo di film, la pellicola si fa guardare eccome soprattutto grazie ai tre attori protagonisti che se la cavano egregiamente.

  2. francamente deludente: la metafora della città che non riesce a liberarsi dai “fantasmi” dell’immane tragedia non era male…il film funziona fin quando Gervais mantiene la sua misoginia, poi quando è lo sciroppo a prevalere non rimane più nulla…

    un saluto

    nickoftime

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  4. ciao ale55andra e nickoftime. siamo inevitabilmente d’accordo: ottima la prima parte, eccessivamente zelante la seconda, nel tornare nei ranghi.

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