I Cavalieri dalle Lunghe Ombre (Walter Hill 1980), Qualcuno Verrà (Vincente Minnelli 1958)

Il tempo di ritenzione del pensiero diminuisce clamorosamente, col caldo. Anche i ricordi di film visti da poco sono avvolti da una nebbia sonnolenta. Le persone sveglie hanno l’aria condizionata.

I Cavalieri dalle Lunghe Ombre racconta la storia di Jesse James e della sua banda; leggendo recensioni dell’epoca, pare che Jesse James fosse il soggetto di almeno la metà delle pellicole in circolazione. Oggi se ne vedono meno e il richiamo più immediato è al bel film di Dominik; le due pellicole si incontrano a metà strada, fra le tendenze classiche del film del 2007 e quelle destrutturanti dell’opera di Hill. Fra spazi aperti e colori desaturati, gli scontri e gli amori della banda James, formata da tre gruppi di fratelli, impersonati da tre gruppi di fratelli attori, i Carradine, i Quaid e i Guest. Ognuno è identificato in un’efficace caratterizzazione, i cavalli sono dei begli animali e il film si lascia seguire volentieri.

Qualcuno Verrà è un melodrammone di Minnelli, con Frank Sinatra e Shirley MacLayne, che ha dalla sua la stessa MacLayne, mentre gli rema contro il genere stesso, che non m’ha mai fatto impazzire. Un melò ha dei canoni rigidi, delle regole spietate e tantissimi primi piani; qui la scrittura, ottima all’inizio, diventa poi un po’ ripetitiva. L’impressione è che ci sia un  maschilismo sotteso, anche a sorreggere le logiche di quei personaggi (Sinatra) che dovrebbero essere liberi e anticonformisti (il “salvataggio” della nipote convinta a preservare la sua preziosa castità, il disprezzo per le “zozze” di cui si è i principali clienti, ad esempio). Al tempo stesso, è pure vero che sono le donne a prendere, nel bene e nel male, tutte le decisioni, ma lo scioglimento della trama è demandato, di nuovo, alle regole del genere.

Non del tutto casualmente questi due film si trovano assieme, perché hanno in comune la scelta di cambiare registro visivo nella scena finale, in entrambi la più violenta e movimentata. Le scene virano verso le avanguardie che furono e la sperimentazione, due cose che spesso hanno parecchio in comune. Nel film di Minnelli l’antagonista di Sinatra, impazzito e armato, entra in un delirio espressionista, si muove con gli occhi sbarrati fra scenografie dalle linee spezzate ed il suo volto è illuminato da potenti luci rosse.

La scena finale del film di Hill riguarda invece l’ultimo agguato di cui è vittima la banda di James, ed è la scena più bella e particolare del film. I protagonisti, in sella ai loro cavalli, diventano spettri, in un’esasperazione  dello slow motion alla Peckinpah, dove salti fra le vetrine infrante durano manciate di secondi, persone agonizzano stese in terra come in Full Metal Jacket e proiettili fischiano lungamente, lentissimi fino ad esplodere e  colpire il bersaglio (come Matrix, per chi ha il fegato di aggiungerlo). Una chiusura potentissima.

I Cavalieri dalle Lunghe Ombre: 4/5

Qualcuno Verrà: 3,5/5

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