Achille e la Tartaruga (Akiresu to Kame/ Achilles and the tortoise, Takeshi Kitano 2008)

Trascorso un anno dalla presentazione alla mostra del cinema di Venezia, mi sono rassegnato a non vedere al cinema neanche quest’ultimo Kitano. Annunciato come il suo ritorno al cinema per l’altro da sé, Achilles chiude la trilogia sull’autore cominciata con Takeshis’ e proseguita da Glory to the Filmmaker!.

Il soggetto principale continua ad essere Kitano, ma la forma e la costruzione sono molto meno eccentrici, e di conseguenza anche meno interessanti. L’artista, le sue difficoltà e ossessioni, genialità e  ingenuità, raccontati nelle tre età della vita di un pittore: l’infanzia sfortunata, la maturità sfortunata, il principio di una sfortunatissima vecchiaia. Se nelle prime due fasi (e principalmente, inevitabilmente, quella col bambino), la tendenza è alla commozione, accompagnata da una precisione estetica efficace ma senza grosse sorprese, la terza parte, dove Beat Takeshi va ad incarnare il suo personaggio, devia ancora una volta sulla feroce autoironia. Il problema è che forse Kitano ha sopravvalutato la quantità di materia umana e artistica da poter passare allo schiacciasassi. Forse nessuno ne ha mai avuta tanta da poterci scherzare su così a lungo.

Achille e la Tartaruga è un film che si vede con piacere: è prima di tutto una lunga esposizione di quadri belli e appariscenti dipinti dall’autore, quindi è un crescendo ironico che mostra fin dall’inizio una bizzarra facilità alla morte e al suicidio, ed è ancora ricordare Kikujiro, le pittura di Hana Bi e la vena Getting Any?, ma sembra anche uno dei film più stanchi di Kitano.

(3,5/5)

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16 thoughts on “Achille e la Tartaruga (Akiresu to Kame/ Achilles and the tortoise, Takeshi Kitano 2008)

  1. Anch’io speravo di vederlo al cinema, ma niente… A questo punto cercherò di recuperare “Kantoku banzai” per vedere tutta la trilogia di fila, dando così anche una seconda possibilità a “Takeshis” che non mi era piaciuto.
    Da come ne parli sembra comunque interessante… Kitano resta uno dei più grandi registi viventi, sia inteso!

    Ciao
    Christian

  2. sono d’accordo. è proprio la sua grandezza che fa sembrare un po’ piccolo questo film. achilles vale ampiamente al visione. della trilogia, credo che takeshis’ sia il più interessante, ma sono curioso di vedere come reagirai a questi ultimi due.

  3. Eppure occorre ammettere che i primi dieci anni di carriera (1989-1999 da Violent Cop a Kikujiro) sono di un altro livello rispetto alla seconda decade.
    Stiamo parlando di una differenza abissale purtroppo…

  4. a me zatoichi piace parecchio, e anche gli altri suoi film sono quantomeno belli, ma effettivamente i primi (tranne getting any, dove aveva già sperimentato il cazzeggio totale)hanno un’altra importanza.

  5. Proprio questo intendevo, Violent Cop, Sonatine e Kikujiro sono tre dei miei film preferiti in assoluto, seguiti di pochissimo (ma sono sfumature impercettibili) da Hana-Bi e Silenzio sul mare.
    Difficile anche solo avvicinarsi a questi livelli.

  6. tu parli di stanchezza, io non l’ho vista.
    ho visto parecchia disillusione invece, più che in ogni altro suo film.

    è il film più disperato di kitano a parer mio, più di Dolls, e se pensi che parla anche di se stesso il messaggio che manda è terribile, soprattutto per chi cerca di fare questo lavoro.
    sarà per questo motivo che mi ha colpito così tanto?

    al.

  7. e parli anche di sfortuna…secondo me non ti tratta di sfortuna ma di capacità “normali” di una persona normale che cerca di campare facendo l’artista in un mondo che tutto premia fuorchè l’Arte.

    uno su mille ce la fa, e quell’uno spesso è un Marco Carta.

  8. al: marCo carta, ahinoi.

    qualche addetto al destino non sa leggere, evidentemente, e scambia vocali per consonanti.

    (e lo so, eh, che non vorresti in alcun modo il destino di marco carta, con la de filippi e tutto il resto. ma quel “farcela”, declinato diversamente, certamente a te starebbe meglio, ecco.)

  9. ciao mario. ogni volta che guardo un kitano che non mi convince al 100%, poi ho sempre un po’ paura che mi spaccherai la faccia. scherzo, ovviamente. io sono più grosso di te. però è da un po’ che il buon takeshi non mi dà la possibilità di poter idealmente (o realmente, quando capita) brindare con te ai suoi film, con dello scadente sake, che è l’unico che possa permettermi.

    ti rispondo. le persone normali non credo facciano gli artisti, almeno non nella declinazione alta che mostra kitano, che tanto oggi si chiama artista anche chi fa il presentatore in tv. kitano stesso non è affatto una persona normale, e in questo film mette in mostra parte delle sue capacità, regalandoci una carrellata di bellissimi dipinti, e poi porta tutto in narrazione mescolando il melodramma (dove la sfortuna c’è, necessariamente) e l’ironia. l’ha già fatto altre volte, ma in maniera più fluida, meno esplicita, e meno autocentrata.

  10. credo che l’artista sia tale proprio perché ha capacità stra-ordinarie. non tutte le persone straordinarie sono artisti, ma tutti gli artisti dovrebbero esserlo.

  11. A mio avviso Kitano, pur crando un bel film, ha poco scandagliato l'aspetto del talento che manca al protagonista contrapposto alla grandissima passione che nutre per la pittura; nelle mani del Maestro sarebbe sdtato un tema magnifico. Per il resto ci va giù pesante con tutti , compreso se stesso, autore della gran parte dei quadri che si vedono, i quali però donano una vivacità cromatica al film molto accattivante. Rispetto a Glory to the filmaker un lavoro siucuramente più valido.Missile

  12. missile, m'è sembrato un po' indeciso, fra il tornare a fare film che possano piacere e raccontare, e proseguire la riflessione autodistruttiva sull'artista. probabilmente è più riuscito di glory, ma già takeshis', pur allucinato, per me aveva più da dire. 

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