Il Mio Vicino Totoro (Hayao Miyazaki 1988)

TotoroAvere 21 anni e non dimostrarli, specialmente per un film d’animazione, non è cosa semplice. Totoro, sia esteticamente che contenutisticamente, rimane un piccolo capolavoro.

Un film che è per bambini solo per la sua pura semplicità, che non ci spinge a rimbambinirci (che è un po’ quel che pretende Ponyo), ma ad abbandonare una serie di difese legate non alla maturità, ma al tentativo di difendersi. Totoro ci permette, per un po’, di rimanere indifesi. Totoro, in una storia che è anche realistica e malinconica, è per i piccoli protagonisti la difesa e la cura.

E il film è anche meraviglia per la natura, nei suoi grandi boschi e le sue piccole gocce, in una costruzione di situazioni e personaggi che è lontana dall’abbondanza degli ultimi Miyazaki, ma è sicuramente più necessaria.

(4,5/5)

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15 thoughts on “Il Mio Vicino Totoro (Hayao Miyazaki 1988)

  1. non ho ancora letto niente.. ma… the darjeeling limited è sufficiente per farmi restare.

  2. benvenuta alike. wes anderson è una delle poche certezze. almeno fino a mr. fox, che fa un po’ paura.

    ciao christian. totoro non l’ho rivisto al cinema, magari una spolverata mi spingerebbe a dare il massimo. totoro è poesia, ma il mio miyazaki preferito è mononoke.

  3. che dire… è Miyazaki! è una garanza!!

    certo che dopo 21 anni si so svegliati a proiettarlo nelle sale italiote..

  4. l’ho visto in giapponese con i sottotitoli italiani pochi anni fa… e anche se è uscito al cinema, in Puglia non sono più di tre o quattro i cine-ignoranti che l’hanno proiettato… insomma nonostante l'”anime” sia FANTASTICO, l’Itaglia degli “anime” fa piangere…

    Vision

  5. anche io l’ho visto autarchicamente qualche anno fa. non credo possa consolarti, ma l’italia è piuttosto unificata, da questo punto di vista. io adesso sono a bologna, e ci sono poche sale storiche indipendenti che chiudono una dopo l’altra e multisala dalla programmazione unificata.

  6. io a Milano lo ho visto in una multisala, preceduto da 20 minuti di pubblicità. Devastanti.
    Il film non mostra molto gli anni che si porta.
    Sono meno d’accordo sul rimbambinimento o sulla paura di mostrarci bambini.
    Myazaki ha ripetuto spesso che gli adulti per apprezzare i suoi film dovrebbero ricordarsi di come si era bambini e forse esserlo anche dentro, mi permetto di aggiungere.
    In questo senso gli adulti di Ponyo o lo stesso padre delle due bambine di Totoro, sono adulti che non mettono in discussione la “visione” dei bambini, la assecondano e la sposano.
    Quanti adulti sono in grado di (vogliono) farlo oggi?
    Quanti piangono liberamente vedendo Totoro?

  7. io prendo sempre con le pinze le dichiarazioni di autori e registi (mentre prendo sul serio quelli che scrivono del proprio lavoro, che solitamente ci hanno ragionato parecchio): spesso dicono la cosa più adeguata alla situazione e nel modo più ovvio. totoro e ponyo sono entrambi film che si rivolgono al “bambino”, ma mentre il primo richiama ciò che di bambinesco c’è (quasi) in ognuno di noi, il secondo pretende una regressione all’infanzia, la cui fine è già prevista col finire del film. totoro dà delle suggestioni, è come un bel libro, anche complesso e originale, scritto in modo semplice, ponyo crea un mondo carnevalesco che non credo si possa apprezzare senza essere davvero un bambino. spesso gli adulti, per mostrare la loro sensibilità, urlano con voce profonda e roca d’essere tornati bambini, e io trovo in questo una ricerca cosciente alla regressione che, proprio perché cosciente, voluta e cercata, mi sembra forzata e autocompiaciuta.

  8. film molto bello, però tra i più sdolcinati di Miyazaki, e forse per questo mi colpì meno di un’altra vecchia fatica del Maestro, e cioè Porco Rosso, che considero a tutt’oggi il suo capolavoro

  9. io credo, verdoux, che le fasi più “sdolcinate” (quelle con la malattia della madre), siano invece utili a dare un base realistica al film, mentre le parti fantastiche le trovo molto equilibrate, magari commoventi, ma non sdolcinate. porco rosso, invece, devo dire che m’è sembrato piuttosto pesante.

  10. che poi in effetti la “sdolcinatezza” risulta indispensabile e inevitabile considerato che i protagonsiti delle storie bellissime narrate dal Maestro sono quasi sempre personaggi innocenti, dal cuore puro (quasi sempre bambini)…Porco Rosso lo trovai in questo senso più “adulto” e ironico, forse per questo lo preferisco…

    PS:ah Lemmon e McLaine ne L’appartamento…non potevi scegliere immagine più bella di un film più straordinario di quello di Billy Wilder per accogliere i visitatori del blog!

  11. l’appartamento è uno dei miei film feticcio, come gran parte di quelli citati a caso dalla testata del blog. l’altro film del trio maclaine lennon wilder, irma la dolce, è altrettanto un capolavoro.

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