Videocracy (Erik Gandini 2009)

VideocracyPurtroppo Videocracy non vale quanto una manciata di fotogrammi de Il Caimano. Ma neanche quanto un servizio di Report o una copia qualsiasi del Fatto Quotidiano. Videocracy è anzi uno dei pochi documentari, da quelli sulla mangusta a quelli sulle torri gemelle, a suscitare dei dubbi sull’efficacia della struttura, ed è probabilmente un film poco utile anche per uno Svedese. Tre sono i personaggi principali: un aspirante fenomeno da baraccone televisivo e due creatori di fenomeni da baraccone televisivo, Lele Mora e Fabrizio Corona; il tutto ricondotto, più che altro nominalmente, a Silvio Berlusconi. Videocracy ha qualcosa dell’horror, col nazista vestito di bianco (Mora) e il suo scagnozzo di fiducia (Corona), che osservano il loro esercito di zombie, fatto di gnocche e palestrati, mentre si dimena sotto le luci intermittenti del Billionaire. Si tratta però di un b-movie, fatto di colpi (/corpi) di scena già visti e mostri ormai familiari, osservati con distacco. Mora e Corona sono le presenze più ovvie e banali nel meccanismo di una qualsiasi tv commerciale (da non mettere assolutamente in contrapposizione con la tv pubblica, che la distinzione è sparita del tutto da più di quindici anni). I due sono in fondo personaggi puri, ferini, perfetta incarnazione della totale mancanza di coscienza, etica, pudore o ideale, necessaria a chi voglia essere persona di successo. Sono la così compiuta realizzazione del cinismo, quello vero e subumano, da farti capire quanto sembri idiota, agli occhi del potere, chiunque possa ancora nutrire degli scrupoli, in un qualsiasi campo dell’esistenza. Non a caso, sono la punta di diamante della società da loro creata e realizzata, e in maniera del tutto consequenziale si propongono come modelli di perfezione.

Gandini, forse per creare un conflitto narrativo, forse per ingenuità, presenta Corona come un cane sciolto, uno che va a rompere le uova nel paniere intromettendosi, come un guastatore, nel mondo dell’immagine, chiedendo il riscatto per foto non del tutto gradite, quando è evidente come il suo ruolo sia del tutto funzionale e integrato. Gli permettono di giocare a fare il Robin Hood (ma già la reiterata battuta sono un moderno Robin Hood, rubo ai ricchi per dare a me stesso, non è demenziale, quanto perfettamente demente), di simulare un pensiero esterno, e questo credo sia concedere davvero troppo al loro gioco.

Il fatto che fin qui io abbia scritto di un “talent scout” e un paparazzo, spiega quale sia l’inefficacia strutturale di cui parlavo all’inizio. Buona parte del documentario si regge sulle immagini dei due, brevi interviste, qualche nota di colore (la suoneria con faccetta nera di Mora, il pisello di Corona), pochi accenni a problemi giudiziari, poco repertorio e scarsa ricostruzione, flash sul mondo vincente a cui la stragrande maggioranza delle persone vorrebbe accedere, messo lì come il paradiso in terra, nella cui aspirazione si accetta ogni umiliazione. Il punto di vista critico, piuttosto blando, è affidato più che altro alla colonna sonora, a qualche ralenti con marcia funebre, ad una voce over che, assieme al semplice montaggio di primi piani, ricorda che in principio fu Silvio. That’s entertainment.

(2/5)

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16 thoughts on “Videocracy (Erik Gandini 2009)

  1. questa è una vera, e da me apprezzata , recensione su questo sop-documentario, che certamente non è un film destinato al commercio, ma che non rappresenta neanche un degno protagonista della scena underground italiana… di bello c’è solo l’idea: prendere per il (-culo-) Silvio in persona…

  2. Ho letto il post perché ho trovato il link nel post di emmeblog.
    Personalmente mi aspettavo molto di più da un documentario sulle tv di Berlusconi fatto per un mercato straniero.
    Invece il connubio fra televisione e potere e soltanto sfiorato come fosse una tangente (in termini matematici ovviamente).
    Ciao

  3. io non l’ho visto e certo ciò che ho sentito dire dai più fidati amici cinefili non mi spinge ad andare a vederlo domani.
    mi sento invece di segnalare un film che sembrerebbe avere più o meno gli stessi contenuti e che a me è piaciuto molto: Valzer.
    Ne consiglio la visione anche per la scelta di girarlo tutto dentro lo stesso ambiente senza mai staccare la telecamera.
    gmai

    PS: ah…vengo anche io dal blog di M!!
    :))

  4. ciao vision. berlusconi non andrebbe preso per il, ma a calci nel. il più grande prenditore per il culo della storia italiana, è innegabilmente lui.

    michela, ovvio che il mio blog non riconosca. non farmi ripetere la battuta di pazienza. grazie per il link. bello l’articolo che hai postato.

    deluso anche io, pillole. volendo essere ancora più cattivi, si potrebbe dire che il film di gandini è un documentario fra il sociologico e il costume piuttosto moscio, che ha adoperato il riferimento a berlusconi per ottenere visibilità.

    il 6 ottobre la pronuncia della corte sul lodo alfano. io ormai non ci conto più, ma in teoria è una di quelle date in cui dovebbe succedere qualcosa.

  5. ciao gmai, benvenuta anche a te. gandini non diventerà il documentarista italo svedese del nostro cuore, questa sembra ormai una certezza.
    valzer non lo conosco, grazie dell’indicazione.

  6. parole sante sul modesto documentario.
    una domanda: ma davvero la tv commerciale è l’origine di tutti i mali? davvero manda in pappa il cervello, oppure le si rivolgono solo cervelli che in pappa lo erano già da prima? se uno vuole la può sempre spegnere. la si guarda perchè piace, non perchè si è costretti da qualcuno.

    MissPascal

  7. bluerose, c’è tutto un giro di strane pubblicità, attorno a questo film contro la pubblicità commerciale…

    miss pascal, sinceramente a me questa cosa del poter cambiare canale o spegnere la tv non ha mai convinto. si tratta di mezzi di comunicazione di massa, in quanto tali creano una cultura di massa, e con la massa bisogna sempre farci i conti, perché ci siamo dentro per definizione. ci si può muovere all’interno di uno spettro, nel compiere le proprie scelte, ma l’ampiezza e la qualità dello stesso è comunque predeterminato. a questo aggiungi che, se anche riuscissi ad autoimporti un’educazione assolutamente cristallina e culturalmente alta (cosa che, ad esempio, io non riesco assolutamente a fare), qualcosa di vicino al nirvana dello snobismo, dovrai sempre relazionarti ad un mondo che invece non ha spento la sua televisione. e le relazioni col mondo non sono una parte secondaria dell’esistenza.

  8. sul cambiare canale siamo d’accordo: la rai fa schifo nello stesso modo e l’offerta è globalmente indecente e diseducativa, certo. e sarebbe da augurarsi un ben diverso servizio pubblico, utile anch’esso nella “formazione permanente” della massa. ma l’educazione -non alta, semplicemente dignitosa- dovrebbe venire da altri canali, tipo scuola dell’obbligo, istituzioni e lavoro, nel senso che veramente diseducativo è il fatto che a mostrarsi nude in tv o a fare i tronisti si guadagni veramente un sacco, mentre a laurearsi e cercare un lavoro serio si finisca o disoccupati o sottopagati o umiliati. sono le punizioni e i premi invertiti che fanno prosperare la videocrazia. o no?

    MissPascal

  9. quel che diciamo non è poi così distante. proprio per l’evidente relazione ed influenza fra “mondo reale” e “mondo televisivo”, credo che il richiamo al libero arbitrio (la possibilità di cambiare canale, o spegnere), sia insufficiente, anzi fornisca un alibi a chi, in piena coscienza, costruisce in tv la scala di valori da applicare al mondo del lavoro e ai rapporti sociali.

  10. “(ma già la reiterata battuta sono un moderno Robin Hood, rubo ai ricchi per dare a me stesso, non è demenziale, quanto perfettamente demente)”

    Sei un grande.

  11. “il 6 ottobre la pronuncia della corte sul lodo alfano. io ormai non ci conto più, ma in teoria è una di quelle date in cui dovebbe succedere qualcosa.”

    w. un calcetto c’è, adesso vediamo se nasce qualcosa.

  12. ho avuto modo di vedere questo documentario in sala con il regista, poi si è chiacchierato con lui insieme ad alcuni prof e studenti.in realtà Gandini non voleva affatto rappresentare Corona come un cane sciolto, bensì egli ha cercato di scomporre l'immagine che Corona si è meticolosamente costruito, grazie anche a Lele Mora. Gandini dice che Corona è molto più reazionario di quanto si possa credere. Per Gandini Corona vuole diventare il prossimo Berlusconi.Invece non ha volutamente parlato in modo specifico di Berlusconi, chiamandolo sempre e solo "il presidente del consiglio",  proprio perchè, disse, era come sparare sulla croce rossa. ma soprattutto perchè il fine del suo documentario non era parlare di cose risapute sulle vicende giudiziarie, ma spiegare che tipo di struttura si portano dentro gli italiani: il berlusconismo.Gandini parla da italiano che vive in Svezia da circa 20 anni, quindi con occhio "puro" dello svedese,  ma attento, da italiano.A me è piaciuto. Anche l'incontro/confronto è stato piacevole.

  13. capisco il fascino e il valore aggiunto della chiacchierata col regista. riguardo la resa del personaggio corona, le mie impressioni si basavano su qualche frase specifica che adesso per nessun motivo al mondo potrei ricordare. ad ogni modo, corona gioca a fare scarface, nella vita sarà un intrallazzatore come lele mora e non credo che aspiri né di certo può aspirare ad essere un berlusconi. personaggi come corna sono fisiologici nel sistema televisivo commerciale e temo fra l'altro sia il tipo di personalità che oggi è richiesta un po' in tutti i campi, con le sfumature del caso.questo il motivo per cui ritengo videocracy tendenzialmente inutile e ridondante, e credo che dire che parlare di berlusconi sia come sparare sulla croce rossa, al suo sedicesimo anno di monopolio della politica italiana, sia cascare in una trappola. poi, parlare di berlusconi bisogna saperlo fare: lo ha fatto benissimo moretti (quello davvero un film disperato sul berlusconismo), malissimo tanti altri.

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