District 9 (Neill Blomkamp 2009)

In breve: proprio sopra Johannesburg parcheggia un grosso UFO (chissà se si può continuare a chiamarlo così, anche dopo che l’hai decisamente identificato come un UFO). Dentro ci sono alieni (esuli? profughi? coloni?) che per la loro somiglianza ai gamberoni vengono chiamati “gamberoni”. Vengono trattati male, reclusi e discriminati; quindi anche i “gamberoni”, a un certo punto s’incazzano. Un alto funzionario umano viene infettato e comincia a perdere i pezzi, trasformandosi gradualmente in un “gamberone”. Non mancano incongruenze interne, ma si fa facilmente finta di niente.

Considerazioni etiche: District 9 è un film giusto, che spinge anche il più ignaro degli spettatori di film di fantascienza che si siano giovati di grosse campagne di marketing, a tifare per gli alieni. Su queste solide fondamenta di giustizia, il regista Neill Blomkamp, che è anche sceneggiatore e la sa lunga, costruisce un ottimo film d’azione.

Considerazioni estetiche: i “gamberoni”, che sono tipo degli Zoidberg realistici, sono resi alla perfezione, e così tutti gli specialissimi effetti. Una delle più convincenti performance del digitale, anche rispetto a film da ben altro budget. L’alternanza fra riprese non ortodosse con soggettive da camera a mano, videocamere di sorveglianza, telefonini e quant’altro, nonché classico sguardo esterno, trascinano lo spettatore in un mondo che mischia il viscidume di Cronenberg (letterali le citazioni dalla metamorfosi de La Mosca, eXistenZiali molti corpi e fluidi, Scanneristiche le svariate esplosioni di teste) alla polvere del Sud Africa. Peter Jackson ha prodotto un film migliore di quelli che è abituato a dirigere.

Considerazioni d’opportunità  pratica: chi volesse andarlo a vedere, magari spinto dal potente marketing sopra citato, sappia che District 9 non è un film innocuo, come non lo sono i film di Crononberg, Tsukamoto, ed altri casi in cui i corpi tendono a non conservare la propria integrità.

(4/5)
 

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16 thoughts on “District 9 (Neill Blomkamp 2009)

  1. a me le colonne alte non dispiacciono. con le due laterali, per quanto si facciano modifiche, sembra sempre uguale a tutti gli altri con le due laterali. ci sto pensando.
    effettivamente l’aver tolto un po’ di linee e lo sfondo ai titoli convince sicuramente anche me.

  2. Mi fa piacere che anche a te sia piaciuto questo film. Questo è un film giovane, ovviamente erede di molta fantascienza degli “anni d’oro”. Mi devo dunque ricredere sulla tua canizie? :P
    Scherzi a parte, hai omesso due pregi nella tua sinteticissima recensione:
    1) è praticamente un’opera prima
    2) non hai trovato la trama davvero imprevedibile in alcuni segmenti? senza dilungarmi sulla questione, butto là uno spunto di riflessione: io credo che iniziano a venir fuori i primi autori di una generazione che ha imparato la lezione dei Coen…

    Lorenzo

  3. ciao motorumorista. sì, l’esoscheletro finale ricorda transformers e robocop, e nella resa credo sia anche superiore.

    eccolo qui, il piccolo lorenzo. il fanciullino, lorenzo.
    trama imprevedibile? fai i quiz? ho trovato molto intelligente la premessa di base. anche se dopo la prima mezz’ora entra di prepotenza l’azione, l’idea iniziale continua ad assicurare un certo spessore. per il resto, devo dire che grandissime sorprese narrative non ne ricordo. rinfrescami le anziane idee.

  4. Da parte mia posso dire che ho letto anche molte critiche negative.
    Pare venga descritto come un film dalle belle premesse ma che finisce per diventare sempre più banale man mano che va avanti.
    E poi ci sei tu che me lo paragoni al pazzo canadese e al folle giapponese, cineasti coi contro ca@@i…
    E poi ci sono quelli che come punto a favore ne paragonano la sceneggiatura a quella boiata decerebrata (secondo me) di Star Trek.
    Insomma a leggere in giro c’è solo da rimanere perplessi.

  5. la perplessità è la cifra del nostro tempo.
    verissimo che district 9 comincia in modo molto più intrigante ed originale, e si evolve in qualcosa di molto più usale. come ho scritto, un action fantascientifico a tutti gli effetti. ma fatto molto bene. il riferimento a cronenberg e tsukamoto (che comunque di mezze minchiate ne ha fatte) è esclusivamente estetico. ma sono in effetti due cineasti per i quali l’estetica non vale poco.
    star trek, sempre nel suo genere e non in quello di bergman, continuo a pensare che sia un ottimo film, sorry.

  6. Visto da poco e sono d’accordo. Anzi, un film, come scrivi, non innocuo che mi ha lasciato senza parole. Spero di scriverne presto.

  7. A questo punto non mi resta che vederlo.
    Su ST non entro ovviamente nel merito del tuo giudizio ma una precisazione la devo fare.
    L’intelligenza di una pellicola non ha nulla a che fare col genere.
    Bergman o Abrams è quasi sempre solo una questione di intelligenza interna, il non contraddire le regole del proprio gioco, concetto che ha qualche similarità con la coerenza (narrativa e non).
    Ecco da questo punto di vista ST mi risulta largamente insufficiente e di conseguenza trovo irritante la sua visione.
    Poi comunque ognuno è libero di gridare al miracolo cinematografico per qualcosa che è innovativo come un fiocco di neve sulla Marmolada.

  8. non mi sembra d’aver gridato. mi sono limitato a divertirmi.
    e, così come ci sono detrattori per district9 (ma neanche tanti, mi pare), ci sono anche molti estimatori di star trek, nella critica “ufficiale”.

  9. Pingback: Elysium (Neill Blomkamp 2013) | SlowFilm

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