The Fall (Tarsem Singh 2006), The Piano Tuner of Earthquakes (Brothers Quay 2005)

Due film che si aprono con la presentazione di grossi nomi, David Fincher e Spike Jonze per The Fall, Terry Gilliam produttore esecutivo ne L’Accordatore di Terremoti. Due film che avrebbero probabilmente bisogno di studio e attenzione, ma che in qualche modo mi respingono, forse anche per dei colori definiti e digitali che indicheranno anche uno stile, abbatteranno anche i costi, ma somigliano troppo a quelli dell’ultrapiatto mondo in rete.

Tarsem Singh sparì dopo il poco apprezzato The Cell, che pure qualcosa di buono ce l’aveva, non ultima una versione palpitante del cavallo affettato da Hirst. Ma c’era Jennifer Lopez, e tendenzialmente chi va a vedere Jennifer Lopez non ha voglia di vedere cavalli affettati, e viceversa. Non è un amante del cinema sobrio, Singh, ma qui trova una sceneggiatura più adeguata alle sue stravaganze estetiche, fatte di contaminazioni culturali, geografiche e temporali. Come The Cell, The Fall porta i suoi protagonisti prima in luoghi reali e poi fantastici, e le due dimensioni si completano e influenzano a vicenda. In un ospedale un ragazzo, rimasto paralizzato, racconta la sua storia e i suoi sentimentiad una bambina sdentata e grassoccia (in queste scelte una differenza sostanziale fra il cinema che ha aspirazioni artistiche e quello che ha Dakota Fanning), utilizzando personaggi fiabeschi che assecondano, impotenti, il destino costruito dal loro narratore. The Fall è un film di personaggi immobilizzati e predestinati, perduti e intrappolati su isole e deserti, dove le illusioni ottiche accompagnano quelle narrative e le invenzioni visive cercano il surrealismo e l’iperbole. Di fronte alla cura nella ricerca di luoghi e spazi, sono ancora più inaspettati alcuni personaggi e certe scene d’azione che sembrano un po’ meccanici ed impacciati.

Più radicale nell’ermetismo e simbolismo della fiaba, The Piano Tuner of Earthquakes, film che si perde nella sua presunzione d’artisticità. Innegabile, anche qui, il fascino di molte immagini, ed è notevole la suggestione delle animazioni a passo uno dei fratelli Quay. In una storia d’amore e morte ispirata a L’Invenzione di Morel, tutto sembra svolgersi in una palla di vetro, una gabbia che imprigiona personaggi rassegnati, dove i toni scuri e le immagini ricercate hanno il compito di esteriorizzare le pulsioni e le paure dei protagonisti. Film accurato e ambizioso, troppo spesso non riesce a dare tensione e interesse alle sue invenzioni visive.

The Fall: 3,5/5

The Piano Tuner of Earthquakes: 3/5

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4 thoughts on “The Fall (Tarsem Singh 2006), The Piano Tuner of Earthquakes (Brothers Quay 2005)

  1. Sul Piano Tuner è vero che sembra non concluso, circolare, che non affonda i colpi, ma l’aspetto visivo ha un grande fascino, rapisce.

  2. mentre scrivevo rivalutavo il film di singh, mentre piano tuner continua ad evocarmi una certa vacuità. l’accuratezza estetica dei quay è innegabile, ma forse ne sono fin troppo consapevoli.

  3.  e pensare che in The Cell la scena del cavallo affettato mi piace un sacco. ma proprio tanto. 

    forse perché dei cavalli ho una gran paura.

    mei

  4. ciao mei.
    ma infatti, per me è la scena migliore. nonostante i cavalli mi piacciano un sacco.

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