Tom Waits: Glitter and Doom LIVE

Una delle ultime cose scritte su Titolo Provvisorio, nel periodo in cui il mio primo blog si avviava a diventare una discarica a cielo aperto, riguarda l'attesa del concerto di Waits a Milano, luglio 2008. Non ne è seguito alcun resoconto, e solo adesso riesco forse a rivelarne il perché. Perché il concerto all'Arcimboldi di Waits, costato qualche spicciolo in più di un totale ricambio del sangue, nonostante l'inevitabile bellezza, non è stato una cosa ENORME e INCREDIBILE e IRRIDUCIBILMENTE MEMORABILE. Nessuno ha il coraggio di ammetterlo, qualcuno è riuscito anche a negarlo completamente a se stesso, tanto da evitare realmente che il pensiero prendesse forma, ma il concerto non è stato all'altezza di Firenze '99, o di quel che si può ancora vedere in Big Time. Al primo posto fra le ragioni della non perfetta atmosfera, ci metto l'organizzazione del teatro di Milano, che giusto le puntate di Zelig può gestire. I miliziani ci hanno sorvegliato durante tutto il concerto, sotto forma di guardie con giacca, spalle larghe e auricolare, che sedavano qualsiasi forma di entusiasmo. A dieci minuti dalla fine, un ragazzo che sul bis ha osato alzarsi e sculettare sguaiatamente e probabilmente in controtempo, è stato alzato di peso ed è sparito dietro oscure porticine laterali. A questo aggiungi che Waits era chiaramente sfiatato, reduce del PEHDTSCKJMBA, e tendeva a cantare tutto con un tono estremamente basso, che anche le canzoni in origine più incazzate, sono state arrangiate in una forma acustica un po' ruffianamente jazzy e non sufficientemente dissonante, che il posto migliore per cantare pezzi che parlano di alcool, perdenti e prostitute non è un teatro placcato oro di Milano, dove ricchi fossili hanno l'occasione per farsi vedere mentre fanno gli alternativi, che gran parte delle trovate sceniche riprendevano l'IMMENSO (quello sì) concerto di Firenze, che è mancata la canzone fiume come get behind the mule o sins of my father, che tutto il pubblico è stato davvero troppo pronto e troppo attento a non stonare, sul coro di innocent when you dream, per poter essere una cosa bella.

La verità è che una introduzione così lungamente disfattista non era prevista. In realtà avevo cominciato a scrivere questo pezzo sull'entusiasmo per il nuovo disco, in uscita il 24 novembre, e il nuovo sito di Waits, curato dalla anti-. La cosa drammatica è che non riesco ad essere spensieratamente entusiasta neanche per quanto riguarda l'artista che da 16 anni ho più ascoltato ed ammirato, e che continuo ininterrottamente ad ascoltare ed ammirare, e questo è probabilmente anche colpa sua, che mi ha tirato su con un'estinguibile vena d'amarezza.

Quel che volevo realmente dire è che sul sito ci sono un sacco di cose belle: foto, video, inteviste, e la possibilità di scaricare otto tracce alla più che dignitosa qualità di 320 kbps. I pezzi sembrano più interessanti e divertiti, rispetto la performance milanese, e spiccano una velocizzata behind the mule e una such a scream assurdamente funky. Il primo disco contiene 17 pezzi, il secondo le Tom Tales. In chiusura, la track list e la pazziella che permette di scaricare gli mp3. 

01. Lucinda / Ain't Goin Down
02. Singapore
03. Get Behind The Mule
04. Fannin Street
05. Dirt In The Ground
06. Such A Scream
07. Live Circus
08. Goin' Out West
09. Falling Down
10. The Part You Throw Away
11. Trampled Rose
12. Metropolitan Glide
13. I'll Shoot The Moon
14. Green Grass
15. Make It Rain
16. Story
17. Lucky Day

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10 thoughts on “Tom Waits: Glitter and Doom LIVE

  1. La mia conoscenza di Waits è finora limitata agli album in studio (ne ho una decina) mentre non l’ho (quasi) mai ascoltato live, cmq mai su cd… avevo pensato di lasciar perdere quest’album e recuperarne qualcun altro "in studio"… ma ora mi metti una certa curiosità

  2. ciao, compare noodles. per la verità l’immedesimanzione in una situazione in cui non sono in possesso di tutti i dischi di waits, mi risulta difficile e dolorosa. in linea di massima direi che non avere un suo qualsiasi album in studio da swordfishtrombones in poi (ma anche i precedenti closing time e small change e heartattack and vine), equivarrebbe ad autocastrazione e follia. da ciò discende che l’ultimo live non è forse la prima delle urgenze, ma puoi fartene una discreta idea dagli otto pezzi free, che sono quasi metà dell’album. se sei preso più dal waits di alice e blood money, magari questo è il disco che fa per te. abbracci.

  3. mi consoli…io ho rosicato come un animale di non esserci potuto andare…il biglietto costava veramente un casino e avrei dovuto aggiungerci il viaggio da Roma!…
    …Certo non posso eliminare l’amarezza rispettoa l fatto che ancora non ho mai visto il buon Tom dal vivo…

  4. zenn, certo se non l’hai mai visto, è un’altra cosa…
    scusa, volevo evitare che ti rilassassi troppo. comunque, big time rimane una soluzione ottima ed economica per vedere waits dal vivo e al suo meglio.

  5. PECCATO CHE SUCH A SCREAM SIA STATO PRESO PROPRIO DALLE SERATE MILANESI……..FORSE AVEVI LITIGATO CON LA TUA RAGAZZA….

  6. e quindi? cazzo non sopporto chi come te deve essere sempre contro corrente. in questo caso poi……..fa persino ridere perche da un anno e passa a questa parte non ho mai ascoltato nessuno ho letto da qualche parte che ci sia stata la minima perplessita sulla sua performance (vedi voce) in nessuna delle 3 serate. e smettiamola di scandalizzarci per i 140 euro quando nello stesso periodo ce ne volevano 100 per vedere madonna e l’olimpico era ahime pieno……(genio?…..un po troppo offensivo, non ritieni? almeno come prima risposta…..!)

  7. no, non ritengo. ritengo, invece, che sia incredibile e snervante che che tu ti prenda la briga di venire a scrivere non per dialogare, ma per urlare come se ti avessero pisciato sullo zerbino. ritengo la forma, il tono, siano importanti nel web come nella vita reale, specialmente quando la nostra "conoscenza" è limitata al web, quindi non necessaria nè dovuta, e tu hai scelto un tono gratuitamernte aggressivo. ritengo sia paradossale che esistano centinaia di opinioni che, come dici tu, sono totalmente positive sul concerto, e tu ti senta offeso dall’unica diversa che sei andato a cercarti, invece di gratificarti delle altre cento. trovo questo denoti un’intolleranza patologica. e adesso hai persino da ridire sul fatto che creda che 140 euro siano tanti, per un concerto.
    ascolta big time (o i bootleg di firenze, più recenti) e poi glitter and doom, se preferisci il secondo, vuol dire che semplicemente apprezziamo un differente modo d’esecuzione, e sono sicuro che riuscirò a sopportare questa divergenza.

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