Béla Tarr: Dannazione (Damnation/Kárhozat, 1987), L’Uomo di Londra (The Man from London/A Londoni Férfi, 2007)

Dopo una manciata di film più o meno introvabili, dove Tarr si avvicina con la camera a mano ai volti dei suoi attori, ancora a colori e ancora umani, Damnation è la prima teorizzazione del cinema fotografico e universale, fatto di dettagli e pianisequenza, che caratterizzerà le sue produzioni future.

Kárhozat è l'elaborazione del regista ungherese di atmosfere noir, ancora sospese fra la costruzione dei personaggi e l’apertura ai luoghi e agli oggetti. Nel raccontare quella che da un certo punto di vista è una storia d’amore decaduta, che non riesce a trovare in sé alcuna giustificazione o bellezza, il regista ha ancora bisogno di costruire un luogo che si chiami Titanik Bar, sceglie di mostrare, nella parte centrale del suo film, un rapporto sessuale svuotato fino al ridicolo, chiude col protagonista che ringhia ad un cane randagio. Ancora, lascia che siano lunghi dialoghi a sottolineare e spiegare la povertà del mondo fin lì rappresentato. Nei film successivi Bela Tarr sentirà molto meno il bisogno di spiegarsi, ed avrà sviluppato il suo personalissimo modo di costringere il mondo a parlare per i suoi personaggi, di dar forma all’oppressione naturale del suo vuoto rumoroso.

Se Kárhozat, in parte come Satantango, si propone quale successione di quadri ed eventi autonomi, L’Uomo di Londra, forte delle sue radici nel romanzo breve di Simenon (storia di omicidi e di una valigia piena di soldi), è l’opera narrativamente più classica e strutturalmente consequenziale di Bela Tarr. Ciò non impedisce che il processo sia ormai compiuto, nella proposizione di un’immagine di per sé pienamente significativa. Anzi, l’obbligo che ha il mondo di mostrare costantemente la sua essenza, il suo dolore, influisce a tal punto sui personaggi da impedire loro quella discesa che si può leggere nel romanzo, costringendoli e uniformandoli fin dall'inizio alla realtà. Se, da una parte, questo segna una distanza dall’intreccio originale, che presenta uomini e donne ai quali è ancora concessa una sofferenza interiore e persino una bellezza esteriore, dall’altra il film riesce in questo modo a cogliere le intenzioni profonde del romanzo, che pure preferisce guardare dall’alto la storia che racconta, rendendola una frazione rappresentativa di tutto ciò che la contiene.

Tarr, assieme al solito cosceneggiatore  László Krasznahorkai, estende ai personaggi de L’Uomo di Londra l’attesa passiva che già si trovava in Satantango e Le Armonie di Werckmeister. Nel fare questo, accentua la funzione dell’ispettore (interpretato da István Lénárt, un attore notevole), lo invecchia e gli conferisce quel ruolo cruciale che era stato, nei film precedenti, di Irimias e del Principe. Pur non condividendo la loro aura magica, l’ispettore ha un talento quasi ipnotico e il potere di decidere del destino del protagonista.  Tutti gli altri attori sono, fin dalle prime inquadrature, sconfitti, invecchiati, anonimi, inevitabilmente brutti (persino Tilda Swinton), soffocati da una sconfitta che li priva di emozioni.

A formare ed ospitare la storia, gli sguardi e le mani grosse e rugose, le luci, la nebbia ed il buio di Tarr, in una dimensione più definita e concreta, ma sempre freddi e perfetti.

Dannazione: 3,5/5

L'Uomo di Londra: 4/5

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6 thoughts on “Béla Tarr: Dannazione (Damnation/Kárhozat, 1987), L’Uomo di Londra (The Man from London/A Londoni Férfi, 2007)

  1. l’inquadratura iniziale di the man from london vale da sola intere filmografie…
    mi fa piacere leggere un post sul grande tarr, il mondo ne ha bisogno :)

  2. non ho visto l’ultimo, ma il primo sì, più di una volta.
    la musica di Vig Mihaly, sono un po’ fissato, è un grandissimo valore aggiunto. quando ballano nel bar, per esempio, la musica è infinitamente bella e terribile.
    visto questo?

    grazie per ricordare/mi questo grande, sconosciuto ai più.

  3. ciao honeyboy, ricordo la tua bella recensione di man from london. pare tarr ne stia girando uno nuovo, con pochi attori e pochissimi soldi. dice che probabilmente sarà l’ultimo.

    ciao fmm. recupera anche man from london, adesso ci sono anche i sottotitoli. visto il video, bello, grazie. mi sono procurato anche io il cd con le musiche di mihaly per tarr. mi rendo conto che "sai, ho trovato un bel cd con le musiche di Vig Mihály per i film dell’ungherese Béla Tarr, sai, quello che scrive i film con László Krasznahorkai" come frase suoni un po’ bizzarra nonché radicalmente snob, però il cd è bello davvero.

  4. Anch’io mi sono visto le armonie di werkmeister e un pò di satantango prima di scoprire altri metodi più reperibili e meno duraturi per farmi del male..In ogni caso scrivi bene e ti si legge con genuino piacere.

  5. grazie mille, zyklon. sono sicuro che la dedizione necessaria a vedere satantango viene, alla fine, più che ripagata, ma devo dire che anche gli altri metodi di cui parli mi incuriosiscono. verrò a curiosare dalle tue parti per trovarne traccia.

  6. Pingback: La Versione di Barney – Barney’s Version, il libro di Mordecai Richler (1997) e il film di Richard J. Lewis (2010) | SlowFilm

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