Parnassus – l’uomo che voleva ingannare il diavolo (Terry Gilliam 2009)

ParnassusCredo sia impossibile trovare della logica o una regola dietro la carriera artistica del troppo umano Terry Gilliam, evidentemente guidata dagli eventi, prima di tutto, e poi dagli umori, dall’ispirazione e dal caso. C’è chi prova a limitare l’influenza di questi fattori, mentre il cinema dell’ex Python è sempre una sorpresa dadaista, sempre giocato sulla confusione estetica e narrativa, e dalla confusione può emergere qualcosa di appena piacevole, oppure delle opere particolari e memorabili, significative forse al di là delle proprie intenzioni. The Imaginarium of Doctor Parnassus, lo dico con dolore, non rientra in questo secondo gruppo. È un film che aderisce perfettamente alle scelte caotiche del regista, dove si ritrovano atmosfere e immagini che richiamano I Banditi del Tempo, nel vagare cencioso dei personaggi, il Re Pescatore, nell’inserimento all’interno del contesto contemporaneo di eroi e idee favolistici e antichi, Il Barone di Münchausen, nel dare spazio a scene apertamente irreali, fino alle prime animazioni coi Monty Python, per le quali è stato probabilmente coniato il termine “grottesco”. A questa varietà d’impostazione ed ispirazione, si aggiungono importanti inserti in una computer grafica fantasiosa e colorata quanto poco curata, troppo grossolana per riuscire a diventare cifra stilistica.

Parnassus WaitsParnassus ha in sé i temi ed i nomi necessari ad ottimo film, richiamando ancora il fascino e l’ambiguità della narrazione, legato a quello della dannazione; un po’ quello che il regista era riuscito a fare con Tideland, in modo più semplice ed efficace. L’imaginarium si svela più del solito, ma non affascina, perché cerca di nascondere dietro lo stupore e l’eccentricità le debolezze di una storia scritta senza troppa ispirazione, frammentata in una miriade di eventi e di ruoli che non trovano il raccordo con le scene precedenti e non lo assicurano alle successive. È quindi impossibile, per gli interpreti, dare corpo a dei personaggi che possano esprimere quella forza, anche semplice e immediata, di cui le favole hanno bisogno. Più memorabili e convincenti sono i due attori meno attori di tutti, che possono portare in scena direttamente loro stessi: Tom Waits, che non può evitare di essere le sue storie e le sue canzoni, grazie alle quali può vestire i panni di un diavolo quanto quelli di un angelo, e Lily Cole, brava nella recitazione e affascinate in un modo inquieto, per la particolarità del viso e della figura.

(3/5)
 

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15 thoughts on “Parnassus – l’uomo che voleva ingannare il diavolo (Terry Gilliam 2009)

  1. sONO CONFUSo
    nON CAPISCo sE PARLI BENe dI UN FILM CHE NON TI E’ PIACIUTo o MALe dI UN FILM CHE TI E’ PIACIUTo….

  2. credo si possa ricostruire un parlare non troppo male di un film che speravo fosse molto bello, e invece è appena guardabile.

  3. è andata così. a breve anche la mazzata da wes anderson, così mollo e mi dò alle diapositive.

  4. è vero, i personaggi sembrano a volte un po’ freddi e inconoscibili, specie quello di Ledger, ma lì in un certo senso il mistero serve a svelarne poi successivamente la natura, e non per tenere per forza lo spettatore all’oscuro ma per fargli "intuire" che c’è qualcosa che va oltre l’apparenza, qualcosa nelle sue vere motivazioni, un elemento questo di andare oltre lo specchio che è proprio del film. Non credo però che manchi d’ispirazione. anzi, di quella, mi sembra ce ne sia a bizzeffe e che sia capace di sopperire anche alle indubbie, inevitabili, contingenti, mancanze del film.
    Concordo però su Waits. Come immaginavamo è un Demonio perfetto!
    Lily Cole è una delizia!
    A me ha commosso molto anche l’apparizione e il monologo di Depp sull’immortalità degli artisti.

  5. io, francamente, tutta l’operazione ricordo di/omaggio a ledger l’avrei vista meglio molto più silenziosa. il monologo è un po’ paraculo e ci mette in mezzo anche lady diana.
    l’ispirazione riguarda anche (e soprattutto) la gestione dei tempi, dei temi, dei personaggi, ed in questo il film spesso vacilla.

  6. Non sono assolutamente d’accordo sulla definizione di "sorpresa dadaista". che ritengo assolutamente arbitraria e sintomo di una non conoscenza

    eddy

  7. certo, anche i tuoi tre interventi sparati lì, eddy, sono sintomo di non conoscenza, prima di tutto di un minimo di creanza. ma ognuno è fatto a modo proprio. avevo in mente la pratica dadaista di creare poesie estraendo da un cappello parole ritagliate dai giornali, e questo mi riportava alla confusione e la casualità, ricercate e non, spontanee o imposte dagli eventi, che ritrovo nel lavoro di gilliam.

  8. Condivido quanto hai scritto su questo film! tante aspettative, un po’ di delusione per una storia sin troppo banale. Ti aggiungo fra i contatti perchè il tuo blog è fatto davvero bene! Alla prossima visita!

  9. un gran bel film, personale e sincero, uno dei migliroi di gilliam (che di solito è un pò freddino). oltre che una dichiarazione d’amore per il mondo del cinema (il mondo dietro lo specchio) dove si avverano i sogni del regista parnasus/gilliam

  10. oddio, è il regista di paura e delirio, le 12 scimmie, brazil, per me parnassus non è il peggiore, ma è lontano dai migliori.

  11. Pingback: L’Uomo che Uccise Don Chisciotte (Terry Gilliam 2018) | SlowFilm

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