Nel Paese delle Creature Selvagge (Spike Jonze 2009)

Nel paese delle creature selvaggeQuesto di Jonze è un film per l’essere umano, colto in qualsiasi momento o età della vita, messo davanti a uno schermo faccia a facciona con le proprie creature selvagge.

Il circa dodicenne Max, bambino vivace con retrogusto malinconico, come sa essere il suo film, scappa di casa, attraversa un oceano con una barchetta a vela, e approda nel Paese delle Creature Selvagge. I grossi mostri proteggono Max con la loro incredibile mole pelosa, lo osservano con enormi occhi marroni, giocano con lui, a volte lo spaventano con zanne e artigli. Sono al tempo stesso il mondo interiore e le pressioni esterne di Max, e il bambino trova in loro le proprie insicurezze e il coraggio di affrontarle, l’impulso a guardare anche fuori di sé, senza smettere di sognare. 

Where the wild things are - SendakJonze trasmette tutto questo realizzando un’opera intensa e coinvolgente, evitandole d’essere banale o dolciastra. È un film di crescita e maturazione, di arricchimento dell’età infantile, che, d’altra parte, sa anche far ricordare e rivalutare istinti e bisogni tralasciati per conformismo ed eccesso di razionalità, segnando una mancanza nella vita adulta. Spike Jonze e il cosceneggiatore Dave Eggers recuperano fin nei dettagli la particolarissima iconografia del libro per bambini di Maurice Sendak (Where the Wild Things Are, poco meno di mezza pagina di testo e le illustrazioni che creano un mondo), ne rispettano lo spirito riuscendo ad ampliarlo fino a renderlo una storia di certo più articolata, ma semplice e significativa, calda come una capanna e misteriosa come la foresta che la ospita. È un viaggio interiore profondamente fisico e reale, dove il gioco, anche violento, porta allo scontro e alla conoscenza degli altri, dove ad ogni mostro viene regalata una personalità e una Nel Paese delle Creature Selvaggefunzione definita, rendendoli innocenti ma non innocui.

È un film che vale soprattutto nella sua totalità, che leviga gli accenti caratteristici delle fiabe per andare più sotto pelle, per creare immagini e sensazioni. In una luce quasi sempre crepuscolare, una luce calda che si amalgama ai colori della terra, dei tronchi d’albero e del deserto, si stagliano all’orizzonte le assurde siluette delle Creature, ingombranti maschere che trovano la loro espressività nella computer grafica  che anima perfettamente i loro volti.  A soli 39 anni, dopo essersi confrontato con script celebri quanto contorti, Spike Jonze ha trovato in una sceneggiatura più semplice e lineare l’occasione per mostrare il suo lavoro migliore.

(4/5)

I don’t wanna be a good boy scout / I don’t wanna have to learn to count / I don’t wanna have the biggest amount / I don’t wanna grow up (T. Waits).
 

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24 thoughts on “Nel Paese delle Creature Selvagge (Spike Jonze 2009)

  1. un film che vale, solo le pietre riescono a non commuoversi, alla corsa di Carol e agli ululati finali.
    e lo sguardo della mamma di Max quando torna a casa?
    merita, merita…

  2.  sono trepidante.

    andrò domani sera, o dopodomani se la febbre non scende, e non ved l’ora. sono certa che amerò questo film.

    mei

  3. Il fatto che non eviti le ruvidezze dell’infanzia, non edulcori affatto un momento in fondo rivoluzionario e anche terrfiicante per ogni essere umano è il gran pregio del film, che ho apprezzato, pur trovando alcune scelte un po’ forzose o non pienamente riuscite.

  4. allora, visto ieri. mi ha lasciato un po’ strana. è carino, senza dubbio, ma per tutto il film ho aspettato che succedesse qualcosa che poi non è successo, non so come mai. bellissimo il fango, la polvere, lo sporco, e bellissimi anche i mostri. però mi risuona un però che non saprei come spiegare. mbuh.

    ovviamente sono esplosa in lacrime durante le ultime scene. ma io non faccio testo, sono una frignona.

    mei

  5. grazie pick. "cului" è una parola molto più divertente di colui. quando potrò, la userò in sostituzione.

    noodles, mei, credo anche io che il film di jonze non sia del tutto armonioso, eppure mi sembra che questo contribuisca a dargli un’identità particolare e, almeno apparentemente, sincera. un’impostazione magari più forte, più dark, alla tim burton, per dire, sarebbe stata forse più d’impatto, ma sarebbe stata la dimostrazione delle doti dell’autore. qui trovo un accento più forte sull’opera, rispetto che sull’autore, e questo permette al paese delle creature selvagge, per quanto imperfetto, di essere davvero il paese delle creature selvagge.

  6. più ci penso, più lo trovo perfetto. non riesco a liberarmene, e soprattutto non voglio farlo.

    voglio putiferio, e la colonna sonora su cui scatenarlo.

    (zolle di fango sul tappeto, potrebbe succedere)

  7. allora, hai ragione tu. credo di averlo digerito del tutto solo adesso questo film – forse perché mi sono impallata con la colonna sonora (mi piace un bòtto). vedessi che balletti insceno su "all is love" :D

    avrei un sacco di voglia di rivederlo. 

    mei

  8. mei: è esattamente così, esattamente. più balletti per tutti (su splendide colonne sonore), più putiferio, più mostrazzi morbidi su cui dormire (questo fa molto totoro, e direi che così si chiude il cerchio della perfezione).

  9. eh, mei, volevo scrivere "più zolle di terra", ma poi mi si dice che non sono credibile. mannaggia.

  10. e anche più erba pipa! a, no, quella è un’altra cosa. sì, sono sempre più convinto che questo jonze sia notevole, anche se al momento sono sommerso dall’ultimo jarmusch.
    chissà, forse quando uscirà il dvd troveremo ancora più fango e putiferio, visto che si parlava di ampi tagli e sette otto versioni differenti del film.

  11. Non ho ancora visto il film, credo lo faro' presto anche grazie alla tua recenzione, pero' ho apprezzato davvero molto l materiale originale da cui e' tratta la storia.
    Credo si debba fare una citazione doverosa del libro per bambini di Maurice Sendak "Nel paese dei mostri selvaggi" (Where the wild things are) ormai un classico nel suo genere.

    Francesca

  12. ho un ottimo ricordo del film che, anche se espande la storia del libro di sendak (citato nel terzo capoverso), ne conserva la semplicità.

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