La Battaglia dei Tre Regni (John Woo 2009)

La battaglia dei Tre RegniIl film è tratto dal Romanzo dei Tre Regni, scritto nel XIV secolo, che racconta la guerra del III secolo fra il regno di Wei del nord e l’alleanza fra Wu e Shu, potenze del sud coalizzatesi per fronteggiare il progetto d’unificazione della Cina sotto un unico imperatore.

In una scena di Mezzogiorno e mezzo di Fuoco Mongo, dopo aver parcheggiato il suo bue in sosta vietata, stende con un pugno il cavallo di un tizio che gli contesta la manovra. Solo ne La Battaglia dei Tre Regni ho visto una cosa simile, quando un soldato grosso e brutto, durante il primo scontro fra l’esercito del Nord e quelli del Sud, esce di corsa dalle fila del suo schieramento e abbatte un altro cavallo con una spallata. L’ho trovato estremamente divertente. Tutta la scena in cui si vede una formazione bellica a testuggine che funziona come un meccanismo perfetto, una macelleria di lance, spade e rampini nascosta in un labirinto umano, è piuttosto divertente. In realtà il film non vuole mai esserlo, divertente, ma sicuramente è cosciente nel caricare fino all’assurdo le lunghe e complesse scene d’azione. A fare da contorno alle stesse, però, le più trite raffigurazioni di laconica saggezza cinese e una manciata di personaggi scontornati attraverso aneddoti più o meno edificanti, a seconda del ruolo. E arrivati all’ultima, grossa parte del film, interamente occupata dalla battaglia di Red Cliff, non è facile sentirsi ancora tanto divertiti, né particolarmente motivati. 

Red Cliff riporta la magniloquenza melodrammatica di John Woo, stavolta particolarmente patinata, senza accostarsi, come pure avevo sperato, alla fisicità e alla polvere di Tsui Hark. Il paradosso è nella sensazione d’aver visto un kolossal che vuole cibarsi d’epica, che alla fine lascia il ricordo poco significante di un film piccolo.

(3/5)

"Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente" (Mao).

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5 thoughts on “La Battaglia dei Tre Regni (John Woo 2009)

  1. scusami, ma vedere citato un personaggio caposaldo della storia del cinema mondiale come Mongo mi ha commosso fino alle lacrime. Sarebbe bello poter leggere una tua recensione di mezzogiorno e mezzo di fuoco.

    Con sincera commozione,

    Pa

  2. ciao Pa! ah, mongo, eroe d’altri tempi. mezzogiorno e mezzo per me è legato all’infantile gioventù, e ricordo che trovai inquietanti alcune scene con le sabbie mobili che poi facevano anche un po’ schifo. sembra vomito. ma forse adesso ho quest’idea perché ho un gran mal di testa. ci sono cose superbe in questo brooks, e dovremmo tutti rivederlo. oppure dovremmo tutti diventare come mongo.

  3. grazie per queste belle parole, e per chiudere, almeno per ora, ti mando un dolcegramma, come l’indimenticato dolcegramma per Mongo consegnatogli dallo sceriffo nero nel saloon…lacrimoni beiruttini!!!

    Pa

  4. ciao paolone, grazie per il dolcegramma e soprattutto per i beiruttini.
    hai ragione emme, a volte neanche riesco a capire se c’è più poesia o più cinema. tanta che ce n’è.

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