The Limits of Control (Jim Jarmusch 2009)

The limits of controlNon è solamente un nome, quello che porta un personaggio di Jarmusch, quanto un'indicazione sul proprio ruolo, la personalità, e, più ancora, il proprio destino. William Blake (il cui nome alternativo è nel titolo del film), Ghost Dog, Don Johnston (che in tv guarda Don Giovanni), ma anche la ragazzina Lolita, sono gli epiteti che il regista sceneggiatore adopera per scoprire il proprio gioco e creare una poetica che si basa sull’inafferrabilità delle cose semplici, che si possono vedere, replicare, ma non possedere completamente. Perché si tratta di gesti, oggetti, atti che, nel loro essere comuni, assumono sempre significati differenti, da persona a persona e da attimo in attimo per ogni persona. Con The Limits of Control l’autore dà indicazioni altrettanto esplicite, scegliendo di privare del tutto i personaggi dei loro nomi. L’uomo solitario, la bionda, la donna nuda, l’Americano, l’uomo col violino e quello con la chitarra, smettono di essere (e di essere solo) veri e propri personaggi, per diventare delle figure, catturate nel mezzo di un intreccio che non può più essere spiegato.

The limits of control jarmuschOne look in his eye / Everyone denies / Ever having met him.*
Isaach De Bankolé, lone man, segue gli indizi che lo portano ad incontrare diverse persone, fra Madrid e Siviglia, a scambiarsi altri indizi, oggetti misteriosi e dialoghi sospesi. Durante uno di questi incontri Tilda Swinton, blonde, parla della capacità dei film di ricordare il mondo e di confonderlo col sogno, dando la cifra della sensazione ricercata da Jarmusch. L'autore vuole creare un mondo onirico, del quale non è dato conoscere i confini precisi, nè i limiti o le effettive differenze, in una raffigurazione profondamente connessa al reale e al concreto, legata ad architetture, quadri e citazioni utilizzate come  testimonianze lontane del mondo "nostro". Il film e il suo protagonista vogliono essere sfuggenti, subito dimenticati, per confondersi con le sensazioni reali e diventare una di loro. È come se il regista avesse costruito tutte le sue opere in modo da poter poi privare di ogni cosa The Limits of Control, che non è un film vuoto, ma svuotato, ed ogni mancanza richiama quel che sarebbe potuto essere: è Dead Man senza i suoi duelli già desaturati, Ghost Dog senza codice, Coffee and Cigarettes senza la sua chiusura tematica e spaziale. E in queste mancanze, questi sottintesi, il regista sa regalare al suo nuovo cinema un’identità forte.

[Il prossimo paragrafo potrebbe non piacere ai più sensibili agli spoiler, per quanto questo concetto abbia un valore relativo, rispetto a questo film.]

The limits of control quadroHe once killed a man with a guitar string.*
Bankolé si nutre esclusivamente di due espressi in tazze separate, non dorme, non parla se non è strettamente necessario, è egli stesso il controllo, e questo gli consente di non avere limite. Il film può essere letto in tanti modi, anche come un suo viaggio esclusivamente interiore, ma, comunque la si voglia mettere, saremo sempre di fronte ad un mosaico di cui è dato vedere solo un tassello per volta.
Ogni suo nuovo incontro è preceduto da una visita al museo, e un quadro gli descriverà le caratteristiche del suo contatto. Durante la sua ultima visita, lone man contempla un quadro coperto da un telo bianco, forse per ritrovare la sua libertà, forse semplicemente per il sollievo di non doversi più raccontare al nostro sguardo.

The Limits of Control è un film sulla percezione, della realtà (splendidamente fotografata da Chris Doyle, che riesce a ghiacciare i toni caldi delle location), di quel che la influenza, dell’altro, dell’arte, delle cose inutili, di quello che si vede dal finestrino di un treno, costruito dando massimo spazio a tutte le idee e le suggestioni presenti negli altri film del regista, comprimendo e mutilando la linea narrativa, ma conservando quel tocco che fa di Jarmusch un regista non di ossessioni, ma di impressioni ed intuizioni, che ha saputo mettere il proprio nome sui temi e le visioni di Antonioni o di Wenders (il quale, fra l’altro, si era avvicinato al lavoro dell'“allievo” con Non Bussare alla mia Porta), conservando e perfezionando il tocco della sua ironia e delle sue figure.

*All’inizio degli anni ’90 Jim Jarmusch e Tom Waits fondano il club The Sons of Lee Marvin (pare ne siano membri anche Nick Cave e Iggy Pop…), con lo scopo di riunirsi per vedere i film dell’attore, e associata al club è la canzone Black Wings (dalla quale sono tratti i versi), cupa e polverosa ballata su un assassino, che sembra fornire alcuni spunti e atmosfere a The Limits of Control.

Ma quando esce, in Italia, The Limits of Control? Si parla di febbraio 2010 per la Mikado, ma sono fonti ufficiose.

(5/5)

She's got one magic trick / Just one and that's it / Ooh… She disappears (M. Ward).

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14 thoughts on “The Limits of Control (Jim Jarmusch 2009)

  1. hai fatto benissimo, pick. io ancora subisco il richiamo della Grande Madre, ma forse Siviglia sarebbe stato più comodo e appropriato.

  2. Ecco….questo mi manca davvero tanto….(JIMmy il FENOMENO, intendo…)Perchè non lo distribuiscono?….Peccato che io anzichè la Russia frequenti solamente la….Bielorussia!!!!….E li i cinema, a parte Minsk, sono una rarità….Hai/avete notizie aggiornate su questa "eventuale" uscita italiana?……..Mikado – Febbraio 2010 mi sembra sia sfumata….Avrei dovuto vederlo a dicembre in Francia assieme a "La Route"(The Road….bellissimo il romanzo di MCCarthy piu' del film….)ma…..adesso sembra che le "paure dei distributori" per il filmdi Hillcoat abbiano trovato pace mentre non ho notizia alcunadel grande Jarmusch……Vabbè….strano paese l'Italia……FRANCO

  3. franco, adesso si dice giugno, ma sul sito della mikado non mi sembra ci sia niente di ufficiale.

  4. Per una volta non sono molto d'accordo con la tua"lettura complessiva" del film…Ovvero….con qualcosa ovviamente si…certo……Ma per il resto l'ho trovato molto piu'"lineare per quanto sotterraneo ed onirico" di quanto nonlo abbia inteso tu….Ma…l'ho appena finito di vedere……e, se vorrai eventualmente sapere "come la vedo" ovverocosa ne scrivo, potrai farmi visita tra qualche giorno(per quanto te ne puo' importare….)…ma….sono QUI semplicemente per "ringraziarti"(perchè un pochino questa visione TE LA DEVO…)e per "brindare virtualmente" alla visione dell'ennesimogran film del buon "JimmyJarmush"…..(che non si capisce proprio perchè stavolta in Italia si sia deciso di   "diseredarlo"……)Davvero ottimo come sempre…..Ciao……FRANCOps…..Ho scar…..((ehm….)…ho "rimediato" anche una versioneintegrale di "Ichi the killer"……credo che esordiro' con Miike Takashia partire da questa pellicola (si…puoi ridere….ho detto "esordirò",ovvero farò la conoscenza con questo "mito" che da piu' partileggo riverito e venerato……per la serie non è mai troppo tardi)……….e, per quanto possa farti piacere, verro' poi a dartene conto….D'altro canto, se hai "aperto questa bottega", ci sarà pure un motivoche "mi comprende"…..o no?……….ancora ciao…..FM

  5. ciao franco. il primo jamusch non distribuito, da quando ne ho coscienza. incredibile.pur non negando (e non lo faccio neanche nella recensione) la linearità cronologica dello svolgersi del film (un susseguirsi e ripetersi di azioni, micro azioni e indizi che portano solo a loro stessi), credo che siano il contenuto, la consistenza stessa di limits of control, in ogni immagine e scena, ad essere sospesi, onirici, indeterminati nel luogo e nelle finalità. che jarmusch sia riuscito a fare questo non costruendo un film che sfruttasse una successione temporale non lineare delle scene per nascondere il senso di ognuna, ma svuotando indefinitamente ciascun quadro, mi sembra la sua forza e la sua originalità.ichi the killer è un film bellissimo con qualche scena che gratta lungo la spina dorsale. un po' di tempo fa trovai un gran doppio dvd. come ti ho detto, per un miike di natura del tutto diversa, ma in piena forma, suggerisco bird people in china.

  6. Pingback: Only Lovers Left Alive – Solo gli amanti sopravvivono (Jim Jarmusch 2013) | SlowFilm

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