Il Nastro Bianco (Michael Haneke 2009)

Il nastro bianco1913, Germania, nella comunità rurale di Eichwald l’impassibile facciata algida e moralista comincia ad incrinarsi, sotto la pressione dei suoi orrori interiori. Si avvertono i prodromi della guerra che verrà a breve e di quella futura, che sarà alimentata da quelli che sono ancora bambini, ma mostrano già l’incancrenirsi delle colpe dei padri.

La freddezza che si avverte in Haneke non è solo nei suoi film, nel rapporto degli stessi col pubblico, ma anche nell’approccio del regista alla costruzione della sua opera. Un film può essere freddo, ma al tempo stesso lasciar intendere la partecipazione dell’autore; Haneke, al contrario, suggerisce una consapevolezza totale e, per chi volesse giudicarla tale, eccessiva, nei confronti del suo lavoro, sempre radicalmente teorico. I film del regista mettono in scena le scelte più adeguate per la rappresentazione di concetti determinati, secondo un rapporto di corrispondenza assoluto che, da un parte, esalta la qualità dello studio, dall’altra evidenzia l’inevitabile alterità del regista rispetto a dei modelli e delle idee già codificati, e quindi dotati di forza autonoma. In altre parole, il cinema di Haneke è freddo perché rappresenta gli oggetti del suo studio, che sono necessariamente cosa diversa da Haneke, che di fatto non conosciamo, neanche attraverso il filtro della fruizione artistica.

Spesso ho trovato l’opera del regista tedesco eccessivamente presuntuosa, nell’adulazione dello spettatore che volesse risalire, attraverso gli indizi dell’autore, a un’incisività del messaggio più supposta che effettiva. È sulla forza del messaggio, che ho avuto dubbi, non sulla sussistenza dello stesso, che è sempre palese. Il Nastro Bianco, pur conservando le caratteristiche dei film precedenti si adatta, finalmente, ad accoglierne ed esaltarne la funzione. L’antinarratività implicita nei suoi “enigmi" senza soluzione né dimensione, trova qui la giustificazione nella maggiore importanza della negazione dell’esistenza del male, e quindi la sua accettazione, rispetto all’espressione contingente del male stesso. Quando è l’enigma ad essere il soggetto, e quindi la soluzione a se stesso, non è necessario maggiore approfondimento né esplicitazione.

Haneke mostra il deterioramento morale delle famiglie più prestigiose del paese (quelle del barone, del medico e della guida spirituale, il pastore protestante), quindi dell’intero paese, quindi della nazione. Insinua l’ossessione per la purezza con cui vengono marchiate le nuove generazioni, la deresponsabilizzazione che comporta l’accettazione diffusa del crimine, le pressioni autoritarie e religiose. Per fare questo, racconta attraverso fuori campo e monologhi feroci che sono nel film vere esplosioni di violenza, esasperata dal peso della sua normalità; attraverso i volti resi lividi ed esangui dal bianco e nero; il bianco che investe i campi di grano, in immagini che hanno, finalmente, qualcosa del dolore e del rimorso.

(4/5)
 

Annunci

35 thoughts on “Il Nastro Bianco (Michael Haneke 2009)

  1. Non sempre la freddezza di Haneke mi piace, ma stavolta non solo mi sembra adeguata ma addirittura necessaria.

  2. ciao noodles, ciao ale55andra. il suo film migliore, per quanto mi riguarda, perché accoglie i "limiti" del regista.

  3. "In altre parole, il cinema di Haneke è freddo perché rappresenta gli oggetti del suo studio, che sono necessariamente cosa diversa da Haneke, che di fatto non conosciamo, neanche attraverso il filtro della fruizione artistica". ecco perchè haneke è un pacco. anche ‘sta volta.

  4. non lo escludo. un’impressione di pacco ce l’ho spesso anche io, con haneke; l’ho avuta molto forte, ad esempio, con niente da nascondere. credo ci sia nel suo cinema molto di ammiccante, ed ho provato a spiegare il perché. per la verità mi sembra che il "sentimento" anche di quest’ultimo  non sia tanto diverso, ma stavolta la costruzione autoelusiva, le false tensioni, in rapporto al soggetto diventano significativi. perché credo che il tema del film sia la negazione, ed il modo di operare di haneke, fatto di allusioni e, appunto, negazioni successive alle provocazioni, si è dimostrato funzionale. continua a non essere uno dei miei autori preferiti, ma sono partito prevenuto, ci ho dormito su, e alla fine mi sono reso conto che il film mi aveva colpito.
    ma tu, piuttosto, scrivici qualcosa, scioperata.

  5. Sono nero di rabbia, perchè ho perso questo film al cinema.
    Lo hanno tenuto una sola settimana, ma si può? Mi mangio le mani perchè a meno che non lo includano nel prossimo cineclub l’unico modo per vederlo sarà in dvd e sinceramente la cosa mi infastidisce non poco.
    Ciao

  6. peccato. a bologna c’è ancora. se vuoi fare un salto, poi andremo a mangiare piadine, ovviamente.

  7. contavo i secondi.
    chiedi ad un altro terrone come me cosa si mangia a bologna e vedi se ti risponde "piadine" o "crescentine". il luogo comune non è necessariamente esatto, è comune. altrimenti non funziona. forse ci si può buttare sulla mortadella, ma non so se ha la stessa forza delle piadine. bisognerebbe fare un sondaggio.

  8. soltanto per la canzone di Bersani (Samuele), guarda, ché fino alla decade precedente la piadina era misconosciuta quanto la crescentina.

    che si vada di tortellini, allora, ché fa pure freddo.

    (e poi tu ci vivi, nella grassa bologna. diffondi il verbo, suvvia.)

  9. uhm, io mi ricordo che già da pargolo si cherzava che essendo a bologna si dovevano necessariamente mangiare piadine. e ancora non sapevo di pazienza e delle anguille. comunque, vada per i tortellini, mi sembra il compromesso migliore.

    pilloledicinema, fai un salto a bologna. poi andremo a mangiare tortellini, ovviamente.

  10. Andati i tortellini. Ogni volta (solo due purtroppo), che sono stato lì, non solo me li sono mangiati in loco ma ne ho anche portati un paio di chili a Palermo. In ogni caso se salgo ti faccio sapere, ma dubito che sarà in tempo utile per potermi vedere Il nastro bianco.
    Ma tanto per cultura personale: che differenza c’è fra piadina e crescentina?

  11. non sono la persona più competente nel campo, però ti dico: la piadina è quella specie di frisbee che tutti conosciamo, effettivamente d’origine romagnola (da cui l’epiteto piadina romagnola), ma ampiamente diffusa a bologna e nell’emilia. la crescentina è tutt’altra cosa, in emilia si declina come gnocco fritto e consiste in un rettangolo di pasta da crescentina che viene fritto in modo da dar vita ad una tasca solitamente riempita da lardo, salame, affettati, e ogni altra cosa abbia la forza necessaria ad occludere le arterie. da non confondersi con la tigella, che pure è una sottospecie della crescentina, ma di origine modenese, che è una sorta di panino dal peso specifico incalcolabile.

  12. michela, già fatto. posso aggiungere che il tigellio e il crescentinio sono fra gli elementi dal peso atomico più greve.

  13. andrò a vederlo (domani e dopodomani) più o meno grazie al tuo post.
    anzi, togli pure il più o meno.
    dopo aver letto mi sono precipitata a vedere il trailer, che fa sembrare il tutto davvero notevole.

    non sono una gran cinefila. ma mi piace quello che scrivi, e a quanto pare funzioni.

    mei

  14. ottimo. sono contento di riuscire a incuriosirti tanto da vedere un film che non avevi "preso di mira". ti ringrazio per la fiducia, e spero che questo haneke convinca anche te.

  15. dunque, dunque.
    ho visto Das weisse Band giusto ieri, come ti avevo detto. Forse devo ancora pensare un po’, prima di poter dire qualcosa di concreto, ma intanto provo.

    innanzitutto mi sono divertita. non me l’aspettavo, dopo le varie recensioni che ho letto. credevo che il film sarebbe stato tetro e oscuro, ad ogni modo differente. invece ho riso un sacco, e sono uscita da cinema piena di buonumore (questo ancora non me lo spiego. che io sia un po’ troppo cinica?). comunque, due ore e mezzo scivolate via velocemente, e un finale che mi ha lasciato un po’ di stucco – credo sia normale, mi veniva da chiedere: e dunque?

    è stato un po’ come guardare un libro illustrato. con varie situazioni, alcune belle, alcune brutte, divertenti o tristi, sui vari lati dell’interazione contorta tra esseri umani.ripensando indietro non vedo le scene del film, con i personaggi che parlano e si muovono, ma delle fotografie.

    ho provato una gran tenerezza nei confronti di tutti i personaggi, una sensazione quasi materna, molto bella.

    per ultimo, il fatto che il film in qualche modo voglia parlare di quelli che sono stati i "semi" della generazione nazista, non è così palese. io ce l’ho visto perché l’avevo letto prima, ma altrimenti mi sarebbe sembrata una qualsiasi rappresentazione di un qualsiasi disfacimento di un sistema troppo rigido (spero di essermi spiegata bene). il fatto è che a certe azioni, e a certi modi di crescere i figli, corrispondono quasi necessariamente certe conseguenze, e certi comportamenti, nazismo o non nazismo.

    mh.

    ci ho messo venti minuti a scrivere questo intruglio, spero di aver reso un po’ l’idea. è che ancora forse è un po’ presto per parlarne, mi ci vuole un po’ a digerire le cose. :)

    mei

  16. ciao mei. sono contento che il film ti sia piaciuto e, devo dirti, la tua è una reazione piuttosto originale, nella preponderanza di sentimenti quali tenerezza e sensazione materna. credo tu ti riferisca ad una sorta di "istinto protettivo", mentre durante la visione per me hanno prevalso l’ambiguità dei bambini e l’aperta ferocia degli adulti.
    è vero, ho pensato anche io che le reazioni dei bambini al tipo di educazione imposta dai genitori siano consequenziali e non originali. ed è importante che non lo siano. come, d’altronde, è stata la violenza nazista, che è stata l’espressione contingente, come dici tu, del disfacimento di un sistema. in questo modo il messaggio è ancora più duro da digerire, perché questo film, come fece ad esempio l’onda, dimostra che non esiste un "gene del nazismo", mentre esiste certamente la possibilità che ognuno permetta a se stesso di compiere azioni atroci e apparentemente inconcepibili.

  17. ahah, sì, credo di aver avuto una reazione piuttosto originale. è che tutte quelle persone, con le loro vite e situazioni differenti, mi facevano tenerezza – anche nella loro rabbia o cattiveria. mi sentivo come una mamma delusa dal comportamento dei figli, non so se rendo. che poi è quello che sento spesso nei confronti delle malignità in generale, più che rabbia mi suscitano una tristezza quasi affettuosa. sono malata? :D

    ti ringrazio per la tua esauriente spiegazione, ora è davvero tutto più chiaro. mh.

    mei

  18. L’ho visto grazie al solito cineclub, gli farei una statua ai gestori del cinema Aurora. Meno male perchè la fine d’anno a Palermo a fatto vittime eccellenti ed almeno questo sono riuscito a recuperarlo al cinema.
    Spero che per i tortellini (mi pare che alla fine ci fossimo accordati su quello), ci possa essere un’altra occasione. ;)
    Volendo parlare del film anche a me in certi momenti, mi è scappato un sorriso, più che altro per la faccia di bronzo dei bambini. La teoria di Henenke è affascinante, ma mi convince fino ad un certo punto.
    E’ come se i bambini complottassero per sovvertire le basi della società, per imbarazzare e scalzare questi adulti dispotici e poter esercitare a loro piacere la prepotenza e la violenza.
    Mi aspettavo un mattone ed invece il film scorre abbastanza bene anche se in sala più di uno spettatore si è addormentato.
    Ciao

  19. ciao pillole. il film io lo ricordo molto più disturbante. cioè, sorrisi proprio non me ne ha strappati, e altrettanto forte m’era parsa la teoria su cui si muove haneke, ma dovrei rivederlo.
    ovviamente ci metteremo d’accordo: ‘sti tortellini aspettano a te.

  20. Quello che mi colpisce è l'idea del nazismo in questo film. Sono nato e cresciuto tra la Svizzera tedesca e la Germania. Non capisco come si possa banalizzare così il nazismo. Davvero è pensabile che il nastro bianco verrà sostituito dalla stella di david? sono molto più intricate e radicate le motivazioni che portano al nazismo. Non è la mentalità bigotta e punitiva di quel paese (se vi informaste come era la vita dei nostri nonni e bisnonni notereste che in Italia e nel resto del mondo non era poi tanto diveso). Leggete Hegel e capirete i potenti nazzisti della germania, leggete tre uomini a zonzo di Jerome K. Jerome, il XIV capitolo e capirete, con chiarezza spaventosa perché i soldati tedeschi processati a Norimberga restavano stupefatti davanti alle accuse e alle condanne, dicendo che avevano solo eseguito gli ordini. Leggete tra le righe ogni popolo che odia i diversi, sud e nord, stranieri, omosessuali, neri, etc etc e tutto diventa troppo semplice, irrimediabilmente semplice.
    Non credo che il regista volesse parlare di nazismo o almeno spero, perché se quella era l'intenzione, non ha capito niente nemmeno lui del nazismo. Il film è bello ma il nazismo non c'entra. Forse, dietro la nostra perversa mente, c'è sempre il bisogno di condannare la Germania, prima, durante e dopo. Ancora adesso sento persone dire: i tedeschi sono cattivi. Il 30 giugno del 2002 ero in germaniain un paesino del nordi: finale campionati del mondo Germania-Brasile. Vince il Brasile. Per strada circa 200 persone con la maglia giallo-verde festeggiano. Quando torno a casa dico ad una carissima amica che ho visto i brasiliani e non pensavo fosse così nutrita la comunità brasiliana in quel paesino. Mi dice se ho notato i capelli e la pelle di quelle persone, ci penso e resto pietrificato: erano bioni e chiari. Non erano brasiliani, erano tedeschi. Dico: ma è assurdo, non erano due o tre, erano ca. 200 persone. In Italia non sarebbe mai accaduto, e se ci fossero stati 200 imbecilli li avremmo presi a calci. E lei mi risponde: claudio, a noi non è permesso essere nazionalisti. Se tu dici: viva l'Italia, ti dicono che sei italiano, se uno di noi dice viva la Germania. è nazista. Noi paghiamo ancora le colpe dei nostri nonni, e nessuno ce le toglierà fino alle prossime 3 o 4 generazioni. Così pensai al video della pausini, che per parlare di un posto dove era proibito ai giovani baciarsi, guarda caso, scelse un Berlino del futuro.
    Claudio

  21. ciao claudio, con quel che scrivi un po' sono d'accordo, un po' no. sono d'accordo che sono radicate e intricate le motivazioni che portano al nazismo. film come the experiment e l'onda (dove l'esperimento originale era americano) ricostruiscono le ricerche fatte per comprendere alcune delle concause, quelle più genericamente ascrivibili all'animo umano, mentre il bel monologo di paolini qualche giorno fa richiamava le stesse assieme ad altri fattori sociologici e riguardanti la contingenza storica, scientifica ed economica, giusto per fare qualche esempio. fra le intricate motivazioni, però, credo ci siano anche quelle scelte e raccontate da haneke, che attraverso una fredda trasfigurazione artistica ha saputo mettere a nudo qualcosa di molto intimo e doloroso. 
    (tra parentesi, che i nostri nonni e bisnonni – ma potremmo tranquillamente riferirci ai nostri contemporanei -, qui in italia, non fossero poi così diversi è ampiamente dimostrato dalla storia. non credo che il nazionalismo sia un valore positivo e ritengo che non avremmo alcun motivo per farne sfoggio)

  22. Concordo, sul nazionalismo, ma perchè se lo faccio io sono italiano, se lo fa un tedesco è nazista? C’è un errore di partenza. Se Marco e Giovanni rubano a turno la marmellata, perchè a Marco lo mando a letto senza cena mentre a Giovanni lo percuoto con la verga dato che suo padre è un ergastolano? Nel giudicare Marco e Giovanni, devo esulare il pensiero dal padre ergastolano. Se giudico un tedesco, devo esulare il mio pensiero dal nonno nazista. Se giudico il Nastro Bianco devo esulare il film dal nazismo e chiedermi: se fosse stato ambientato in Italia avremmo parlato di nazismo? Credo s parli di nazismo perchè è ambientato in Germania.
    Ma mettiamola così, da educatore comportamentale e musicoterapista quale sono, mi deve essere chiaro quale comportamento e da chi è perpetrato, conduce a palesare il seme nazista, e mi deve convincere che quel comportamento abbia attinenza con il nazismo. Cioè: se non ci fosse stato quel comportamento non ci sarebbe stato il nazismo?
    Allora, davanti a te c’è un ragazzino che non capisce il senso del film, ora puoi tu spiegare a questo ragazzino quali comportamenti, nel film, chiariscono i semi della generazione nazista?
    Non è polemica la mia, ma piacere nel discutere con persone intelligenti e di cultura.
    Claudio

  23. claudio, mi pare stiamo confondendo un po' di cose. riguardo il nazionalismo e le vergogne storiche, come accennavo anche prima, non credo che l'italia sia il giusto termine di paragone. in italia si potrebbe fare un film per raccontare le concause della nascita del fascismo, e certamente è stato fatto. d'altra parte, non ho ben capito se la tua critica è ad haneke e al suo film, o all'interpretazione che se ne dà. cioè se non t'e piaciuto il tema trattato dal regista e il modo in cui lo rende, o se credi che il film sia stato letto male, e in realtà non parli assolutamente del nazismo. in questo secondo caso, il film non fa nessun flashforward né ricorre ad altri simili esplicitazioni, quindi se ritieni sia una cruda ricostruzione della vita rurale di un paese tedesco, isolata nei soli tempi che si raccontano, io non credo che la tua sia una lettura impossibile o errata, solo non è la mia né quella di molti altri.

  24. Il film mi è piaciuto, anche se lascia una sensazione di disagio, ed un finale non chiarissimo, libero ad interpretazioni.
    E' proprio la seconda ipotesi la mia. Non so se il regista volesse parlare di nazismo, ma, dalla mia personale interpretazione, non riesco a vedere assolutamente niente del seme nazista, perchè lo spaccato di vita di quel villaggio non è diverso da uno spaccato di vita di qualunque altro posto del mondo. Se fosse stato ambientato in Svezia la nostra discussione non ci sarebbe stata. Sono sicurissimo che tu e molti altri la pensiate diversamente, ma permettetimi di dire la mia: la parola nazismo è un associazione pregiudiziale perchè è ambientato in Germania. Se il film avesse mostrato persone maltrattare animali, in molti avrebbero letto il nazismo, se avesse parlato di lavoratori sfruttati in fabbrica, la chiave di lettura sarebbe stata comunque nazista. E' il prezzo e il pregiudizio che la Germania paga per il suo passato.
    Fatto sta, Iosif, che non mi hai spiegato la tua lettura: quali sono i contesti dove leggi il nazismo? Quale o quali scene, quale o quali episodi, quale o quali situazioni fanno pensare il nazismo? Così possiamo leggerli e valutarli insieme.
    Claudio

  25. i film non vengono ambeintati per caso in un determinato luogo o periodo storico, e haneke non mi sembra il regista interessato a restituire uno squarcio mockumentaristico di vita rurale. una delle forme del cinema è la sineddoche e il contesto è necessario all'interpretazione. detto questo, sarei felice di riuscire ad elencarti a più di un anno di distanza le scene significative del film, ma va oltre le mie possibilità. ricordo delle angherie nei confronti di un bambino disabile, ricordo vendette nel clima superficialmente algido della comunità e un canarino ucciso. ho scritto "Insinua l’ossessione per la purezza con cui vengono marchiate le nuove generazioni, la deresponsabilizzazione che comporta l’accettazione diffusa del crimine, le pressioni autoritarie e religiose. Per fare questo, racconta attraverso fuori campo e monologhi feroci che sono nel film vere esplosioni di violenza, esasperata dal peso della sua normalità", e sono abbastanza sicuro che queste considerazioni nascano da vicende della messa in scena che tu adesso puoi ricordare più chiaramente di me.

  26. Allora ti consiglio di rivedere il film.
    Quello del bambino disabile è la buccia dove speravo non scivolassi. Dove sono scivolati tutti quelli che sentono il seme nazista del film.
    Hitler, i nazisti tutti, perseguitavano le persone con handicap in quanto tali, esseri inutili, esseri non puri, esseri inferiori, esseri difettati da scartare.
    Nel film, il bambino disabile Karli, viene punito non in quanto disabile, ma in quanto figlio della colpa, il biglietto trovato su di lui dice: perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso che punisce i figli per i peccati dei padri fino alla terza e alla quarta generazione.
    È chiaro che non c’entra niente il fatto di essere, come viene definito nel film, ritardato. Viene detto che è ritardato perché figlio di un tentato aborto, ma, sottolineo, punito in quanto figlio della colpa e non ritardato.
    Fino alla punizione a cui viene sottoposto da un ristretto numero di persone (i ragazzi), nessuno nel villaggio prende iniziative negative contro Karli, se non il definirlo strano. Se c’è il seme nazista in quel villaggio, ci dovrebbe essere l’avversione trasparente verso lui.
     
    Una delle vittime del villaggio è Sigi il figlio del Barone, il proprietario terriero. Punito perché il padre sarebbe la causa della morte di una contadina che lavorava per lui: questo è associabile al nazismo? No, assolutamente, mentre può essere tranquillamente associato al comunismo. Quindi il film è filo marxista? Filo stalinista?
     
    Ti ricordo infine che Hitler ed il nazismo in generale praticavano la sterilizzazione dei malati mentali e l’uccisione dei disabili, fisici e psichici. Ma mai ai genitori di tali persone. Mentre per le razze: ebrei, zingari etc. era d’uopo il genocidio di intere generazioni, per le persone disabili ed omosessuali, invece, venivano giustiziati solo i diretti interessati e non i parenti. Quindi il nascere disabile non era una colpa, ma una contaminazione della razza pura.
     
    Ribadisco che non conosco le intenzioni del regista, ma se tali, le considero prive di cognizione, di cultura, di apertura di pensiero, ma soprattutto scarsa informazione del nazismo.
     
    Il film a mio avviso descrive bene e ampiamente il pensiero fondamentalista cristiano, sulla punizione, sul rispetto della disciplina imposte da un genitore inflessibile, dalla comunità bigotta, sull’aborrimento verso la masturbazione.
     
     
    Claudio

  27. ciao claudio. visto il tuo forte interesse per il film, anche un'interpretazione autentica da parte del regista ha la sua utilità. senza troppo scavare, ho trovato queste dichiarazioni: 

    "Volevo dimostrare che l’assolutismo conduce al fondamentalismo, ad ogni forma di terrorismo" ha spiegato Haneke, intervistato da Il Messaggero. "I bambini del film, dato il contesto, non hanno speranza. Il cristianesimo e il comunismo sulla carta sono nobili idee, ma hanno dato origine a degenerazioni come le crociate e lo stalinismo. Anche le cause che muovono il fondamentalismo islamico sono diverse dalla spinta che originò il nazismo, ma la pressione esercitata sugli individui è la stessa"; 

    «Un film nasce da tante cose diverse, idee, immagini, libri. Per me, stavolta, uno spunto importante è venuto dalla visione del documentario sul processo all’ufficiale delle SS Adolf Eichmann, uno fra i principali responsabili dell’Olocausto. A un certo punto, rispondendo alle accuse, diceva “io ho fatto solo il mio dovere, ho servito il mio Stato”».

    e ancora: Prima di girare Il nastro bianco, Haneke ha studiato a lungo testi sulle tecniche educative adottate in Europa nel 19esimo secolo: «Volevo capire quali potessero essere i risultati di quei metodi repressivi, insieme con una certa tradizione spirituale e con il fatto che l’epoca del mio racconto, tra il 1913 e il 1914, coincidesse, in Germania, con la fine del sistema feudale».

    Si può trovare tanto altro, naturalmente, ma queste citazioni danno l'idea di quanto il film, come scrivevo anche su, riporti delle scene dal valore ampio e sineddotico. haneke parla di ispirazioni provenienti dalla storia tedesca e parla della sua descrizione dei prodromi del fondamentalismo. che, naturalmente, non si riferisce solo al nazismo, ma lo comprende. 

    riguardo il passo che riporti sulla punizione del bambino disabile, figlio della colpa, mi sembra stia anche a significare che la condizione stessa del bambino sia una punizione in sé, e non si riferisca semplicemente alle motivazioni dei suoi aguzzini.

    credo, come dici tu, che il film mostri le aberrazioni di un fondamentalismo anche religioso, e pure mostra una società dove un gruppo si sia arrogato il compito di difendere il "bene" e determinate convinzioni morali, mentre il resto della comunità acconsente attraverso l'accettazione del crimine. e credo che tutto questo, ancora una volta, possa avere una lettura che inserisca le vicende del film all'interno di un quadro significativamente più ampio, dove ci si può certamente interrogare sui "risultati" di quel che si è visto.

  28. Ciao, scusa il molto tempo trascorso, ma con un figlio in arrivo con il PC riesci a stento a lavorarci, figuriamoci lo svago.
    Devo ammettere che la  "sana" discussione avuta con te è stata molto interessante, e fa piacere sapere che ci sono ancora persone le quali accettano, pur non condividendola, l'opinione altrui senza offendersi e senza offendere. Viviamo in una società dove chi non crede è un peccatore, senza interessarsi delle motivazioni intrinseche per cui non si crede. Gli omosessuali sono da condannare perchè sono contro natura, che poi lo dicano un cardinale o un poltico mentre parlano al telefonino o viaggiando su un aereo (prodotti della natura) non fa testo.
    Ma la speranza è quella di incontrare sempre di più persone con le quali si possa discutere, confrontarsi e imparare ed insegnare a vicenda.
    Un abbraccio
    Claudio

  29. Pingback: La Quinta Stagione (Peter Brosens, Jessica Woodworth 2012) | SlowFilm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.