Moon (Duncan Jones 2009)

Moon-Duncan-Jones“I am the one and only” canta tutte le mattine la sveglia di Sam Bell, che da tre anni lavora da solo in una stazione lunare. Non voglio dire che Nik Kershaw  sia la causa principale della depressione che soffoca Sam (l’ottimo Rockwell), ma probabilmente  Shiny happy people o Don’t worry be happy avrebbero aiutato a cominciare meglio la giornata. Sam Bell è comprensibilmente stanco, e conta i giorni che lo separano dal ritorno a casa, dalla moglie bionda e la figlia piccola, e sembra averne abbastanza del suo computer / braccio meccanico / quasi tuttofare / manovratore occulto Gerty, che non è piccolo né tantomeno biodo (fra parentesi, la scelta un po’ troppo facile di dare un volto a Gerty attraverso delle emoticon, è forse l’unica idea non del tutto adeguata).

Moon è un film di sci-fi classica, che recupera addirittura il design e le interfacce tecnologiche così come erano state immaginate quaranta e più anni fa, ma soprattutto recupera l’idea di un genere che sfrutta il salto in avanti nel tempo e nelle conoscenze scientifiche non per esibire le stesse, ma per confrontarsi con angosce e suggestioni umane e antiche. Duncan Jones, regista e soggettista, non ha paura d’attingere a tutti i classici del settore, con una dedizione talmente esplicita da costituire al tempo stesso il punto forte del film, che può contare su un fascino immediato, legato ad opere che sono nella memoria di tutti, e il suo limite, nel dimostrarsi prima di tutto come un abile patchwork.

Si viene immersi, quindi, in atmosfere, silenzi, luci, geometrie alla 2001, si assiste ad apparizioni degne di Solaris, ci si scontra con i dubbi identitari di Blade Runner (e dei film di Oshii), e addirittura con le solitudini paranoiche di Dark Star, altra grande opera prima citazionista e low budget. Alcuni elementi ed espressioni nella costruzione del protagonista e nel suo fatalismo spesso irridente, il suo essere sospeso fra irrealtà e concretezza, ricordano anche i capolavori su carta di Enki Bilal. Jones introduce un elemento disturbante che appartiene ad una di queste opere, e lo inquina risolvendolo con le soluzioni che appartengono ad un’altra. In questo modo forse non crea qualcosa di nuovo, ma sicuramente individua un percorso affascinante, e riesce a tracciarlo senza che il suo film risulti né presuntuoso né inadeguato.

Pare che Moon potrebbe avere, anche se non a breve, uno o due capitoli ulteriori. È, per la verità, una delle rare volte in cui verrebbe subito voglia di continuare a seguire una storia e un personaggio che hanno da subito spessore e credibilità, e ancora molto da raccontare.

(4/5)

The lunatic is on the grass / The lunatic is on the grass / Remembering games and daisy chains and laughs / Got to keep the loonies on the path (R. Waters).
 

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21 thoughts on “Moon (Duncan Jones 2009)

  1. Questo è uno di quelli che non posso perdermi.
    Dal fatto che parli di "capolavori di carta" mi viene da pensare che non hai visto (o non hai apprezzato) il suo interessante Immortal (ad vitam).
     

  2. le storie di bilal sono sicuramente capolavori su carta. immortal è un un film interessante, ma estremamente riduttivo rispetto ai contenuti delle tavole da cui è tratto; non credo sia un capolavoro su pellicola. e poi c’è la tetralogia del mostro che credo sia anche più bella dell’epopea di nikopol.

  3. Le tavole ammetto di non conoscerle ma di film come Immortal oggi c’è bisogno come il pane, con tutti i difetti che puoi trovarci.
    Sul "riduttivo" direi che siamo alla solita innegabile evidenza che il Cinema inevitabilmente aggiunge qualcosa alla parola scritta ma allo stesso modo toglie parecchio.
    Questo in generale,ovvio.

  4. la battuta sul computer che non è biondo e sulle canzoni cause della depressione potevi anche evitarlo.

  5. il regista è il figlio di david bowie!

    Here am I sitting in my tin can far above the Moon
    Planet Earth is blue and there's nothing I can do

    (dichiarò che il personaggio di major tom gli era stato ispirato da 2001)
    ob

     

  6. già, è partito come figlio di bowie e ne è uscito come regista di moon. segno che il film è andato bene, quindi è anche lui pronto a fare un film con Gamera o Zigra. 
    non mi ricordo se l'ho già scritto, ma in realtà un nuovo film l'ha già fatto, con tante esplosioni in più, ma forse comunque guardabile: source code

  7. più kubrickiano di kubrick! a parte le ambientzioni, il protagonista si vede nascere e morire proprio come bowman. peccato per quell'IA troppo amichevole…

    ob

  8. fuori tema ma in tema: ma ti rendo conto che tutti i dvd che abbiamo di kubrick sono in imperdonabile 4:3? da un momento all'altro riprendo tutto in bluray 16:9, aggiungendo tipo la quarta copia per film.

    bello moon.

  9. si possono pezzottare i bluray? non è taccagneria, ma principio. pure i dvd ce li ho quasi tutti appezzottati. 

  10. sono felice di vivere in quest'era della pezzottabilità tecnica dell'opera d'arte.

  11. Ultimamente, ho infilato nel lettore un dvd nuovo di zecca, orgoglioso della coloratissima copertina serigrafata sulla sua superficie, al posto della solita scritta a pennarello.

    Dopo tre minuti (diverse centinaia di secondi), ero ancora lì ad annoiarmi con il telecomando in mano nell'attesa che finissero le scritte sul copyright e gli spot anti-pirateria. Il tutto rigorosamente non skippabile.

    "DIFENDI ANCHE TU LA CULTURA: DÌ NO ALLA PIRATERIA".

    Ma vaffanculo.

    LOR

  12. I bluray rippati, della giusta dimensione (dai quattro giga fino ad un massimo di 12) sono perfetti. Spesso meglio dell'originale per cose tecniche che mi han spiegato ma che tanto non ho capito (e figurarsi se riuscirei a spiegarlo a mia volta). 
    E mi accodo ai vaffanculo ai no alla pirateria.

    Bello Moon. Quasi quasi me lo rivedo. 

  13. avete molta ragione, per quanto un certo feticismo per l'oggetto dvd e cd, quando meritano, io ammetto di avercelo ancora. e la cosa bella è che i supporti fanno pure cacare e ultimemente ho scoperto un paio di dvd che non vanno più…
    riguardo l'insopportabile spot antipirateria (che poi, se un'auto o un portafogli pieno di soldi si potessero scaricare, certo che li scaricherei), non si può saltare ma di solito si può andare avanti veloce. sapevatelo.

  14. Va beh, io il collezionismo lo capisco. E' che di soldi ne ho ben pochi, senza la pirateria avrei una cultura – non solo cinefila – degna di un analfabeta o giù di lì. 

  15. uguale. qualcosa continuo ad archiviarla, ma la maggior parte è necessariamente gratis. e d'altra parte, spesso non meriterebbero la spesa, o non sarebbe possibile comprarli perché non distribuiti.

  16. bello, bello, bello. Seconda visione regge ancora meglio della prima.
    L'unica "pecca": la storia è comprensibile da subito o quasi e la regia è un po' troppo classica, senza slanci.
    Però è bello lo stesso, sono io che rompo le palle. 
    E bella pure la recensione, che diamine.

  17. bello. regia sobria ma non banale. quasi austera. ch'è uno dei motivi per cui l'ho apprezzato.

  18. Pingback: Molto Forte, Incredibilmente Vicino (Stephen Daldry 2012), Another Earth (Mike Cahill 2010) | SlowFilm

  19. Pingback: Come quelle cose che si perdono nella pioggia – Zero Dark Thirty, Garmwars, Tutti vogliono qualcosa, Warcraft – L’inizio, Il caso Spotlight, Perfetti Sconosciuti, Alice attraverso lo specchio, Lo Sciacallo, As the Gods Will | SlowFilm

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