A Serious Man (Joel Coen, Ethan Coen 2009)

A-serious-man-CoenQuesto dei Coen non credo sia il loro film più bello, ma è probabilmente il più radicale, il più osé, il più feroce e cattivo, nei contenuti e nel modo di proporli al pubblico. Titoli che prima spettavano a Non è un Paese per Vecchi, e che ora passano a A Serious Man, che fra l’altro dei film dei Coen è forse il più coeniano, banalità lessicale che però rivela la necessità di riferirsi all’opera come espressione di un definito impulso  autoriale. Perché i due fratelli (che tornano con mia grande gioia a battersi a denti stretti per il titolo di Miglior Regista Vivente dell’Occidente Industrializzato) prendono tutti i personaggi, i vecchi, i nasi, le immagini frontali, i dettagli, l’umorismo yiddish, il nichilismo, le posture sgraziate, gli sguardi vuoti, le sconfitte, le coincidenze, i montaggi ingannatori, le inquadrature sbilenche, i sogni repressi costruiti in venticinque anni di carriera, e li strappano via dalla storia (la narrazione, la trama, l’intreccio) così come ha piacere di costruirla il cinema. Prendono il vasto assortimento di assurdità con cui condivano le loro vicende intricate, a volte geniali, a volte meno riuscite, e lo impiantano nella vita, per l’esattezza nella vita e nel mondo di Larry Gopnik, professore di fisica ebreo alle prese con una quantità di problemi rilevanti, che non hanno però nessuna intenzione di plasmarsi su un modello cinematografico. A Serious Man viene fuori da questo esperimento incosciente come un film di strenua intensità in ogni sua inquadratura, e atroce vaghezza nel suo complesso.
(4,5/5)
Siamo tutti, in un certo senso, dei cavernicoli, non possiamo immaginare niente di più terribile dei fantasmi o dei vampiri. E invece contravvenire al principio di causalità è una cosa molto più terribile di un’intera mandria di apparizioni, e di tutti i mostri (A. e B. Strugatzki, Picnic sul ciglio della strada).
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20 thoughts on “A Serious Man (Joel Coen, Ethan Coen 2009)

  1. sì, è vago costruire un film sull’infelicità dell’uomo, e atroce farlo come hanno fatto loro, i migliori registi viventi, probabilmente (con tarantino). mi ha talmente sconquassato che questo martedì è ESATTAMENTE come una domenica sera. quindi fa schifo.

  2. già, con tarantino. e jarmusch. e malick, se al prossimo giro torna ai livelli pre-pocahontas.
    poi, qualcosa, in questa infelicità dell’uomo e nell’indeterminatezza narrativa, mi ha ricordato i film di roy andersson. la differenza è che il film dei coen è bello.

  3. a me ha ricordato i paradossi di godel e certi rompicapi matematici senza soluzione. E poi c’è quella scena in cui il professore universitario, con la barba non fatta, decide di non farcela più: quando cede al ricatto dello studente che l’ha corrotto. E lì ti cade il mondo addosso. pA.

  4. ciao andrej. m’è sembrato che il film si dividesse fra due concetti, uno "ogni azione ha il suo effetto", che il professore ripete allo studente coreano, l’altro "accetti il mistero", chiosa del genitore dello studente coreano, dopo aver ingabbiato gopnik in un paradosso circolare e insensato. il fratello di larry, attraverso il suo mentalicus, riesce a dominare la legge di causalità, ed in questo modo prevede il futuro delle carte, mentre larry cerca forse di "difendersi", attraverso la dimostrazione del principio di indeterminazione, accompagnato nel film da una serie di eventi senza risposta, come la vicenda in apertura, in dubbio fra l’omicidio e l’esorcismo, gli eventi senza conclusione che travolgono gopnik, la confusione dialettica fra causa ed effetto, che nel linguaggio cinematografico si mostra nella sequenza dell’incidente automobilistico del protagonista e la morte coincidente dell’amante della moglie, due eventi che forse non hanno una relazione spaziale, ma che sembrano comunque legati fra loro. in chiusura del film, la scena che tu citi, il professore che cedendo al ricatto cambia il voto dell’allievo, sembra ancora una volta la causa diretta, seppure legata in modi non evidenti, della telefonata del dottore che vuole discutere delle sue lastre, e in questo modo distrugge il suo mondo, e, immediatamente dopo, un’immagine oscura che potrebbe essere la fine del mondo vera e propria.

  5. infatti. e più ci penso, più sono certa del 4,5.

    (l’assenza, nella figura dei tre rabbini, persino della più tipica delle risposte, ossia "non conta la risposta, siamo qui per farci domande", in un universo in cui le domande non contano nulla, non perché mal formulate, ma in quanto del tutto irrilevanti. paradossalemnte, è la risposta, ad essere costante.)

  6. la citazione è la vera recensione. ho scoperto che esiste un altro loro libro, in italia, e dobbiamo procurarcelo.
    e questo film è da rivedere presto.

  7. Non sono in grado di dissertare dottamente di cinema come tutti voi, ma volevo toccare un altro tema:

    Larry ripete sempre "io non ho fatto nulla", in effetti lui non ha fatto nulla, mai, dal suo punto di vista.
    Una vita normale rispettosa della comunità e delle regole, circondato da una famiglia che, invece, è decisamente peculiare o fuori dalle regole, come il figlio (davvero bravo l’attore).

    Solo che anche il non far nulla risponde al principio di causalità, mentre l’imponderabile, che sembra, invece, sfuggirne,  circonda Larry (le lastre, il tornado), lo travolgerà?

    Posso dire senza utilizzare linguaggi tecnici forbiti e decisamente di alto livello, che questo film, semplicemente,  mi è piaciuto davvero molto. Non solo nella costruzione della storia (che unisce e annoda fili strampalati), nell’improbabile che descrive come quotidianità, ma anche nei riferimenti più evidenti e tecnici al Cinema: i primi piani alla Sergio Leone nell’incontro tra il figlio ed il rabbino sono fantastici.

  8. questo film ci è piaciuto davvero molto, ed è importante, anche perché era da un bel po’ che i due non scrivevano qualcosa di così sensato e curioso. probabilmente c’è qualcosa di simile in barton fink, che pure non rinuncia all’esplicitazione dell’inferno finale, ma dovrei rivederlo.

    la cosa bizzarra di questo film (una delle cose bizzarre di questo film), sta nel fatto che i nessi di causalità sussistono, sono evidenti, solo che portano a qualcosa di, come dici tu, imponderabile. è questo tipo di nesso su cui mi pare si giochi la poetica sarcastica dei coen. larry, aspirante uomo serio, non fa niente che possa logicamente portare alla morte di sy, al risultato delle sue lastre e alla fine del mondo, eppure lo fa. e a noi tocca accettare il mistero.

    i primi piani frontali di persone immerse in tetre cabine di regia di un potere che non esiste sono lapidari, bellissimi.

  9. Un buon film diretto in modo grandioso. Certo che i Coen ci sono andati pesanti con il bravo Larry! E’ come se i due registi volessero mostrare, attraverso il povero protagonista, quanto ognuno di noi rischia nella vita senza sapere mai il perchè. A chi o a cosa rivolgersi per chiedere spiegazioni di tanta sofferenza?Beh, alla religione dato che l’uomo si rivolge ad essa per tutto ciò che razionalmente non riesce a spiegarsi. Peccato che nemmeno la religione dia risposte. E questo film con i suoi rabbini neppure aiuta. 
    Quell’ "atroce vaghezza nel suo complesso" rende al massimo il senso di questo bel film.

  10. ciao memole. no, non ce lo dicono il perché.
    e poi, c’è il mistero di abraxas e cosmo’s factory, che sono del 1970, mentre la telefonata a gopnik è nel 1967. questo film ci nasconde un sacco di cose.

  11. Io invece non sono andato oltre la noia, un film passato tuuuutto ad attendere un qualche evento che poi alla fine non c’è. Certo ben girato, con bei dialoghi, una buona fotografia, etc. etc. Ma la sostanza? Se non fosse stato girato in maniera tanto magistrale non avrei esitato ad uscire dalla sala, ma onestamente dal minuto 65 ho iniziato a dare forti segnali di insofferenza.
    Comunque noto che questi problemi sono essenzialmente miei, qui in giro il film è piaciuto a tutti.
    Amen

  12. se ci rapportiamo alla realtà delle cose, tu hai ragione. perché contesti la consistenza stessa del film, e da questo punto di vista serious man ha portato davvero poca gente in sala, quindi quello dell’inconcludenza credo sia un problema sentito. e infatti con l’ultima frase della recensione intendevo questo: non è un film che deve necessariamente piacere, di fronte ad alcuni presupposti è normale sentirsi respinti, ed a quel punto è meglio dedicarsi a qualcosa di più congeniale e appagante.
    dal punto di vista di una persona che il film l’ha trovato davvero bello (anche nel suo non voler essere per nulla appagante), e questa persona sono io, una volta accettata la particolarità del film, non ha senso ritenere che la sua mancanza di sostanza e di un evento finale siano dei difetti, perché sono le caratteristiche che danno anima all’opera. quando non sarebbe stato di nessuna difficoltà scrivere un soggetto assecondando le sventure di larry, dare seguito ai conflitti canonici sviluppando il rapporto con la vicina, o lo scontro con la moglie e il suo amante, o le vicende del figlio, i problemi del fratello, o anche offrendo un finale compiuto. tutti pezzi di storia che i coen decidono di privare di senso ed importanza, dando forma ad una cosa strana come serious man, e non una cosa un po’ inutile come intolerable cruelty. 

  13. al tempo me lo feci piacere, perché i coen praticamente non avevano ancora sbagliato nulla, così preferii autosuggestionarmi. adesso che la loro filmografia è cresciuta, dimostrado che sono esseri fallibili, intolerable cruelty credo sia addirittura dannoso.

  14. A me sembra che considerare questi "film minori" (e, cosa peggiore, più "commerciali" — ah, che parolone!) dei Coen in questa maniera (o anche solo "minori", se è per questo) sia fare un grosso torto ai fratelloni.

  15. nell’estemporaneità di un riferimento, senza nè la voglia nè la possibilità (dovrei rivedere il film, e qui si duplica la mancanza di voglia) di scriverne qualcosa di più articolato, sinceramente l’ultimo dei miei problemi è fare un torto ai coen. intolerable è un film che semplicemente non mi piace, non mi ha lasciato un buon ricordo, è uno dei pochi loro film per il quale non ho sentito l’esigenza di comprare il dvd, e credo che rivalutarlo a tutti i costi significherebbe sopravvalutarlo. io non vedo i coen, ma i loro film, e loro mi offrono i loro film, non la loro amicizia, quindi  mi sarebbe impossibile fargli un torto. (e "commerciale", giusto per essere pignoli, è un parolone evocato da te, io credo di non utilizzarlo con questo significato dal ’94).

  16. Il più bel non-finale della (piccola fetta di) storia del cinema (che io conosca)!I Coen (ed anche qui la mia cultura è scarsa, ho visto i più "celebri", mi manca ancora qualcosa) ce l'hanno sempre avuto un po' 'sto vizio, ma qui…..! Geniale!Quindi sì, il film è piaciuto molto anche a me!Samu(al suo primo commento ufficiale ad una recensione su questo blog, yuppie!)

  17. yuppie a te, samu!sì, credo anche io sia una delle conclusioni più belle di sempre. ridimensiona anche le pretese di tanti finali aperti che semplicemente abbandonano un film.

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